Cosa succede nelle terre del Primitivo di Manduria

Cosa succede nelle terre del Primitivo di Manduria

È uno dei vini più noti della produzione pugliese, ma non solo. Circa 25 milioni di bottiglie ogni anno escono sotto il cappello della Doc e della Docg, quest’ultima una piccola nicchia riservata alla versione Dolce Naturale. 

Vuoi per la sua ottima diffusione anche all’interno della Grande distribuzione organizzata (stabilmente tra i primi dieci vini più venduti e presenti sugli scaffali dei supermercati); vuoi per il luogo di provenienza (le meravigliose coste tarantine del Mar Ionio sono da sempre meta di un importante flusso turistico); vuoi per le sue caratteristiche organolettiche (morbido, suadente e ricco di sensazioni fruttate), non ci si sbaglia nell’affermare che il Primitivo di Manduria sia certamente uno dei vini italiani più conosciuti lungo tutto lo Stivale, oltre che all’estero tra quelli tricolore. Difficile trovare qualcuno che non l’abbia mai sentito nominare, anche tra chi non dona al vino un ruolo di primo piano nelle sue scelte alimentari.

Dal Montenegro alla California, passando per Gioia del Colle e Manduria

Il vitigno, il Primitivo, è varietà che d’altronde ha viaggiato molto e questa sua peculiarità ha probabilmente contribuito ad alimentare la sua fama un po’ ovunque nel corso degli anni. Di origini montenegrine, è arrivato sulle coste della Puglia in tempi remoti, prendendo casa prima a Gioia del Colle, per poi volare anche in California prendendo il nome di Zinfandel. Nell’areale di Manduria, però, la città dei Messapi, grazie a una serie di fattori che vanno dalla presenza di terre rosse ricche di ferro alle vene di acqua sotterranee (si veda il famoso Fonte Pliniano), ha trovato uno dei suoi habitat probabilmente più iconici, diventando un tutt’uno, pressoché identitario, con queste terre, le sue tradizioni e le sue genti.

Focus su tracciabilità e controlli

Due le denominazioni: la Doc è nata nel 1974 e al Vinitaly festeggia i suoi primi 50 anni; la Docg, solo per la versione Dolce Naturale, risale al 2011. I circa 5.000 ettari vitati coprono 18 comuni (15 in provincia di Taranto e 3 in provincia di Brindisi) per un totale di 158 imbottigliatori, 62 aziende consorziate di trasformazione, 2000 soci viticoltori e più o meno 25 milioni di bottiglie commercializzate ogni anno in annate normali, il 70% delle quali esportato, in particolare in Germania e Nord Europa. Sono i numeri più attuali forniti dal locale Consorzio, nato nel 1998, il più grande presente in terra pugliese.
«Tra gli ultimi obiettivi che abbiamo perseguito e raggiunto c’è il via libera all’introduzione delle fascette di Stato da apporre anche sulle bottiglie di Primitivo di Manduria Doc», spiega Novella Pastorelli, avvocato e presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, particolarmente attenta sul fronte dei temi riguardanti la tracciabilità e i sistemi anti-contraffazione. «Il nostro è un brand riconosciuto in tutto il mondo e quindi abbiamo la necessità di proteggerlo: ecco perché abbiamo anche aumentato il sistema di vigilanza con dei vigilatori interni».

Primitivo, una varietà resiliente

Anche a Manduria l’ultima stagione ha rappresentato un vero rebus a causa della peronospora che si è abbattuta con una forza come non si vedeva da molti anni. «Ci sono stati violentissimi attacchi che hanno diminuito la quantità di uva», continua Novella Pastorelli. «In alcuni casi siamo arrivati a perdite anche del 70%, ma la stima complessiva è tra il 30 e il 40%. Ma c’è un vantaggio: l’uva che non è stata colpita dalla peronospora ha qualità altissima».
Escludendo l’ultima stagione, il Primitivo a Manduria può certamente essere considerato un vitigno resiliente, che non solo si è ovviamente adattato al clima locale, ma sembra anche sopportare agevolmente la siccità degli ultimi anni.

