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I Luoghi di Suavia, l’esaltazione di un grande terroir

18 Luglio 2024 Alessandro Torcoli
I Luoghi di Suavia, l’esaltazione di un grande terroir

Il progetto nasce da un serio studio pedologico aziendale e cattura in bottiglia l’essenza di tre cru del Soave: Castellaro, Fittà e Tremenalto. Abbiamo assaggiato tre grandi bianchi dalla personalità spiccata.

Le sorelle Alessandra, Meri e Valentina Tessari, proprietarie di Suavia, si distinguono per essere le uniche a produrre esclusivamente vini bianchi nella zona classica della denominazione del Soave.  Una dichiarazione d’intenti in uno dei territori più storici e vocati d’Italia alla produzione di questa tipologia. Il nome della loro azienda, Suavia, deriva dal toponimo medievale, che significa “terra degli Svevi”. La famiglia Tessari gestisce 30 ettari nella parte orientale della zona, quella vulcanica, in 20 posizioni differenti.

Alle origini del progetto I Luoghi

Da questo patrimonio nasce il progetto I Luoghi, basato su un lavoro di ricerca geologica durato cinque anni e seguito dal pedologo Giuseppe Benciolini, che ha portato a tre micro-vinificazioni. «L’idea è scaturita dal desiderio di interpretare questo territorio che è, come prima cosa, casa nostra», spiegano le tre sorelle. «Sono tre Uga, ovvero Unione geografica aggiuntiva, che rappresentano il Soave nelle sue espressioni più caratteristiche, a partire dalle pendenze ripide, dalle composizioni basaltiche dei suoli fino ad arrivare alla ricchissima biodiversità di quest’area, che attraverso il nostro approccio al biologico cerchiamo di difendere sempre. Tutti questi elementi sono percepibili nei tre vini ma in tre interpretazioni uniche e diverse l’una dall’altra».

Suavia i Luoghi

Tre Uga, stessa annata e stessa vinificazione

Per lasciar parlare il terroir, i tre vini I Luoghi – ora usciti con l’annata 2020 – sono stati vinificati separatamente ma nello stesso identico modo (in acciaio, con sosta di 12 mesi sui lieviti e 2 anni di affinamento in bottiglia). Le viti hanno una vita media di 50 anni e i tre suoli sono di matrice diversa. I nomi, che corrispondono alle relative Uga, sono Castellaro, Fittà e Tremenalto. Ve li raccontiamo dopo averli assaggiati durante la presentazione milanese. I tre Luoghi sono proposti in una confezione speciale, il cui prezzo in enoteca si aggira tra i 150 e i 170 euro.

Fittà

La grazia. Il nostro preferito, per tipicità ed eleganza al sorso. Proviene da una vigna a schiena d’asino, esposta a Sud e Est, piantata negli anni ‘40 del Novecento, per cui ottantenne di media. Il terreno è argilloso, poco sassoso. Difficile nelle stagioni piovose. Al colore è dorato brillante, sprigiona profumi di miele d’acacia, camomilla, mela rossa. È intenso con evidente nota sulfurea. In bocca ha tessitura elegante, raffinata, con una bella acidità citrina e matura, ottima persistenza.

Castellaro

L’esotico. Esposto a Nord, guarda le cosiddette “piccole Dolomiti”. È un terreno più magro, meno ricco, composto da basalto compatto. Il colore è sempre dorato brillante. Al naso è complesso, speziato con una nota caratteristica di pepe bianco che si affianca a camomilla, acacia, petricore, ginger; è meno aperto e intenso del Fittà, ma altrettanto profondo. Anche al palato torna il pepe bianco, con semi di senape, freschissimo e scattante.

Tremenalto

L’opulenza. Il terreno è profondo, ma senza argille; molto ossidato, evoluto e ricco. La vigna è esposta a Ovest, il sole è caldo e di conseguenza le uve più mature. Molto intenso il profumo, con sentori di ginger, senape, mela cotogna, finocchietto. In bocca è denso, spesso, molto ricco, con il supporto di un’acidità piccante e profonda.

Foto di apertura: Alessandra, Meri e Valentina Tessari

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