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Monteverro, strategia green in continua evoluzione

5 Luglio 2025 Civiltà del bere
Monteverro, strategia green in continua evoluzione
La tenuta si estende per circa 60 ettari sulle colline tra Capalbio e il Mar Tirreno © L. Carlsson

Per la Cantina Maremmana al primo posto viene la gestione del suolo, che deve mantenersi vivo e vitale. Pratiche come sovescio, compost e uso di composti biodinamici favoriscono l’equilibrio suolo-pianta-ambiente. Le prove in campo con reti ombreggianti per garantire la freschezza dei vini

Monteverro sorge sulla Costa d’Argento, a metà strada tra il borgo di Capalbio e il Mar Tirreno, dove la Maremma confina con il Lazio. Un paesaggio seducente e vario, punteggiato di paesini arroccati, resti etruschi, vigneti, campi di grano, macchia mediterranea e boschi. La fondazione risale al 2003, quando Georg Weber, fresco di studi economici alla Business & Management School di Losanna, si innamora di questi luoghi e decide di dar vita a una Cantina-gioiello, supportato in seguito dalla moglie Julia. Sono passati più di 20 anni dalla nascita di quel sogno maremmano, che oggi è una realtà consolidata e apprezzata dalla critica internazionale. Tra i premi e riconoscimenti prestigiosi, citiamo i recenti 100 punti attribuiti da Decanter alle annate 2011 e 2019 del campione aziendale Monteverro, elegantissimo rosso da Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot.

Un approccio poco interventista

La filosofia aziendale ha le radici ben impiantate nella tradizione autentica della Maremma, con uno sguardo rivolto ai grandi mercati e ai trend internazionali. Dietro all’attuale posizionamento di Monteverro ci sono tanti anni di impegno e fatiche quotidiane, ma anche una visione del mondo del vino accurata e appassionata, che il team aziendale è riuscito a tradurre in bottiglia. «Abbiamo un approccio poco interventista sia in vigna che in cantina», spiega l’enologo Matthieu Taunay. «Primo per una ragione etica, di rispetto per la materia prima e l’ambiente. Secondo perché vogliamo che il nostro vino racconti la storia di un territorio, di un’annata. Miriamo a un’uva il più possibile equilibrata, motivo per cui prima della vigna viene il suolo, che dev’essere biologicamente vivo e vitale grazie a pratiche come i sovesci, il compost e lavorazioni ridotte al minimo».

Le caratteristiche pedoclimatiche

La fascia costiera della bassa Maremma si caratterizza per impasti a predominanza argillosa. «La conformazione collinare e la presenza di ciottoli in vari orizzonti permettono di limitare la fertilità naturale e favorire la capacità di drenaggio», prosegue l’enologo. Le condizioni climatiche sono tipiche di una zona costiera con una brezza naturale d’estate. «Questa vicinanza al mare rende anche più incerto l’andamento della pioggia, e quindi ci dobbiamo confrontare con annate da 200 mm e altre da 700 mm e oltre».

La scelta dell’agricoltura biologica

Per adattare la vigna agli eventi estremi e, più in generale al cambiamento climatico in corso, si cerca di renderla massimamente resiliente. «Avere un suolo vivo ci permette, ad esempio, di favorire la porosità e quindi la capacità del terreno di “immagazzinare” precipitazioni fuori dalla norma. Un altro esempio: il sovescio viene sfalciato durante la primavera e si comporta come una sorta di isolante d’estate per impedire l’evaporazione dell’acqua nel terreno».
Tutto questo è reso possibile dall’adesione ad un’agricoltura biologica, senza uso alcuno della chimica. «Oltre a contenere le malattie crittogamiche della vigna, i nostri prodotti fitosanitari rispettano la vita del suolo e la biodiversità della fauna, soprattutto gli insetti, attorno ai vigneti. Ricordiamoci anche l’impatto sociale: i dipendenti in vigna sono forse quelli più soddisfatti di queste pratiche meno invasive».

L’enologo Matthieu Taunay 

Le strategie green

Sovesci, inerbimenti, compost, ma anche trattamenti a base di decotti di erbe medicinali o di ispirazione biodinamica sono il risultato di osservazioni dirette. E l’utilizzo di ognuna di queste tecniche è mirato alla ricerca dell’equilibrio suolo-pianta-ambiente.
«Nel caso dei sovesci, ogni pianta svolge un’azione specifica andando a migliorare le caratteristiche del terreno, nutrendolo o impoverendolo; così come il compost che riesce ad apportare vita nelle microzone più difficili, basti pensare alle forti pendenze di alcuni appezzamenti, che rischiano di depauperarsi a seguito di eventi climatici estremi. Compost e sovesci comunicano con il suolo, lo supportano; mentre le tisane sono un aiuto per le piante nei momenti di stress ambientali. Grazie alle caratteristiche di ogni pianta officinale si avrà un effetto sulla vite, e questo lo osserviamo dopo ogni trattamento: maggiore equilibrio vegetativo e migliore resistenza alle malattie e agli sbalzi termici».

La biodiversità prima di tutto

Sull’importanza della biodiversità, Matthieu Taunay porta un esempio pratico che risale ai primi anni. «Un insetto chiamato cocciniglia era molto presente in alcune vigne dove le piante erano troppo vigorose. Inizialmente, abbiamo provato con un trattamento specifico e le tre settimane successive tutto sembrava risolto. In realtà la cocciniglia è tornata più presente e forte di prima non avendo dei competitori naturali, i cosiddetti insetti utili. Dopo quell’esperienza abbiamo lasciato che l’ecosistema si autoregolasse senza intervenire e la forte presenza di insetti utili, uniti a un’equilibrata gestione della pianta, ci ha permesso di non avere più problemi. Ecco quanto conta la biodiversità».

Reti ombreggianti contro il caldo

La strategia green di Monteverro è in continua evoluzione, tra studio e prove sul campo. Da due anni si lavora a un esperimento di reti ombreggianti per creare un micro-clima più fresco nelle fasi pre-vendemmiali. «L’idea è di ridurre la temperatura del grappolo durante la maturazione e soprattutto limitare il degrado dell’acidità con il caldo», conclude l’enologo. «Abbiamo iniziato queste prove su due parcelle di Chardonnay perché la freschezza è cruciale nella stilistica di questo vino. I primi risultati sono abbastanza promettenti, però sappiamo che ci vorrà tempo per trarre conclusioni e trasporre questa sperimentazione su scala produttiva».

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