Nell’areale di Manduria ci sono molte vigne vecchie, con una produzione che non raggiunge i 30-40 quintali per ettaro

In anni recenti è cresciuta la sensibilità verso la sostenibilità

«Il Primitivo è una varietà che non soffre particolarmente le malattie parassitarie: tollera anche l’odio che, solitamente, è l’unico vero problema da queste parti. Ma qui da noi zolfo e rame sono più che sufficienti» spiega Michele Schifone, enologo, una lunga esperienza alle spalle e da 10 anni al timone con il fratello Cosimo di una sua azienda a Torricella, in provincia di Taranto, Vinicola Cicella. «Negli ultimi anni molti utilizzano sovesci e la sensibilità nei confronti di un approccio sostenibile è certamente aumentato notevolmente all’interno della denominazione».

Alberello e vigne vecchie, un patrimonio storico

L’alberello, sistema di allevamento particolarmente tradizionale da queste parti, ha lasciato spazio anche ad altre metodologie in vigna. «Stiamo cercando da tempo sistemi alternativi che possano comunque donare caratteristiche simili a quelle dell’alberello. Ad esempio, stiamo lavorando sulla fila, tenendo gli speroni in modo tale da consentire la meccanizzazione». Insieme all’alberello nell’areale di Manduria è anche presente un cospicuo numero di vecchie vigne, se non vecchissime. «Spero che nei prossimi anni si possa fare un censimento sia degli alberelli che soprattutto dei vigneti che hanno oltre 40 anni. Abbiamo infatti molte vigne anche più vecchie, con una produzione davvero bassa che non raggiunge i 30/40 quintali a ettaro e che donano caratteristiche uniche. Rappresentano un bellissimo patrimonio storico da preservare».

La sfaccettature del territorio di Manduria

Anche all’interno di questa denominazione, non tutto il territorio è naturalmente omogeneo e, semplificando, è possibile fare una distinzione tra due tipologie di territori e, di conseguenza, di vini. «Nell’areale vicino al mare i vigneti godono, durante la maturazione, di una temperatura che durante la notte si abbassa di più, c’è quindi più sbalzo termico e i profumi sono più intensi poi nel vino», spiega sempre Schifone. «Nella parte interna, invece, i vini sono meno concentrati. I terreni sono più tufacei e calcarei e danno meno struttura, ma più eleganza. Verso il mare, invece, abbiamo la presenza di sabbia, che drena bene l’acqua e le uve si adattano molto bene alla siccità».

Vicinanza al mare, tipo di terreno e e portainnesti

Differenze che dipingono un territorio ricco di sfaccettature non semplice da uniformare in un’unica visione, come d’altronde capita spesso all’interno di tantissimi areali del vino in Italia. «Le vigne presenti vicino al mare sono precoci come raccolta e la composizione dei terreni può dare origine a vini decisamente alcolici», conferma anche Gianfranco Fino, viticoltore al timone insieme alla moglie Simona Natale di una delle aziende di riferimento di questo territorio.  «Nell’entroterra ci sono terreni più profondi e si ottengono vini meno alcolici. Ma dipende anche dai portainnesti: se si usano quelli vigorosi si fa molta produzione».

C’è spazio sia per i grandi che per i piccoli

All’interno della produzione locale sono molteplici le realtà che fotografano le anime di questa denominazione; cooperative e privati, grandi realtà e piccoli proprietari terrieri, per non parlare del grande polmone rappresentato degli imbottigliatori, che commercializza importanti volumi di vino ottenuti con il Primitivo e che gioca in un campionato completamente diverso da chi ha una visione più artigianale del vino.
Non bisogna inoltre dimenticare le svariate produzioni di questo areale che hanno deciso di uscire sotto il cappello dell’Igt Salento Primitivo, che può comprendere i vigneti presenti non solo nelle province di Brindisi e Taranto, ma anche di Lecce. Un universo al cui interno c’è un po’ di tutto, comprese produzioni eccelsa qualità, osannate da buona parte della critica nazionale.

