Dalle Nostre Rubriche

In Italia

In Italia

Weiss Terlaner, perla enoica dei primi bianchi di Terlano

13 Dicembre 2018 Roger Sesto

Il Weiss Terlaner è una cultivar a bacca bianca coltivata da secoli nella piana di Terlano, tra Bolzano e Merano. Il suo nome è dovuto allo stretto legame con il celebre comune viticolo altoatesino, Bianca di Terlano o Weiss Terlaner, appunto.

Secondo alcuni ampelografi si tratta di una varietà importata da areali viticoli più meridionali, forse dal Veneto: non a caso pare avere delle affinità con la veronese Garganega. Storicamente non era quasi mai vinificata in purezza. Veniva impiegata con altre varietà autoctone per produrre vino da autoconsumo, dalle caratteristiche beverine, rinfrescanti, quasi dissetanti.

 

Grappoli di Weiss Terlaner

 

Una varietà difficile da allevare

Negli anni è andata via via sparendo, perché ha la caratteristica di non essere ermafrodita e ha bisogno di un maschio che fecondi le femmine e faccia crescere chicchi d’uva di dimensioni corrette: proprio per la difficoltà di coltivare un vitigno così, ormai da molti anni quello che era l’originale Terlaner è diventato essenzialmente il frutto di un blend di Pinot bianco e Chardonnay.

 

Sebastian Stocker nella sua cantina di affinamento Metodo Classico

Il coraggio e la passione di Stocker

Fu Sebastian Stocker a riscoprire questo vitigno. Il guru della vitivinicoltura altoatesina, lasciata nel 1993 la Cantina Terlano dopo averla resa famosa nel mondo per i suoi longevissimi bianchi, avviò una propria attività incentrata sul mondo delle bollicine Metodo Classico. Decise quindi di impegnarsi nel recupero dell’autentico Weiss Terlaner, avviando una micro produzione  (500 bottiglie, vendute direttamente in cantina). Lo chiamò Terlanerin. È un vino che fermenta spontaneamente senza lieviti selezionati  a cui  Sebastian era particolarmente affezionato, ritenendolo addirittura terapeutico. Oggi le poche vigne sopravvissute, allevate a pergola trentina, trattate solo con rame e zolfo, sono praticamente solo della cantina di Stocker – oggi gestita dal figlio Sigmar – e di un altro paio di viticoltori che gli conferiscono le preziose bacche.

Per conoscere gli altri autoctoni del Trentino Alto Adige clicca qui

L’articolo sui vitigni autoctoni trentini e altoatesini prosegue su Civiltà del bere  1/2018. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

 

 

 

In Italia

La prima verticale di Masseto sarà alla Monza Wine Experience

Sabato 14 novembre, in assaggio sei annate (2023, 2020, 2015, 2005, 2001, […]

Leggi tutto

Tommasi, due progetti celebrano la longevità dell’Amarone

La Biblioteca di Famiglia, un prezioso cofanetto di tre vecchie annate destinato […]

Leggi tutto

Domaines Ott, le tre anime della Provenza

Un territorio fatto di luce, vento e pietra, che ogni tenuta della […]

Leggi tutto

Conte Vistarino: il nuovo cru Ottavia è un Pinot nero dall’anima contemporanea

Dopo Bertone, Tavernetto e Pernice, la vinificazione in rosso prosegue con una […]

Leggi tutto

Storia completa di un vino: Ronco delle Mele

Siamo andati a Dolegna del Collio per celebrare i 30 anni di […]

Leggi tutto

Gruppo Meregalli, un alleato per Cantine e ristoratori

La società d’importazione e distribuzione di fine wines e spirits vanta 170 […]

Leggi tutto

Elisa Semino e i Timorasso La Colombera protagonisti all’Enoluogo

Al centro dell’incontro tre espressioni aziendali: il Derthona “classico” e i cru […]

Leggi tutto

Un vigneto per due: la Solenga di Stradella

Andrea Picchioni e Giulio Fiamberti condividono una porzione di collina vitata dell’Oltrepò […]

Leggi tutto

Memoria, modernità e accoglienza: Zorzettig vara Cantina Viva

A Spessa di Cividale nasce la nuova casa dell’azienda friulana: un investimento […]

Leggi tutto
X

Hai dimenticato la Password?

Registrati