Mondo

Mondo

Il Marawi bianco torna in Israele dopo 2 mila anni

21 Maggio 2016 Jessica Bordoni
Negli ultimi 15 anni lo Stato di Israele ha saputo ritagliarsi un posto al sole tra i Paesi produttori. Oggi la superficie vitata supera gli 8 mila ettari e sono circa 350 le Cantine in attività. Le varietà di riferimento sono perlopiù internazionali: Cabernet, Merlot, Carignano giocano la partita dei rossi, mentre Moscato, Sauvignon blanc e Chardonnay sono i più diffusi tra i bianchi. Ma non mancano Riesling, Gewürztraminer, Pinotage, Tempranillo e persino Sangiovese e Nebbiolo.

La nascita dell'archeologia vitivinicola

Israele è ancora molto concentrata sui cosiddetti “cittadini del mondo”, più versatili e prolici. Tuttavia le cose stanno progressivamente cambiando e, sottotraccia, nascono alcuni interessanti interventi di riscoperta delle antichissime uve locali. Nella cultura tradizionale ebraica, infatti, la viticoltura ha occupato per millenni un posto centrale. Non a caso il profeta Noè - definito nella Bibbia "coltivatore della terra" - una volta sceso dalla nave del Diluvio universale, per prima cosa piantò una vigna. Quando nel XIII secolo d.C. i Mamelucchi conquistarono la zona, vietarono la produzione di vino perché contrario alla religione islamica. La quasi totalità degli impianti venne distrutta e così il loro patrimonio genetico.

Il sopravvissuto Marawi bianco

Dalla devastazione si salvò solo qualche cultivar, sopravvissuta forse anche perché particolarmente succulenta, e dunque consumata come uva da tavola. È il caso di Marawi bianco, una varietà di oltre 2 mila anni, presente in qualche raro vigneto rinvenuto nei territori palestinesi e nella zona di Betlemme. La Ariel University, e in particolare il gruppo di ricerca del dottor Elyashiv Drori, insieme alla Recanati Winery (Alta Galilea), diretta dall’enologo Ido Lewinsohn, hanno dato vita a un ambizioso progetto di archeologia vitivinicola.  
Questo articolo è pubblicato sul numero 02/2016 di Civiltà del bere. Per leggerlo integralmente acquista la tua copia (anche in formato digitale) sul nostro e-store oppure scrivi a store@civiltadelbere.com per conoscere altre modalità d'acquisto

In foto: il sito archeologico dell'antica Beit She'an, in Israele

Mondo

Champagne chiama Italia: le storie di Encry, Alberto Massucco e Marie Clugny

Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium Abbonati ora! €20 […]

Leggi tutto

Herita Marzotto rafforza la sua presenza in Willamette Valley (Oregon)

Herita Marzotto Wine Estates prosegue il suo piano di espansione nelle AVA […]

Leggi tutto

Dazi Usa al 15%. Il Parlamento europeo approva la proposta di accordo

Lo scenario peggiore si evita – cioè dazi Usa insostenibili del 50 […]

Leggi tutto

L’Australia potrà usare il nome Prosecco e il Mercosur entrerà in vigore (provvisorio) a maggio

In base a un accordo commerciale con l’Ue, l’Australia sarà il primo […]

Leggi tutto

Il ricordo di Michel Rolland, enologo volante che ha conquistato (e diviso) il nostro mondo

Originario di Bordeaux, è stato uno dei primi professionisti a costruire una […]

Leggi tutto

L’arancione che sfuma: gli orange wine oltre la moda

I vini macerati sulle bucce, un tempo simbolo del movimento naturale, oggi […]

Leggi tutto

Champagne trends: la rivincita del Meunier

Storicamente considerata un’uva di serie B rispetto allo Chardonnay e al Pinot […]

Leggi tutto

Prosecco in crescita e Champagne sotto pressione: nuovo equilibrio delle bollicine

Questo contenuto è riservato agli abbonati digitali e Premium Abbonati ora! €20 […]

Leggi tutto

Silicon Valley Bank Report: agire prima di toccare il fondo

L’annuale analisi curata da Rob McMillan evidenzia le criticità e le prospettive […]

Leggi tutto
X

Hai dimenticato la Password?

Registrati