In Italia In Italia Luciano Ferraro

Dal cinema alle fake news. È l’era del vino 2.0

Dal cinema alle fake news. È l’era del vino 2.0

Silenzio, in Sala Grande ci sono Jane Fonda e Robert Redford, con il Leone d’oro ricevuto a settembre. Gli ultimi dei di Hollywood alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film, Our souls at night, è un tenero abbraccio tra due ottantenni rimasti soli. Al primo incontro lei versa un enorme calice di vino rosso, lui chiede birra. L’avrà, non subito. Quando la coppia è pronta a sfidare il chiacchiericcio, al tavolo del ristorante ricompare il rosso, per due. Solo un dettaglio? Tutt’altro. Racconta come è cambiata l’America a tavola.

Vino al cinema. Non solo mafia e Woody Allen

Fino a qualche anno fa, il vino era riservato alle cene romantiche o alle conversazioni di coppie newyorkesi nei film di Woody Allen. Quasi mai a casa, dove si pasteggiava con superalcolici (come in Indovina chi viene a cena) o birra (come ne Il cacciatore). Mai per gli anziani. Unica eccezione i film sulla mafia (Quei bravi ragazzi e altri). Ora interi film, come Sapori e dissapori con Catherine Zeta-Jones, scandagliano emozioni di chef e sommelier, dissacranti al punto di elogiare un Dolcetto 2002 “superbo e di assoluta bellezza”: «Piemontese? No, Australia del Sud, colline di Adelaide».

L’arte di raccontare ciò che accade

E ora il rosso per la coppia che mezzo secolo fa interpretò A piedi nudi nel parco. Quei fotogrammi della nonna Jane che, in una villetta di un paesino, stappa una bottiglia della Napa Valley potrebbero diventare lo spunto per un’inchiesta su cosa e quanto bevono gli americani. È solo un piccolo esempio di come il vino può raccontare la società e i suoi cambiamenti. Se la critica enologica riducesse il linguaggio tecnico e scegliesse di raccontare l’esistente, con gli strumenti della cronaca e della narrazione, molti più lettori-consumatori potrebbero avvicinarsi ad un mondo che risulta ostico.

Vino & fake news: è il web, bellezza

Eppure non c’è mai stata tanta informazione sul vino come in questi ultimi anni. Ma come accade per altri settori, c’è un rumore di fondo, amplificato da Internet, in cui si mescolano fake news e banalità. Quando i sette saggi del New York Times, qualche mese fa, si sono riuniti per ridefinire la rotta del giornale più influente del mondo, hanno prodotto un documento dal titolo più che esplicito: “Journalism that stands apart”, giornalismo fuori dall’ordinario. Notizie e inchieste pensate per lasciare il segno. Meno articoli, più originali. L’unico modo per convincere il lettore ad abbonarsi sulla rete.

La fake news dell’ottima vendemmia 2017

Nel mondo del vino, sia in Italia che all’estero, buona parte di siti, blog e stampa tradizionale si limita a replicare quanto è già noto. Ad esempio si ripete ogni anno che l’ultima è stata una “grande vendemmia, con ottime aspettative per la qualità dei vini”. Gelate, grandine e siccità nel 2017 non sono bastati a fermare il rituale dei comunicati né a limitarne la pubblicazione. Poche le voci fuori dal coro. Uno dei più diffusi quotidiani del Paese è arrivato ad argomentare che questa è stata una vendemmia “memorabile”.

La bufala inglese: Prosecco e i buchi ai denti

Solo quando il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, ha spiegato che i dati che stavano arrivando da quasi tutte le regioni erano negativi, l’incantesimo si è rotto. E la fake news che si autoalimentava ha cessato il suo effetto. Ma subito dopo dalla Gran Bretagna è arrivata la bufala dell’anno, quella del Prosecco che provoca buchi nei denti, rilanciata anche da una autorevole giornalista del Guardian. Una tesi che non si basava su studi ma sull’opinione di qualche dentista, che ha poi corretto il tiro. E il Times poi ha, in sostanza, chiesto scusa.

Meno notizie, ma vere

Molti gli esempi, datati e no, citabili: il noto settimanale che equipara il vino al veleno, o, al contrario, i report secondo cui il vino rosso è miracoloso; fa rimanere giovani e guarire dai malanni del cuore. Resta la domanda: come è possibile che nel mondo del vino girino tante fake news? Forse ci sarebbero margini di miglioramento se tutti seguissimo i consigli del New York Times: meno notizie, ma più verificate, approfondite e originali.
Anche quando si parla di vino.

L’articolo è tratto da Civiltà del bere 5/2017. Per leggere la rivista, acquistala sul nostro store (anche in digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com

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© Riproduzione riservata - 20/10/2017

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