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Storie di vigna. Feudi di San Gregorio e Boizel, intesa familiare

9 Dicembre 2015 Alessandro Torcoli
Il giovane papà Antonio Capaldo si è trovato sul ponte di comando dei Feudi di San Gregorio che era piuttosto giovane, in una situazione complessa. Quando, fresco di studi internazionali, subentrò a una sorta di interregno, per lui non dovettero certo essere mesi facili. Non lo conoscevo personalmente, e osservavo con curiosità le prime mosse, che col senno di poi giudicherei sagge: si prese una pausa di riflessione, sospese abitudini consolidate, e iniettò nuova linfa. Un punto fermo era ed è rimasto invece Pierpaolo Sirch, solido agronomo friulano, noto anche per la sua avventura rivoluzionaria al fianco di Marco Simonit con i “Preparatori d’uva”. Ma non vorrei tanto scrivere di Antonio Capaldo, né dei Feudi, ai quali dedicheremo senz’altro altre storie. Questa rubrica narra soprattutto di incontri. Stavolta non ci siamo trovati con le scarpe inzaccherate di gesso o argilla, né tra botti e barrique, ma con la cravatta in un lussuoso albergo nel centro di Milano, tra servizi Fornasetti e deliziose pietanze dello chef Antonio Guida. Assistiamo all’incontro di due famiglie, quella dei Capaldo, appunto, e quella dei Boizel.

Feudi di San Gregorio e Boizel: l'incontro a Milano

È il 15 ottobre e Antonio Capaldo è seduto dinanzi a una signora meravigliosa, effervescente ma delicata quanto i suoi vini: Evelyne Boizel, che con il marito Christophe rappresenta la quinta generazione di produttori in Champagne. La Feudi di San Gregorio annuncia alla stampa l’accordo di distribuzione delle etichette Boizel in Italia, dopo un periodo piuttosto lungo di ricerca di uno Champagne adatto al proprio profilo. Il nostro Paese è notoriamente un ottimo mercato per le bollicine d’Oltralpe, ma piuttosto saturo, e non è semplice trovare prodotti interessanti. L’operazione è riuscita anche grazie alla passione di Antonio per la Francia (e al palato di sua moglie, sostiene Antonio, la quale è francese…) e alla sensibilità di un eccellente degustatore, ora ambasciatore dei Feudi, Federico Graziani, che dopo numerosi viaggi e assaggi ha individuato questa Maison.

Champagne Boizel, di generazione in generazione

«Ogni generazione Boizel», racconta Evelyne, «ha portato qualcosa di sostanziale nella storia dell’azienda cominciata nel 1834». La prima, va da sé, incominciò a vinificare con il metodo tradizionale, con rifermentazione in bottiglia. La seconda avviò le esportazioni nel Regno Unito (metà Ottocento) e in Russia (1900). La terza sviluppò ulteriormente l’export. Evelyne e il marito Christophe hanno creato il primo millesimato e la “Cuvée sous Bois”, interamente vinificata in vecchie botti secondo metodi tradizionali risalenti ai primi anni del Novecento.

Bollicine di grande carisma

Madame Boizel cominciò a dedicarsi allo Champagne a 22 anni, rinunciando alla sua avventura da archeologa. Ad oggi produce circa mezzo milione di bottiglie. «La natura in Champagne ha caratteristiche uniche, e solo negli anni migliori incontro un equilibrio perfetto tra eleganza e personalità», suggerisce ai commensali. «Lo Champagne è come un merletto». Nel calice brillano vini di grande carisma. Assaggiamo il Brut Reserve, con aromi di cedro, nocciola, buccia d'arancia, con un’effervescenza carezzevole e ottima persistenza gustativa. Il Blanc de Noirs, d’altra parte, spicca per vinosità, ampiezza al palato, nuance di albicocca, buccia di cedro, corpo.

Champagne Joyau de France: 2000 e 1989

Infine la cuvée de prestige: Joyau de France. Si comincia con il millesimo 2000: bouquet complesso, profumi di pasticceria, frutta secca, albicocca, crosta di pane, al palato si presenta ricco con sapori di nocciola e crema, accompagnati da una freschezza ancora brillante, di fiori di limone e verbena. Il finale è lungo, profondo. È ottenuto da un 65% di Pinot noir e un 35% di Chardonnay. Un 10% è stato vinificato in legno, il vino ha sostato per 12 anni sui lieviti, ed ha un dosaggio di 7 grammi/litro in perfetto equilibrio con la complessità generale di vino. La liqueur è composta puramente da vino della stessa annata, e zucchero. Il viaggio si chiude con il Joyau de France 1989: una grande intensità, aromi di albicocca secca, pane, nocciola, bucce arancia, pompelmo. È rotondo e persistenza. È un gioiello brillante estratto da uno scrigno, combatte con il futuro e rincorre il tempo tra note evolute e ventate d’agrume.

La visione di lungo termine della famiglia

Resta da capire che cosa leghi veramente, oltra alla ricerca della qualità, la Feudi di San Gregorio allo Champagne Boizel, filosoficamente parlando. In realtà risulta piuttosto chiaro, mentre ascoltiamo rimandi continui a passato e futuro. Nel dubbio, madame Boizel chiarisce: «Nella nostra strategia internazionale guardiamo preferibilmente alle famiglie, perché nel vino, per costruire qualcosa di buono, è indispensabile avere una visione di lungo termine». E questa ce l’ha solo chi investe pensando ai figli, come il neo papà Antonio, e possibilmente anche ai nipoti.

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