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Il nuovo capitolo Pala all’ombra di un Nuraghe nascosto

Il nuovo capitolo Pala all’ombra di un Nuraghe nascosto

Lia Tolaini-Banville ha presentato a Serdiana (Cagliari) il suo progetto per l’azienda sarda che ha acquistato nel 2024. Al centro la valorizzazione degli autoctoni come Nuragus e Monica, su cui sono basate le etichette Perlia e Perloro

Quella del nuovo corso Pala, a Serdiana (Cagliari), è una storia particolare. Fondata da Salvatore Pala nel 1950, è stata acquisita nel 2024 da Lia Tolaini-Banville, importatrice italo-americana. Suo padre era originario di Castelnuovo di Garfagnana (Lucca), emigrato in Canada a 20 anni, ed è tornato in Italia solo dopo 40 anni, seguendo il sogno del vino e investendo parte della sua fortuna nel Chianti Classico. Lia ha una formazione da storica dell’arte, della scuola fiorentina, ma la sua carriera si è svolta nel mondo del vino. Dal 2005 distribuisce i vini della tenuta sarda negli Stati Uniti.

La squadra di Pala: Severino Concu, Amalia Dessì, Lia Tolaini, Alessandro Pedini e Giandomenico Zedde

La dedica del Nuragus

Vende tanto (il 30% della produzione vola Oltreoceano) che la famiglia Pala le dedica persino un’etichetta: Perlia, un Nuragus in purezza, poiché Lia si è appassionata agli autoctoni dell’isola e apprezza in particolar modo questo vitigno a bacca bianca, un po’ sottovalutato. Vent’anni dopo Lia è la nuova proprietaria della Cantina e – ironia della sorte – si trova in portfolio questa etichetta che suona come un inno all’autocelebrazione, ma non lo è.

Una personalità forte

D’altronde, ci vogliono pochi minuti di conversazione per capire che Lia Tolaini è sì piuttosto thatcheriana nei modi, anche secondo le testimonianze dei figli Alice e Alex che la seguono in questa avventura, ma per nulla narcisista e non indugerebbe mai in un vezzo del genere. Ma tant’è, e a Serdiana abbiamo partecipato alla presentazione di due vini appena immessi sul mercato: il nuovo Perlia e Perloro (per loro), che non è dedicato alla precedente proprietà per compensazione, ma alla civiltà nuragica.

La fortuna del nuraghe Santu Juanni

D’altronde, a Dolianova (Cagliari), adiacente a una vigna, è ancora seminascosto il nuraghe Santu Juanni, unico a sei torri e forse il più grande dell’isola (è in gran parte ancora da scavare), cui è dedicata la Riserva di Cannonau Santuanni e che è riportato in etichetta. Lo sguardo imprenditoriale di Lia sta già immaginando il potenziale attrattivo per la zona di un simile monumento. L’azienda possiede circa 50 ettari in 10 siti tra i comuni di Serdiana e Dolianova, appunto, ciascuno assegnato alle varietà più adatte secondo suoli e microclimi: Vermentino, Cannonau con un focus speciale sugli autoctoni Bovale, Nuragus e Monica.

Le altre proprietà di Lia Tolaini-Banville

Lia Tolaini, come dicevamo, possiede anche una tenuta nel Chianti Classico che porta il nome di famiglia e si è gettata con entusiasmo in questa avventura sarda, insieme ai figli. «Come produttrice ho sempre creduto che i grandi vini nascano da una profonda connessione con la terra», ha ribadito alla presentazione dell’8 aprile a Serdiana, dove erano presenti anche i collaboratori: il direttore generale Alessandro Pedini, il direttore commerciale Giandomenico Zedde, l’enologo interno Francesco Rosi, ma anche il consulente Lorenzo Landi, che segue i vini dall’annata 2023. Nel 2025 Pala ha prodotto 420mila bottiglie.

I vini assaggiati: il Nuragus Perlia

Cominciamo dal Perlia 2024, Nuragus di Cagliari Doc. Il vitigno è un autoctono “ben definito”, nelle parole di Lorenzo Landi. «È produttivo, mantiene l’acidità e resiste alla siccità», che da queste parti è importante. «La forza degli autoctoni sardi è che hanno un comportamento isoidrico, cioè risparmiano acqua». Le uve nascono su terreni sabbiosi, a tratti marnosi. Il profumo del vino è delicato, di frutto fresco, con note di polpa bianca, erbe fini, pane e agrumi. Il sorso ricorda la mela, l’agrume e ha un’acidità persistente. Senza esibizionismi, come Lia d’altronde, è caratterizzato da una semplicità non banale. 

I vini assaggiati: il Monica Perloro

Segue il Perloro 2023, Monica di Sardegna Doc: da terreni argillosi, calcarei ricchi di scheletro, il vino affina in botti di medie dimensioni per circa 12 mesi. Al naso è vinoso con frutti rossi e neri (more, ribes, mirtilli), note speziate e un tocco di liquirizia. In bocca è secco, con tannini decisi da cui emerge il frutto maturo, la leggera astringenza della liquirizia con finale di erbe aromatiche.

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