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Pinot nero Castelfeder: presentati tre nuovi cru

7 Dicembre 2019 Civiltà del bere
Pinot nero Castelfeder: presentati tre nuovi cru

La famiglia Giovanett, che nel 2019 festeggia 50 anni di attività, presenta tre prestigiose etichette single vineyard dai vigneti di Glen, Buchholz e Mazon, nella Bassa Atesina. I Pinot nero Castelfeder sono vinificati nello stesso modo, ma figli di terroir e altitudini differenti: il lancio sul mercato è previsto ad aprile 2020.

Il rigore della cultura altoatesina e il calore di una famiglia impegnata da mezzo secolo nella produzione vinicola. Tutto questo è Castelfeder, azienda fondata a Cortina sulla Strada del Vino nel 1969 da Alfons Giovanett e oggi diretta dal figlio Günther, la moglie Alessandra e la terza generazione costituita da Ines e Ivan, entrambi enologi.

Il progetto dei cru di Pinot nero Castelfeder

Dopo 50 anni esatti di attività, i Giovanett sono pronti a lanciare ufficialmente il loro ambizioso progetto sul Pinot nero. «Con la vendemmia 2018, disponibile sul mercato dall’aprile 2020, abbiamo deciso di affiancare altri due cru al nostro Pinot nero Glen (dall’altopiano di Glen), producendo per la prima volta i single vineyard Buchholz e Mazon», spiega Ines Giovanett.

Tre vigne, una sola vinificazione

Le tre località sono situate a ovest della Bassa Atesina, sul lato più fresco e ad altitudini comprese tra i 450 e gli 800 metri. «I Pinot nero crescono su terreni argilloso-calcarei e sono stati vinificati in modo identico (micro fermentazioni con successiva permanenza in barrique per 1/3 nuove, 1/3 di secondo passaggio e 1/3 di terzo passaggio), così che le differenze dei terroir appaiano ancora più pronunciate. Nonostante la vicinanza geografica, siamo riusciti ad evidenziare le diverse sfumature e a produrre tre Pinot nero molto distintivi».

Glen, il primo della triade

Glen è il sito storicamente più importante per Castelfeder: si estende dai 400 agli 800 metri, sopra Mazon. Il fondatore Alfons Giovanett ha riconosciuto il suo potenziale già all’inizio degli anni Settanta e ha investito su tutta l’altitudine. «La raccolta prosegue per oltre un mese e mezzo, da metà settembre a fine di ottobre, e ogni anno vengono realizzate fino a 40 micro-vinificazioni separate. Glen combina la potenza e il frutto dei vigneti bassi con la freschezza, l’eleganza e la finezza delle trame più alte».

Buchholz, fine e delicato

Le ripide pendenze di Buchholz si trovano, invece, a 440-500 metri sopra il villaggio di Salorno, con piccole terrazze rivolte a nord-ovest. «Qui ci sono i cosiddetti strati di Werfener, la linea di demarcazione tra la dolomite calcarea e il porfido con alta sovrapposizione di argilla rossa. Il Pinot nero Buchholz è fine e delicato con buona acidità, colore chiaro e basso estratto».

Mazon, campione di struttura

E infine Mazon, considerato il grand cru del Pinot nero italiano; un altopiano dolce che si apre sopra il villaggio di Egna. «A giocare un ruolo decisivo è il binomio tra l’orientamento dei filari e la radiazione solare. Il nostro Pinot nero proviene dal maso più alto, a circa 450 metri, ed è principalmente piantato con i cloni di Digione 777, 828 e 165. Le viti, di oltre 60 anni, hanno una resa molto bassa. Colore deciso, carattere voluminoso e rotondo fanno del Mazon un campione di struttura».

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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