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Il Roero riscrive i suoi paradigmi espressivi

14 Marzo 2026 Matteo Forlì
Il Roero riscrive i suoi paradigmi espressivi
Sopra Canale (Cuneo) si trova la collina Renesio, che probabilmente ha dato il nome all’uva Arneis

Si sperimentano le possibilità evolutive degli Arneis e si punta su Nebbiolo espressivi anche da giovani per comunicare l’unicità di quest’angolo del Piemonte. I vini della riva sinistra del Tanaro si raccontano a Milano

Coi suoi Nebbiolo della riva sinistra del Tanaro, un po’ adombrati dalla sagoma degli arcinoti langaroli, e gli Arneis, in contesa sul primato di piemontesità in bianco coi Gavi, i vini del Roero coltivano l’ambizione di diventare protagonisti nel dialogo tra tradizione e futuro, in Italia e sui mercati esteri. Il distretto vitivinicolo, che abbraccia 19 comuni a nord di Alba, vive oggi una fase di piena riscoperta. Uno slancio partito dalla mappatura del territorio, con l’iscrizione in disciplinare di ben 134 Mga (Menzioni geografiche aggiuntive), e che sta proseguendo con la riscrittura dei suoi paradigmi espressivi, in bianco e in rosso.

Cinque tipologie raccontano il territorio

Animato dal desiderio di comunicare la sua unicità, «il Roero oggi non è più solo una promessa, ma una realtà consolidata che esprime qualità, coerenza e prospettiva. Con le nostre cinque tipologie (Spumante Arneis, Arneis anche Riserva, Rosso anche Riserva) raccontiamo un territorio capace di evolversi senza tradire la propria identità», specifica Massimo Damonte, presidente del Consorzio tutela Roero, incontrato a Milano, al ristorante dello chef Andrea Aprea, nella tappa che ha chiuso il tour di promozione nazionale passato per Roma, Napoli e Bologna. Il Roero è una regione incastonata tra la pianura di Carmagnola e le basse colline dell’Astigiano, nella provincia di Cuneo, a due passi da Alba e in quella porzione di territorio tra Langhe e Monferrato sulla sinistra orografica del fiume Tanaro. 

Roero
Massimo Damonte, presidente del Consorzio tutela Roero © G. Menchicchi

I numeri della denominazione

La denominazione (la Doc risale al 1985, la Docg è stata conseguita solo nel 2004) è ancora relativamente piccola, ma ha sviluppato una forte identità e cattura un crescente interesse sul mercato. L’Arneis, storico bianco del territorio rianimato negli anni ’70 e ora protagonista di una nuova stagione qualitativa, e il Nebbiolo monopolizzano gli oltre 1.370 ettari vitati.  Secondo i dati aggiornati, il primo ne copre 1.007, il secondo i restanti 363 ettari. Le tipologie sono Roero Arneis Docg (minimo 95% da uve Arneis), che ammette anche la versione Riserva (almeno 16 mesi di affinamento) e Spumante, e Roero Docg (95% Nebbiolo), declinabile anch’esso nella veste Riserva (almeno 32 mesi di affinamento).

Produzione in leggera flessione

La produzione annua, a trazione marcatamente bianchista, è di circa 8 milioni di bottiglie. Più nello specifico, gli ultimi dati del Consorzio parlano di 7.177.782 bottiglie di Roero Arneis per l’annata 2025 (con una flessione del -5,82% sul 2024) e 669.820 di Roero 2023 (-10,86% rispetto al 2022). L’export rappresenta oggi il 60% della produzione: quello statunitense resta il primo mercato di destinazione e più della metà del vino che varca i confini viene venduto nel perimetro della Comunità europea. «Nonostante la diminuzione congiunturale delle annate in commercio, in generale i numeri di produzione di Roero e Roero Riserva si stanno consolidando», precisa Damonte. «La nostra missione è oggi quella di comunicare il potenziale di questa denominazione, che ancora il mercato fa fatica a riconoscere e premiare».

La marca delle sabbie

I terreni del Roero sono prevalentemente di tipo marnoso-arenario con una presenza preponderante di sabbie di origine marina – tanto che basta affondare poco nel suolo per trovare fossili di conchiglie. Queste caratteristiche, tipicamente, esaltano l’aromaticità dei bianchi e donano ai rossi una certa finezza e un tannino setoso. La vicinanza dei vigneti alle cosiddette “rocche” del Roero, con le loro spettacolari formazioni geologiche erosive, gole e calanchi formatesi dalla deviazione del corso del Tanaro circa 250 mila anni fa, contribuisce a soffiare ulteriore eleganza e spiccata mineralità nei calici. Maggiori presenze di argilla e calcari marcano, invece, i suoli più prossimi alle zone da Barbaresco, nella parte Est del territorio, conferendo più struttura e profondità. Questa eterogeneità geologica guida verso l’esplorazione sempre più convinta di nuovi sentieri produttivi.

