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Il vino in Azerbaijan sta conoscendo una nuova stagione

9 Dicembre 2016 Emanuele Pellucci
L’Azerbaijan è stato l’ultimo Paese in ordine di tempo (il 45°, nel giugno del 2014) ad entrare a far parte quale membro effettivo dell’OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) anche se la storia ci dice che è stato tra i primi territori dove è nata la vitivinicoltura. Piante di vite rinvenute nella zona di Uzerliktepe, nelle vicinanze di quella che era un tempo la cittadina di Agdam (distrutta durante la guerra del Nagorno-Karabakh una ventina d’anni fa), testimoniano la loro presenza da almeno 3.500 anni.

I cloni tedeschi

Anche nelle necropoli di Leylatepe e Saritepe gli archeologi hanno scoperto anfore da vino risalenti alla tarda età del bronzo. In tempi più recenti, invece, in particolare verso la metà del XIX° secolo, l’industria vitivinicola dell’Azerbaijan conobbe un forte impulso grazie all’immigrazione di coloni tedeschi stabilitisi nella zona di Ganja (oggi la seconda città più importante del Paese dopo la capitale Baku).

La ripresa dopo il periodo sovietico

Oggi il vino dell’Azerbaijan sta conoscendo una nuova stagione. Lasciata alle spalle la triste esperienza del periodo sovietico, specie dopo che nel 1985 Mikhail Gorbaciov, a seguito della campagna anti-alcolica, fece distruggere circa 250 mila ettari di vigneti, l’industria vitivinicola è in netta ripresa, proiettata a presentarsi su nuovi mercati con prodotti di alta qualità. Recentemente il presidente dell’Unione Consumatori, Eyyub Huseynov, ha affermato che i vini azeri hanno tutti i crismi per competere sui mercati internazionali. “L’Azerbaijan”, ha spiegato, “gode di condizioni pedoclimatiche eccezionalmente favorevoli grazie anche alla vicinanza con il Mar Caspio”. Huseynov ha osservato anche che al momento i vini georgiani e armeni sono maggiormente valutati in Europa e nel mondo rispetto ai vini azeri, ma che questi ultimi non sono inferiori qualitativamente agli altri.

Gli autoctoni azeri

Attualmente la superficie coltivata a vite è di circa 16 mila ettari per una produzione media annua di 106 mila ettolitri di vino, con un consumo pro-capite che nel 2012 era di appena lo 0,8 l. Praticamente una bottiglia di vino all’anno! Molto ampio invece il panorama ampelografico con circa 450 varietà tra autoctone ed internazionali. Tra le prime, le principali sono: White Shani, Derbendi, Nail, Bayanshire, Gamashara, Ganja Pink, Bendi, Madrasa, Black Shani, Arna-Grna, Zeynabi, Misgali, Khindogni, Agdam Kechiemdzhei, Tebrizi, and Marandi; tra le seconde, Pinot blanc, Pinot noir, Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon, Riesling, Petit Verdot, Viognier e Syrah. L’Azerbaijan esporta in numerosi Paesi tra cui Russia, Ucraina, Paesi Baltici, Polonia, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti e Cina per un totale di circa 39 mila ettolitri (dati 2012).

Aspi Winery per il rilancio del vino in Azerbaijan

Al rilancio della vitivinicoltura azera contribuisce anche una fetta di Italia. Nel 2010, infatti, è nata a Qabala, nella zona di Savalan, la Aspi Winery, un’azienda con 340 ettari vitati e una produzione di circa 250 bottiglie che si avvale non solo di due enologi di casa nostra, i coniugi Daniele D’Andrea ed Elisa Vagnoni, ma anche del materiale ampelografico dei Vivai Cooperativi Rauscedo e delle attrezzature di cantina. Tutta l’impostazione è prettamente italiana. Nei vigneti, accanto a numerose varietà internazionali, sono presenti anche Montepulciano e Moscato bianco.

Un programma di cultura del vino

Parlando in generale, negli ultimi anni in Azerbaijan è cresciuto l’interesse e il supporto governativo per il settore con l’obiettivo anche di creare un marchio Caspio Coast, e a questo scopo sono aumentati gli investimenti in pubblicità e promozione anche al di fuori del Paese. Infatti, i ministeri dell'agricoltura, dell'economia e dell'industria stanno lavorando per sviluppare un programma di cultura del vino e per ridurre la produzione di alcolici da qui al 2020.

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