Il Consorzio di tutela ha diffuso i dati aggiornati relativi alle superfici rivendicate, con il dettaglio delle varietà e dei comuni a maggiore vocazione. Il 98% degli impianti è a Doc o Docg – quest’ultima copre il 38% del totale – e le uve a bacca rossa rappresentano il 67%
Basta osservare una mappa enografica dello Stivale (ad esempio la nostra Carta delle Doc e delle Docg d’Italia o L’Atlante del vino italiano 2026, fresco di stampa) per notare quanti piccoli distretti caratterizzano l’Oltrepò Pavese, terra dall’antica vocazione vinicola con un grande patrimonio di varietà locali. Dalla Croatina alla Vespolina, dall’Uva Rara alla Barbera: uve storiche da cui nascono produzioni emblematiche come la Bonarda, il Sangue di Giuda e il Buttafuoco Storico dell’Oltrepò Pavese, solo per citare le principali. E poi c’è lui, il Pinot nero, che autoctono non è, ma in quest’angolo di Lombardia ha trovato una seconda casa fin dalla metà dell’Ottocento, quando iniziò a essere impiantato e utilizzato come base spumante (nel 2025 Conte Vistarino ha festeggiato i primi 160 anni del suo Metodo Classico).
Le varietà più diffuse
I numeri di produzione aggiornati, recentemente diffusi dal Consorzio tutela Vini Oltrepò Pavese, confermano il binomio imprescindibile tra il territorio e il Pinot nero, che si attesta come la varietà prevalente superando anche le cultivar rosse autoctone. Su un totale di 11.539 ettari vitati complessivi, infatti, 2.869 sono impiantati a Pinot nero, pari al 24,9% del totale, che viene utilizzato sia per la produzione del Metodo Classico Docg che verrà rinominato Classese (la presentazione ufficiale è prevista al prossimo Vinitaly) sia per quella di Pinot nero dell’Oltrepò Pavese Doc. Seguono due uve rosse locali: la Croatina, con il 24,7%, e la Barbera, ferma al 13,6%. Le uve a bacca scura occupano il 67% della superficie, mentre quelle bianche il restante 33%. Tra queste ultime primeggiano il Pinot grigio (11,7%), il Riesling italico (7,4%) e il Moscato bianco (6,9%).
I numeri delle denominazioni
Il 98% del vigneto dell’Oltrepò Pavese è rivendicato come Doc o Docg (e quest’ultima raggiunge il 38% del totale), con viti di età media intorno ai 25 anni e una netta prevalenza del sistema di allevamento a Guyot (76,7%). L’altitudine media dei vigneti è attestata intorno ai 231 metri, ma si raggiungono i 631 metri per gli appezzamenti rivendicati a Docg e i 770 per quelli a Igt (Provincia di Pavia). Le statistiche condotte per conto del Consorzio fanno il punto anche sui comuni con la maggior superficie vitata.
I comuni più vitati
Al primo posto c’è Santa Maria della Versa (9,6%), seguita da Montalto Pavese (7,5%), Montù Beccaria (7,4%), Borgo Priolo (6,8%) e Montecalvo Versiggia (5,7%). Se si guarda alle due varietà più diffuse nel comprensorio, il Pinot nero è presente soprattutto a Montalto Pavese (304 ettari), Montecalvo Versiggia (217 ettari) e Borgo Priolo (216 ettari), mentre la Croatina ha il suo exploit a Santa Maria della Versa (300 ettari), Montù Beccaria (295 ettari) e Rovescala (278 ettari).