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Quintessenz Kaltern: arriva lo Chardonnay che ascolta la terra

11 Marzo 2026 Matteo Forlì
Quintessenz Kaltern: arriva lo Chardonnay che ascolta la terra

La cooperativa altoatesina presenta la nuova etichetta della sua linea di punta. La cuvèe, al debutto con l’annata 2023, nasce da tre parcelle vocate individuate dopo anni di ricerca e microvinificazioni sperimentali

Sintesi della ricchezza ampelografica del lago di Caldaro e scalino più alto della sua espressività secondo la Cantina Kaltern, la linea Quintessenz si completa con l’ultimo solista che mancava all’appello: lo Chardonnay. Il nuovo vino, che debutta con l’annata 2023, rappresenta il coronamento di una collezione nata nel 2018 che fino a ieri includeva Schiava (in versione Kalterersee Doc con un’ombra di Lagrein), Cabernet Sauvignon Riserva, Pinot bianco, Sauvignon blanc e Moscato giallo (nella sua declinazione Passito). «Ci sono voluti anni di studi, osservazioni e tante vinificazioni separate – un processo tutt’ora in corso – per permetterci di individuare parcelle storiche e particolarmente espressive», racconta il kellermeister Thomas Scarizuola durante l’evento di battesimo della nuova etichetta. «E oggi siamo fieri di inserire questo vitigno bianco nella nostra selezione di punta».

Thomas Scarizuola, il kellermeister di Cantina Kaltern, tra i filari dove nasce il Quintessenz Chardonnay

Quintessenz Chardonnay, un gioiello frutto di 1,3 ettari

Lo Chardonnay, che occupa 28 ettari su un totale di 430, è da sempre una presenza significativa nel grande parco vitato della Cantina, fondata nel 1900 a Caldaro e che dopo la fusione con Erste+Neue nel 2016 è oggi la più grande cooperativa dell’Alto Adige. Quintessenz Chardonnay prende forma dalle microvinificazioni di tre piccoli vigneti che in totale coprono appena 1,3 ettari: due sono incastonati sopra il paese di Caldaro a circa 550 metri di altitudine, il terzo spunta a Mezzan, più in basso, a 450 metri sul livello del mare.

Complessità e finezza figlie della diversità

«Da una parte ci troviamo su una collina orientata a est, con suoli profondi, costituiti da detriti di roccia calcarea, molto drenanti e capaci di garantire un equilibrio idrico naturale. L’ultima parcella è invece su una ripida pendice esposta a est, con depositi glaciali di ghiaia e sabbia arricchiti da dolomia», aggiunge Scarizuola. «È proprio l’incontro tra questi habitat, così diversi ma in dialogo tra loro, ad averci regalato la complessità e la finezza che stavamo cercando. Sono vigneti che hanno dimostrato una personalità fuori dal comune ed è stato ascoltando la terra che ci siamo convinti a dare vita al Quintessenz Chardonnay».
L’assaggio da botte dei tre vini che compongono la cuvèe rende l’idea del differente carattere e del peculiare contributo che ciascuno apporta.

Dove nasce la cuvèe

Il primo Chardonnay proviene dall’altopiano di Mezzan, dove si coltiva anche tanto Pinot nero: il vigneto, piantato nel 2003, si arrampica su un fondo molto ripido e la vendemmia è rigorosamente manuale. «Ha un carattere molto sapido e vibrante, pur con minore struttura rispetto a quelli provenienti dalla frazione di San Nicolò, sopra Caldaro», sottolinea l’enologo. Entra per il 10% nell’assemblaggio «ed è un po’ il pepe del nuovo vino». Più larghezza, corpo, frutto e spezia – e una digestione del legno più pigra, anche per la diversa tostatura del legno – caratterizzano invece il vino che viene dalla seconda parcella, chiamata Wurz per convenzione dal nome del socio coltivatore, che rappresenta il 30% della cuvèe finale: le viti sono allevate a pergola con un impianto che risale al 1986.

La spina dorsale del Quintessenz Chardonnay

Le uve che concorrono per la maggior parte del Quintessenz (60%) vengono invece dal vigneto Vorhauser, allevato a Guyot, in frazione di San Nicolò, «che possiamo definire il nostro gran cru di Chardonnay», prosegue Scarizuola. Le piante hanno 30 anni e affondano le radici in terreni di origine calcarea con la roccia madre porfirica coperta da depositi di dolomia originati dai giacchiai della Mendola. Il vino che ne deriva ha stoffa ed eleganza, struttura e slancio, combina freschezza e finezza, tanto agrume e florealità, e costituisce la spina dorsale del nuovo Quintessenz.

La vendemmia del debutto

Quintessenz Chardonnay nasce con l’annata 2023: un millesimo caratterizzato da un inverno con poca neve, una primavera con piogge sporadiche, un’estate calda accompagnata da benefiche escursioni termiche notturne e un autunno splendido che ha permesso di ottenere un’ottima vendemmia. In cantina, dopo una pressatura a grappolo intero, le uve delle tre parcelle fermentano e affinano separatamente per 12 mesi in barrique (il 40% nuove), con bâtonnage continuo. Dopo l’assemblaggio è prevista un’ulteriore sosta in acciaio inox sulle fecce fini prima dell’imbottigliamento. Il risultato finale è un vino teso, sapido, minerale, equilibrato e dotato di distinguibile eleganza gustativa. Grande nella struttura, ma fine nella declinazione.

La ricerca di parcelle vocate continua

«Ci siamo presi tutto il tempo necessario per comprendere il potenziale più profondo di questo terroir e il nostro obiettivo è metterlo nel calice con la stessa profondità», conclude Scarizuola. Quintessenz Chardonnay debutta con 4.300 bottiglie, «ma sono sicuro che, se la richiesta di mercato promuoverà questo vino, ci siano le potenzialità per aumentarne la produzione. Stiamo proseguendo con la ricerca di altri appezzamenti potenzialmente vocati, attraverso la realizzazione di nuove microvinificazioni e la sperimentazione su metodi ed epoche di vendemmia».

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