50 anni di storia del vino: Sagna, la costanza che ispira fiducia

50 anni di storia del vino: Sagna, la costanza che ispira fiducia

Dal 1928 a oggi quattro generazioni hanno sviluppato la società di distribuzione di famiglia. Una selezione di referenze identitarie adatte a un pubblico raffinato. Grandi marchi francesi e referenze nazionali.

Una gestione rigorosa, che ha scelto di tenersi lontana dalle mode passeggere e dai facili volumi per occuparsi di fine wine ricercati e prestigiosi, spesso micro-produzioni di nicchia. È questo, in estrema sintesi, il segreto di Sagna, società di distribuzione tra le più longeve e note d’Italia.
Fondata a Torino nel 1928, può vantare quasi un secolo di storia che ha attraversato quattro generazioni di famiglia. Il compito di riavvolgere il nastro del tempo è affidato a Carlo Alberto, che ha cominciato a lavorare in azienda nel 2019. «La società fu fondata dal mio bisnonno, il barone Amerigo Sagna, e la prima grande svolta commerciale avvenne nel 1935 con il mandato di distribuzione, su scala Italia, di una delle Maison di Champagne più blasonate. Lo scoppio del conflitto mondiale interruppe le attività, che ripresero pian piano dopo la metà degli anni Quaranta, anche grazie alla capace regia di Ernesto, figlio di Amerigo, il quale ebbe sempre una visione chiara e lungimirante del mercato».

La collaborazione con Roederer

Gli anni Ottanta segnano l’ingresso di Massimo Sagna, nipote di Ernesto e padre di Carlo Alberto e Leonardo, che ha traghettato la società nel presente, tenendo acceso il faro della ricerca della maggiore qualità possibile, per rivolgersi a un pubblico di consumatori raffinati che desiderano etichette dallo stile identitario.
«Intorno alla metà degli anni Ottanta dal centro di Torino gli uffici sono stati trasferiti a Revigliasco, sulle colline che circondano la città, nella palazzina che era stata la residenza del fondatore, mentre nel 1988 abbiamo avviato la collaborazione con una nuova Maison di Champagne, Louis Roederer, che ci ha permesso di compiere un importante salto di qualità». All’epoca il brand non era così famoso, il mito di Cristal era ancora di là da venire. «Negli anni mio padre ha messo a segno una grande operazione di lancio del marchio in Italia, a partire da quello che allora era il Brut Premier. Il nostro è stato uno dei Paesi “pilota” per questo Sans Année, a lungo il prodotto in assoluto più venduto. In tempi recenti è stato sostituito dal multi-millesimato Collection, che però è un progetto con una logica un po’ diversa».

I primi accordi importanti

Allo stesso periodo risalgono altri accordi commerciali fondanti: quello con Delamain Cognac (nel 1984), con Bas Armagnac Dartigalongue (1989) e con Graham’s (1989), per citare solo tre nomi che figurano ininterrottamente nel catalogo Sagna da 40 anni o quasi.
«Negli anni Novanta è nata l’esigenza di allargare il nostro portfolio aggiungendo grandi marchi come quelli che fanno capo a Baron de Ladoucette, la cui gamma spazia dalla Loira alla Borgogna. Il 1993 segna invece l’inizio della partnership con il Domaine de la Romanée-Conti: nel 2024 festeggiamo i 31 anni di distribuzione».
L’attività di importatori è proseguita nella stessa direzione fino alla prima decade degli anni Duemila espandendo e consolidando il catalogo con un occhio di riguardo soprattutto per le storiche denominazioni francesi. «Dopo la crisi economica del 2008, è nata l’esigenza di guardare anche all’Italia, creando un comparto dedicato ai vini nazionali, ovviamente sempre impostato su una selezione di Cantine ed etichette di alto profilo. Oggi, contro ogni aspettativa visto che il nostro focus sono sempre stati i vini stranieri, i vini fermi italiani hanno superato quelli stranieri in termini di volumi venduti».
Tra le aziende di riferimento un posto d’onore spetta alla friulana Ronchi di Cialla, in assoluto il primo mandato italiano di Sagna, ma anche Castello di Neive, senza dimenticare le new entry del 2022: Canalicchio di Sopra, Querciabella, Palmento Costanzo e Carlo Hauner.

Custodi di generazione in generazione

«Siamo un’azienda di stampo famigliare e questa impostazione sottende l’idea di un progetto a lungo termine e di investimenti fatti nel tempo con la consapevolezza che a goderne i frutti saranno soprattutto le generazioni future. Mi è rimasta impressa la risposta che mi ha dato un produttore quando gli ho chiesto quale fosse il senso di responsabilità nell’essere il proprietario di una Cantina alla ventisettesima generazione. Guardandomi dritto negli occhi, mi ha detto che lui non si sentiva il proprietario bensì il custode di questa generazione, che cerca di fare tutto il meglio per lasciare a chi verrà dopo di lui un’impresa migliore. Quale multinazionale farebbe mai scelte del genere, senza la sicurezza di un ritorno economico nell’arco di uno, tre, massimo cinque anni? Avere un’impostazione famigliare significa assumersi dei rischi e delle responsabilità».

Un’identità forte che rassicura i clienti

Negli ultimi 50 anni il mercato e i meccanismi di vendita sono cambiati profondamente. «Quello che è rimasto uguale, almeno per noi, sono i valori. Le scorciatoie, così come le mode passeggere, restano bandite. L’obiettivo, quando selezioniamo un marchio, è sempre quello di mettere il nostro cliente nelle condizioni di poterlo acquistare a scatola chiusa. Vogliamo che il cliente possa dire: “Va bene, se Sagna lo tiene, mi fido e lo compro”. Al giorno d’oggi, tra crisi economiche, inflazioni e instabilità politica mondiale, non è sempre facilissimo tenere la barra dritta. Però la serietà e la costanza nel proporre un portfolio allineato, sempre dello stesso livello qualitativo, vengono riconosciute dal mercato. La nostra identità molto precisa e forte rappresenta un valore aggiunto». Oggi Sagna conta 19 dipendenti diretti e 150 agenti, da Bolzano a Lampedusa, per un totale di 45 marchi distribuiti.

Foto di apertura: Massimo Sagna con i figli Carlo Alberto e Leonardo

SAGNA

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© Riproduzione riservata - 07/07/2024

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