I prezzi salgono, ma restano una priorità

I prezzi salgono, ma restano una priorità

C’è chi è preoccupato del calo del valore unitario del Prosecco o pensa che la concorrenza francese sia incontrastabile. I dati di fine anno 2018 sono invece confortanti e registrano apprezzamenti a segno più per i bianchi e rossi Dop e per gli spumanti.

Il 2018 è alle spalle e si possono trarre le prime conclusioni. Diciamo subito che i principali parametri congiunturali mostrano un fenomeno inaspettato. Gli ultimi disponibili, aggiornati a ottobre, hanno recato infatti diffusi recuperi. La produzione alimentare, ad esempio, ha segnato un +3,8% sullo stesso mese dell’anno precedente. La sua spinta è stata nettamente superiore a quella parallela del totale industria (+1,0%).

La fatiosa risalita dell’industria

Tuttavia, il progressivo sui 10 mesi dell’industria alimentare (+1,3%) rimane inferiore a quello del totale industria (+1,7%). Ma il fatto ci sta, perché la produzione industriale sta risalendo una china impervia, dopo la vistosa flessione accusata negli anni scorsi. Basta dire che, nell’anno di picco, essa ha perso ben 24 punti sul 2007, ultimo anno pre-crisi, rispetto ai soli 3 punti persi in parallelo dall’alimentare.

La situazione della produzione di vino

Anche la produzione di vino ha mostrato un buon passo a ottobre (+3,5%), ma il trend sui primi 10 mesi dell’anno appare riflessivo (-0,7%). Esso azzera così il +0,7% registrato nel 2017.

Il mercato alimentare interno in debole recupero

Sul fronte più sofferto, quello del mercato alimentare interno, ottobre ha pure recato inattesi segni positivi, sia in valore (+1,8%), che in volume (+1,2%). Sui 10 mesi le vendite alimentari raggiungono così un +0,8%, superiore a quello delle vendite totali (+0,1%). In volume il progressivo delle vendite alimentari si conferma invece penalizzato (-0,5%), anche se mostra qualche recupero rispetto al 2017 (-1,0%).

Le dinamiche alla produzione e al consumo ci premiano

Guardiamo ora ai prezzi alla produzione. Quelli del vino appaiono in crescita a novembre (+2,1%) e soprattutto nella media degli 11 mesi (+3,0%). Quelli dell’alimentare lavorato aggregato mostrano invece trend assai contenuti, appena sopra la parità. Marcati e penalizzanti, invece, i trend dei prezzi alla produzione del totale industria. Il confronto è importante e depone chiaramente a favore del settore alimentare, per la migliore difesa dei margini che esso consente.

Exploit nell’export dell’alimentare

I prezzi al consumo dell’alimentare lavorato, infine, diversamente da quanto avvenuto l’anno scorso e in molte altre occasioni, risultano sostanzialmente allineati a quelli del non lavorato. Rispetto all’inflazione, essi appaiono calmieratori, nel confronto puntuale su novembre, e leggermente superiori in quello progressivo. L’export dell’industria alimentare si affianca ai parametri precedenti e mostra un rimbalzo ancora più marcato a ottobre, con un +9,8% sullo stesso mese 2017. Esso ridà tono al progressivo (+3,4%), dopo le continue erosioni dei mesi precedenti, e dopo il +6,3% del 2017.

E l’enologico?

Le esportazioni enologiche appaiono in linea con quelle dell’alimentare nel suo complesso. Su gennaio-settembre (ultimo dato disaggregato disponibile) esse segnano infatti un +3,4% rispetto ai primi 9 mesi 2017, dopo il +6,0% del 2017. Ma su questo fronte c’è da fare qualche approfondimento. L’export è troppo importante, in presenza della sostanziale, perdurante pigrizia del mercato interno.

L’articolo è tratto da Civiltà del bere 1/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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