Un caleidoscopio di interpreti e interpretazioni

A San Marzano, uno dei paesi dell’entroterra della denominazione, troviamo l’omonima cantina cooperativa sociale, che riesce a coniugare numeri produttivi davvero importanti a una qualità media notevole, come nel caso del Primitivo di Manduria Anniversario 62 Riserva, ricchissimo e quasi masticabile nel suo incedere al palato. Andando verso il mare, invece, nell’agro di Torricella, troviamo Erminio Campa che con il nome di “Li Cameli”, che è anche quello di una delle contrade dove possiede le sue uve, produce un Primitivo di Manduria, sia Riserva che annata, di grande espressività.
Sotto il cappello dell’Igt, ma con piccole parcelle all’interno della denominazione nell’agro di Sava e Manduria, è impossibile non citare i Primitivo realizzati con cura artigianale e maniacale da Gianfranco Fino ed entrati a far parte stabilmente del gotha della produzione nazionale, nonché costantemente ai vertici dei giudizi delle principali guide nazionali, in particolare con l’Es, ottenuto con rese bassissime da viti quasi centenarie. Sempre dentro l’Igt troviamo un’altra realtà che ha fatto delle basse rese e della cura delle vigne ad alberello di venerabile età il suo marchio di fabbrica, vale a dire Morella: Il Salento Igt Primitivo Old vines è certamente un altro punto di riferimento per chi ama piccole produzioni artigianali e una filosofia produttiva molto attenta alla sostenibilità. 

Il Dolce Naturale, nicchia di grande fascino

Una vera e propria nicchia è quella rappresentata dalla tipologia Dolce Naturale, , l’unica ad aver ottenuto sino ad ora la Docg. Un vino con caratteristiche particolari e che, secondo Schifano, forse accusa quel suo nome “Dolce Naturale” che ne vincola il mercato e il consumo solo con certi piatti e in determinate situazioni. È certamente un vino che, per struttura e residuo zuccherino, non può essere consumato agevolmente a tutto pasto, ma è in grado di donare grandi soddisfazioni in più circostanze, anche in solitudine. «Si fa con vigneti con produzioni basse» continua Schifano.
«Il quantitativo di uve appassite in vinificazione aumenta e non si va oltre il 60% di resa uva/vino finito». Sono vini molto concentrati con residui zuccherini che possono arrivare oltre i 100 grammi per litro (il disciplinare stabilisce un minimo di 50). «Ma insieme aumenta anche la concentrazione di acidità, tannini e sostanze coloranti. Questo consente anche la longevità di questi vini». È un sorso complesso quello del Primitivo Dolce Naturale, in grado di essere degno compagno di formaggi stagionati piuttosto che di tipici dolci con la pasta di mandorle, magari con qualche incursione di cioccolato. Qualche esempio? La cantina Giuseppe Attanasio è certamente un nome di riferimento per questa tipologia: da vigne con più di 90 anni ottiene una versione Dolce Naturale ricca, quasi cremosa, densa al palato, in grado di coniugare dolcezza e sapidità, note ossidative e frutto.

Il completo passaggio alla Docg? Lavori in corso e differenze di opinione  

«Vogliamo intraprendere il percorso dalla Doc alla Docg anche per il Primitivo di Manduria», ha concluso la presidente Novella Pastorelli. «L’obiettivo è quello di aumentare in modo massivo la valorizzazione e promozione del nostro vino». Un percorso, quest’ultimo, che ovviamente dovrà passare dal voto favorevole dell’assemblea dei soci del Consorzio che, secondo quanto ci ha detto la stessa Pastorelli, comincerà a essere preso in considerazione proprio quest’anno. Non tutti, però, sono completamente d’accordo non tanto sul passaggio alla Docg in sé, quanto sulle modalità con le quali questo passaggio potrebbe avvenire.
«È giusto farlo, ma non in questa fase», sostiene, ad esempio, ancora Gianfranco Fino, uscito dal Consorzio e quindi anche dalla denominazione nel 2015, per via di profonde differenze di vedute con il direttivo di quel periodo, a partire dalla possibilità di poter imbottigliare la Doc fuori dai confini regionali e nazionali. «Il territorio è molto ampio e dovremmo fare prima di tutto una zonazione, conclude Fino. Non avrebbe senso trasformare tutta la Doc in Docg. Bisogna prendere in considerazione solo le zone realmente vocate e trasformare solo quelle in Docg, con un disciplinare che introduca rese decisamente più restrittive rispetto a quelle attuali».

Foto di apertura: © Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria – elaborazione grafica di © V. Fovi

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© Riproduzione riservata - 10/04/2024

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