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In Irlanda entra in vigore il prezzo minimo sulla vendita degli alcolici

13 Gennaio 2022 Anita Franzon

L’obiettivo della misura è quello di frenare la piaga del binge drinking, diffuso soprattutto tra i giovani. La nuova legge, entrata in vigore il 4 gennaio, è contestata soprattutto dai rivenditori, preoccupati per il possibile aumento del mercato nero. Mentre i consumatori si sono precipitati a fare scorta di birre.

Per approfondimenti: The New York Times, The drinks business, BBC e Irish Mirror


Il nuovo anno nella Repubblica d’Irlanda è arrivato insieme a un’importante novità che coinvolgerà tutti i consumatori di alcolici. Il governo irlandese ha infatti imposto un prezzo minimo per birra, vino e superalcolici.

Una misura per frenare il binge drinking

L’intento è in primis frenare il binge drinking, ovvero l’assunzione eccessiva di alcol nella maggior parte dei casi finalizzata al rapido raggiungimento dello stato di ubriachezza, e rendere meno facilmente accessibili tali prodotti ai giovani. I servizi sanitari della nazione denunciano da tempo questo problema. In media, gli irlandesi con problemi di alcolismo di età pari o superiore a 15 anni nel 2019 hanno bevuto l’equivalente di 40 bottiglie di vodka, 113 bottiglie di vino e 436 pinte di birra. «Questa misura è stata pensata per combattere le malattie gravi e i decessi dovuti all’abuso di alcol e per ridurre la pressione sui nostri servizi sanitari», ha dichiarato Stephen Donnelly, Ministro della salute del Paese (The New York Times).

Nuovi prezzi in base al grado alcolico, ma anche nuovi dubbi

A partire dal 4 gennaio, nei supermercati, nelle vinerie e nei pub d’Irlanda è dunque contro la legge vendere una bottiglia di vino con un grado alcolico del 12,5% vol. a meno di 7,40 euro; una lattina di birra del 4,3% vol. a meno di 1,70; mentre la bottiglia di un superalcolico da 40% vol. più economica ora costerà 20,70 euro e una di whisky da 700 ml almeno 22. Il prezzo varia in base al grado alcolico. L’Irlanda ha seguito l’esempio di Scozia e Galles, che hanno introdotto misure simili rispettivamente nel 2018 e nel 2020; i ricercatori scozzesi hanno affermato che questa politica si è finora dimostrata efficace. Ma non sono pochi i contestatori.
«È improbabile che il prezzo minimo dell’alcol sia efficace quando si tratta di cambiare il comportamento dei bevitori problematici. Si rischia invece di alimentare il mercato nero», si legge su The drinks business.

Il problema delle zone di confine e la corsa alle scorte di birra

A confermare i dubbi sollevati dalla rivista inglese ci sono anche numerosi rivenditori, secondo i quali potrebbero verificarsi alcuni problemi. In particolare nelle zone di confine con l’Irlanda del Nord, dove non sono in vigore le stesse misure e dove si potrebbe registrare un aumento degli acquirenti transfrontalieri alla ricerca di alcolici a prezzi inferiori. Per lo stesso motivo, il responsabile del centro per il trattamento delle dipendenze di Londonderry ritiene che il prezzo unitario minimo dovrebbe riguardare tutti. E i promotori dell’iniziativa rassicurano: «Questa è solo una parte del puzzle per ridurre il problema dell’alcolismo in tutta l’isola d’Irlanda» (BBC). Gli stessi irlandesi hanno dimostrato di non aver accolto con favore i nuovi prezzi. Nei giorni precedenti l’entrata in vigore della legge in moltissimi sono corsi a comprare scorte di birra, anche per tutto l’anno. Se, infatti, gli aumenti di prezzo coinvolgono in misura minore vini e superalcolici, alcune tra le birre più economiche hanno raddoppiato il loro prezzo (Irish Mirror).

Foto di apertura: © G. Bakos

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