Bianchi che sanno aspettare

La grammatica espressiva di Nebbiolo e soprattutto Arneis sta cambiando. L’introduzione della versione Riserva, dal 2017, in una “zona da bianchi giovani da consumare in fretta” ha tradotto una tendenza all’attesa che sta facendo proseliti. «I Roero Riserva sono il 15% della produzione, ma il trend è chiaro», testimonia Damonte. «Le aziende del territorio sperimentano le possibilità evolutive dell’Arneis dei loro vigneti più importanti, con stili diversi, utilizzando legno, anfora o lasciando il vino in vetro. Le bottiglie vengono custodite in cantina per periodi più lunghi dei tempi indicati in disciplinare. In molti propongono in vendita vecchie annate, di oltre 10 anni, agli stessi prezzi di quelle correnti. Questo trend stilistico sta dando vita a vini che possono stare sul mercato a lungo. La varietà che ne deriva aumenta la profondità di gamma delle Cantine e la possibilità di affacciarsi su nuovi mercati».

Nebbiolo che sorprendono anche da giovani

Anche sul Roero Rosso, capace di altrettanta plasticità stilistica, le possibilità interpretative sono eterogene. «La sabbia del Roero cambia il Nebbiolo, lo rende diverso, ma diverso non vuol dire più debole. Il suolo è un elemento che condiziona le scelte dei produttori, ma anche i cambiamenti climatici sono sempre più influenti, specie su antociani e tannini. E poi c’è la necessità di esprimere unicità, ricordando che nel basso Piemonte non esistono solo Barolo e Barbaresco». Questo desiderio di distinzione prende forma in una “paradossale” (specie rispetto a quanto scritto sui bianchi) inclinazione a ringiovanire i Nebbiolo. «Di certo il mercato sempre più convintamente reclama rossi pronti al consumo e questo varietale, nel Roero, regala vini in grado di sorprendere da giovani tanto quanto sanno fare con qualche anno in più sulle spalle».

La degustazione

© G. Menchicchi

Lorenzo Negro – Roero Arneis Spumante Docg 2019

Metodo Classico Extra Brut da uve prevenienti da terreni sabbiosi di origine marina. Fermentazione in acciaio e barrique di rovere francese, affinamento per 60 mesi sui lieviti. Agrumi, frutta gialla e sussurri di erbacei anticipano le nette sensazioni saline, quasi salmastre, al palato e un sorso succoso e appagante.

Benotti Rosavica – Pasenic, Roero Arneis Docg 2024

Siamo tra i comuni di Procca e Govone, al confine orientale della denominazione, su suoli prossimi alle celebri “rocche”. Un Arneis nella sua versione più tradizionale: immediato e sostenuto da una bella scia salina al sorso, che esalta l’aromaticità fruttata e i sentori di erbe fresche anticipati al naso.

Monchiero Carbone – Renesio Incisa, Roero Arneis Riserva Docg 2021

Uno degli esempi più emblematici del nuovo linguaggio stilistico dell’Arneis. Una Riserva che esce dopo 5 anni dalla vendemmia con un passaggio di una parte in legno, una in acciaio e una in anfora. Le uve provengono dalla collina di Renesio, proprio sopra Canale, probabilmente la zona che ha dato il nome all’uva Arneis.  Complesso e ricco di sfumature, con profumi di frutta gialla matura e una struttura profonda sostenuta dalla spiccata salinità.

Valfaccenda – Roero Docg 2023

Le uve vengono nella zona tra Canale e Santo Stefano Roero (tra le Mga Mompellini, Loreto e San Grato). Frutta rossa croccante, una speziatura leggera e note di sottobosco. Succoso anche se un po’ rustico (ma con un tannino ben integrato) al palato.

Malvirà – Trinità, Roero Superiore Docg 2001

Vino (in Jeroboam) con un quarto di secolo sulle spalle e un’integrità di beva sorprendente: la testimonianza di come un Nebbiolo su sabbia possa essere fatto anche per il tempo. Le uve vengono dalla zona di Canale. Il vino è stato affinato in tonneau e double-barrique (botti da 450 o 500 l). Equilibrio, freschezza e profondità cui ha contribuito anche una grande annata come la 2001.

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