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Le Serre Nuove in tre annate: secondo a nessuno

25 Settembre 2020 Alessandro Torcoli

L’assaggio di tre annate di Le Serre Nuove, 2018, 2013 e 2005, colpisce per la personalità espressa da questo vino che nasce dalle vigne più giovani e e da parte della cuvée non utilizzata nell’Ornellaia. Un’etichetta forse destinata a diventare un marchio a sé.

In realtà, sarebbe il secondo vino (dal francese second vin, idea delle diaboliche menti di Bordeaux) dell’Ornellaia. Anzi, sarebbe il primo “secondo vino” d’Italia. Considerata l’ispirazione bordolese di questo bolgherese, non stupisce quindi che sia stata ripresa qui l’idea di un’altra etichetta dallo stesso terroir, più abbordabile nel prezzo e nella beva sulle orme di Les Forts de La Tour, Pavillon Rouge de Château Margaux o di Le Petit Mouton de Mouton Rothschild.

Nasce dalle vigne più giovani

Dopo il successo planetario di Ornellaia e di Masseto (all’epoca “cru” della tenuta, oggi realtà autonoma, col suo second vin recentemente presentato cioè Massetino…) si decise dunque di dedicare a questa etichetta le vigne più giovani (da cui il nome “le serre nuove”) e parte della cuvée non utilizzata nel primo vino. L’idea di fondo è che il vino debba esprimere comunque precisamente il terroir, dunque diversamente da Le Volte dell’Ornellaia, il terzo vino, di ispirazione più genericamente toscana (infatti Igt e non Doc Bolgheri).

Un second vin dal piglio vincente

Al termine dell’assaggio di tre annate ci siamo persuasi che questo vino esprima una sua personalità decisa. L’annata 2005 era in splendida forma e molto territoriale. Forse “Le Serre Nuove” meriterebbe il destino (per andare fino in fondo con l’ispirazione bordolese) di Mouton Cadet: inizialmente second vin divenuto ora un marchio e un vino a sé, magari mantenendo il filo conduttore della semplicità di beva anche in gioventù. La 2018 è risultata estremamente godibile.

Axel Heinz

Axel Heinz racconta l’annata 2018

Ci informa il direttore di tenuta, Axel Heinz: «L’annata 2018 è stata caratterizzata da un clima equilibrato con piogge primaverili che hanno rifornito le falde acquifere messe alla prova durante la calda estate. Dopo una primavera piovosa, l’estate soleggiata ha accompagnato i grappoli alle settimane della vendemmia in un clima quasi perfetto. Gli zuccheri e l’acidità si sono sviluppati lentamente e gli acini, complice l’idratazione abbondante del terreno, hanno raggiunto le giuste dimensioni. A settembre le temperature sono state calde durante il giorno e fresche durante la notte e hanno permesso all’uva di preservare gli aromi. Dopo una serie di annate siccitose, le condizioni della 2018 hanno dato un tocco decisamente autunnale alla vendemmia, premessa ideale per un’annata particolarmente bilanciata, di grande complessità aromatica».

La degustazione

2018

Profumo intensamente erbaceo, mentolato con cesta di piccoli frutti rossi e erbe aromatiche. Tannino morbido, abbondante, quasi masticabile, finale fresco e molto mediterraneo, con sapore iodato e di erbe mediterranee e chiusura agrumata di mandarino cinese.

2013

Nota iodata, in crescita, il vino esprime ancora frutto (prugna, mora) con tocco terroso e rosmarino, il lato balsamico e speziato del Cabernet è dominante. Tannino meno voluminoso, ma più asciutto e lineare, anche più profondo e verticale il vino. Finale secco, con retrogusto di erbe aromatiche essiccate.

2005

La prima vendemmia di Axel Heinz, che spiega: “Poteva essere grande, poi le vigne hanno sofferto nella seconda metà di settembre e la seconda parte della vendemmia è stata difficile. Tardiva. con spigolosità iniziale. La prova che a volte da annate difficili vengono ottimi vini. Ha un bouquet ampio e invitante: tabacco, prugna secca, sottobosco, erbe aromatiche molto intense, intrecciate a confettura di lampone e more, liquirizia. Tannino di ottima tessitura e morbido, con finale leggermente agrumato, ritorno di prugna. Vanta ancora un’ottima densità al medio palato, persistenza e un’esemplare finale caratterizzato dalla macchia mediterranea.

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