Condizioni climatiche imprevedibili della campagna 2025-2026 hanno richiesto attenzione costante e capacità di gestire l’uliveto. L’Italia dei piccoli olivicoltori va rinnovata. Raccolta interessante al Sud, più problematica al Centro e al Nord
Le olive raccolte in questa campagna olearia sono soprattutto il frutto di chi ha saputo intervenire al momento opportuno per aiutare le piante nel loro compito produttivo. Purtroppo i piccoli olivicoltori, coloro i quali lasciano che gli ulivi portino a maturazione i frutti qualsiasi cosa accada, a parte rare eccezioni hanno raccolto ben poco. Attacchi di mosca olearia e maltempo hanno compromesso i quantitativi e la qualità del frutto per chi non è intervenuto per tempo. L’olio evo 2025-26 made in Italy sarà comunque interessante proprio perché frutto di professionisti, magari in alcune zone avrà profumi più sottili e sapori meno intensi ma sarà comunque equilibrato.
Secondo i dati rilevati a fine gennaio dal Sian (Sistema informativo agricolo nazionale) la raccolta di quest’anno ha dato oltre 286.000 tonnellate di olio da pressione, contro le 231.000 tonnellate del 2024-25.
Il Sud molto soddisfatto
La Sicilia con le sue 41.426 tonnellate ha avuto una buona campagna, raccogliendo, sia in provincia di Trapani sia nella parte orientale dell’Isola, le varietà tipiche quali Nocellara del Belice e Biancolilla nelle loro espressioni migliori.
Anche la Calabria ha prodotto bene, 41.820 tonnellate, con qualche riserva per la provincia di Reggio e per alcune zone della fascia ionica, a causa dell’attacco della mosca olearia. La Puglia, capofila nazionale, ha registrato oltre 148.000 tonnellate di olio. In particolare la zona di Andria, che rappresenta circa l’8% della produzione italiana, ha portato a casa olive più che valide.
La raccolta è stata diversa, a seconda dei territori, per la Campania con 10.122 tonnellate di olio, un po’ meno rispetto a quello che ci si aspettava. Per finire, la Basilicata, l’Abruzzo e il Molise hanno garantito un’annata nella media: rispettivamente, 4.776, 7.711 e 2.672 tonnellate.
Il Centro diversificato
La Toscana per i professionisti del settore ha prodotto bene, con quantitativi e qualità validi, registrando 10.772 tonnellate di olio. Il Lazio con 8.317 e le Marche con 1.303 hanno realizzato poco, così come l’Umbria, regione di forte cultura olivicola ma costituita da piccole realtà familiari, con 3.083 tonnellate. Caso simile alla Sardegna, che ne ha totalizzate 2.920.
Al Nord poco ma buono
In Emilia Romagna sono state registrate produzioni basse di 650 tonnellate, in particolare nella zona di Brisighella, anche se la varietà Ghiacciola sembra aver goduto di ottima salute. Penalizzata in generale la Liguria con solo 713 tonnellate, sempre per attacchi di mosca olearia.
Con meno olive ma con una resa superiore dell’anno scorso l’olio del Garda si presenta con una variegata riserva di profumi e sapori, grazie ad escursioni termiche sensibili tra giorno e notte. Per Lombardia, Triveneto e Piemonte i valori prodotti sommati non arrivano all’1% nazionale.
In tema di novità, in questa campagna sono emerse una micro produzione valdostana e alcune piccole realtà in fase di commercializzazione dell’Oltrepò Pavese, territorio in cui è stata trovata la ceppaia di un olivo di 500 anni, in località Oliva Gessi.
La nostra selezione sostenibile
Tra i diversi marchi di certificazione per produzioni attente a cercare di migliorare il mondo, c’è n’è uno che attualmente è riconosciuto leader nel panorama delle certificazioni per la sostenibilità: è l’ISCC Plus: International Sustainability & Carbon Certification. Il marchio si basa su sei principi, tra i quali oltre all’ambiente e al territorio, si considerano primarie le condizioni di lavoro, il rispetto dei diritti umani e dei diritti fondiari.
In Italia diverse aziende lavorano in queste direzioni da tempo e tuttavia si può migliorare. «Il nostro lavoro richiede precisione nei parametri richiesti e c’è sempre bisogno di dare chiarimenti e di aiuti», sottolinea Vincenzo Verdoliva, consulente de L’Officina Gbs, società di consulenza e progettazione di Barletta. Vincenzo segue diversi progetti, tra cui Terre Etiche, realizzato in collaborazione con OP Aproli (Associazione produttori olivicoli) di Bari, che rende disponibile il frantoio Pellegrino 1890 di Elia Pellegrino, dove i piccoli olivicoltori che seguono il percorso ISCC Plus possono frangere le loro olive e disporre di un olio di cui essere orgogliosi.
Gli indirizzi che seguono sono di produttori che vantano la certificazione ISCC Plus.
Puglia
Le 4 contrade
Sebastiano Spagnoletti con Le 4 Contrade certifica l’intera produzione, proponendo in bottiglia la Gran Selezione, con la quale ha voluto raccontare le espressioni più autentiche e piacevoli della varietà Coratina.
Olearia Clemente
All’uomo, come attento conoscitore e interprete delle migliori potenzialità dell’uliveto, la famiglia dei fratelli Clemente affida le olive Ogliarola garganica e Coratina, per dar vita a un bio equilibrato.
Conte Spagnoletti Zeuli
La proprietà nella Dop Terre di Bari, sottozona Castel del Monte, presenta un olio da varietà Coratina per evidenziare il legame ancor più stretto con il territorio.
Calabria
Masserie Canino
La famiglia Canino produce olio da tre generazioni e lavora le olive della varietà Carolea, struttura portante del loro prodotto principe che viene conservato in atmosfera protetta e imbottigliato a richiesta.
Le Carolee
Da ulivi secolari e ulivi giovani di olive Carolea appena invaiate prende vita il prodotto più rappresentativo dell’azienda, guidata da Federico Gaetano, che lo ha voluto anche bio e tracciabile.