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È l’ora del Beaujolais nouveau e degli altri novelli

5 Dicembre 2022 Anita Franzon

Alla mezzanotte di ogni terzo giovedì di novembre arriva l’ora di celebrare il Beaujolais nouveau: il famoso vino novello francese che fa il suo debutto sul mercato a poche settimane dalla vendemmia. Dopo anni di diffidenza e disinteresse, il ritorno di questa tipologia sta animando le tavole d’inizio inverno della Francia e non solo.

Anche se la popolarità dei novelli è diminuita rispetto agli anni Ottanta e Novanta, periodo di maggiore successo mondiale per tali vini freschi e da consumare giovani, gli Usa continuano a essere i primi consumatori, nonché i principali sostenitori e promotori del loro ritorno.

Il Beaujolais Nouveau: qualche curiosità

Il Beaujolais nouveau nasce ufficialmente nel 1951 e il suo arrivo è sempre accompagnato da una festa. Il Gamay, vitigno principale della zona a nord di Lione e a sud della Borgogna, può infatti raggiungere ottimi livelli anche da molto giovane e da oltre 70 anni i produttori della regione francese del Beaujolais possono dimostrarlo, a patto di aggiungere in etichetta la dicitura “nouveau” (nuovo, o novello). Si tratta di vini prodotti con macerazione carbonica e pronti nel giro di poche settimane, dai profumi e dai sapori croccanti, delicatamente fruttati e floreali e dall’acidità scattante. I novelli rappresentano, dunque, il biglietto da visita dell’annata offrendo una prima panoramica dello stile dei vini che saranno pronti nei mesi successivi. È una tipologia che piace, inoltre, anche ai giovani consumatori perché stimola la convivialità e richiede di essere consumata senza troppi pensieri o pregiudizi; il tutto a prezzi accessibili.

“La più sottovalutata tra le regioni vinicole francesi”

Lo ha affermato il Times, in un articolo firmato dal giornalista Anthony Peregrine, che scrive: “Il vino è come la sua regione: magnifico”. Spiega ancora Peregrine: “Mentre nel Beaujolais i produttori si divertono, altrove alcuni intenditori di vino storcono il naso. Ma si sbagliano. La rivincita inizia da qui”. Se, infatti, ci sono stati anni di incredibile popolarità seguiti da un periodo buio, oggi è una rinnovata qualità a richiamare gli appassionati. Anche se i volumi sono in calo, la metà delle bottiglie prodotte è destinata all’esportazione. In particolare verso Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna, ma l’appeal sta crescendo ovunque.

2022: un’ottima annata

Nonostante il Gamay abbia sofferto le conseguenze di un’estate siccitosa e torrida, l’annata 2022 si distingue per essere una tra le migliori di sempre per l’elevata maturità delle uve che ha permesso di ottenere pochi vini, ma rotondi e generosi. Lo dice Wine Spectator: “Nella degustazione alla cieca i nouveaux si sono mostrati particolarmente succosi, freschi e aromatici, con una struttura maggiore rispetto alla tipica leggerezza di questi rossi”. Sulla rivista americana, interviene anche Bruno Bererd di Domaine de la Madone, una delle Cantine che si fa portabandiera della tipologia, affermando: «Grazie alla qualità del raccolto, credo che questo sia il miglior nouveau che abbiamo mai realizzato. Mi piace l’equilibrio: tannini fini e succosi come dovrebbe essere un Gamay, e aromi complessi di ciliegia, violetta e peonia».

Un interesse che coinvolge anche il novello italiano

Il novello italiano è, invece, in commercio già a partire dal 30 ottobre 2022. Secondo i dati diffusi da Coldiretti, sono quest’anno 6 milioni (nel 2021 erano 4 milioni) le bottiglie di vino novello prodotte e consumate soprattutto in occasione delle fiere e delle sagre autunnali. In Italia, la sua produzione – spiega la Coldiretti – è iniziata verso la metà degli anni Settanta, sulla scia del successo del Beaujolais nouveau francese. Ooggi è una tradizione diffusa su tutta la penisola; in particolare da uve Merlot, Sangiovese, Cabernet, Barbera, Nero d’Avola, Teroldego e Montepulciano. Il successo del novello è, però, decisamente diminuito negli ultimi vent’anni, ma anche in Italia sta tornando la curiosità e la voglia di consumare questi vini che fanno dell’allegria e della leggerezza la loro ragion d’essere.

Foto di apertura: K. Badzmierowska – Unsplash

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