50 anni di storia del vino: Donnafugata, l’impegno sartoriale delle piccole produzioni

50 anni di storia del vino: Donnafugata, l’impegno sartoriale delle piccole produzioni

A fondare la Cantina siciliana sono Giacomo e Gabriella Rallo con la Tenuta di Contessa Entellina. Lo sbarco a Pantelleria e il mito del Ben Ryé. Le etichette d’autore e le acquisizioni a Vittoria e sull’Etna.

Le bellissime etichette policrome, la qualità eccellente dei vini con i profumi inebrianti come quello del Ben Ryé e la capacità e la simpatia della famiglia Rallo: sono questi i punti di forza di Donnafugata, una delle aziende che ha valorizzato l’enologia siciliana, e non solo.
Una bella storia, quella dei Rallo, con oltre 170 anni di esperienza nel vino di qualità. Giacomo, la quarta generazione, fonda nel 1983 Donnafugata con la moglie Gabriella, e insieme innovano lo stile e la percezione del vino siciliano, che poi faranno conoscere nel mondo. A cominciare dal nome, Donnafugata, un riferimento al romanzo di Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, scritto e ambientato nei territori dove si trova il primo nucleo di vigneti aziendali, nella Tenuta di Contessa Entellina.
Altre date importanti sono: il 1989, quando i Rallo sbarcano a Pantelleria per dar vita al Ben Ryé, frutto della viticoltura eroica dell’isola del sole e del vento; il 1994, quando Gabriella incontra l’illustratore Stefano Vitale, si innamora del suo linguaggio fantastico e femminile e nasce la prima etichetta d’autore, La Fuga, con uno stile che ancora oggi contraddistingue il modo di essere di Donnafugata; e poi il 1995, che segna la prima annata del Mille e Una Notte voluto da Giacomo con la consulenza di Giacomo Tachis.

Una cantina che racconta la Sicilia

In tempi più recenti, siamo nel 2016, Donnafugata avvia la produzione in due territori di pregio con le nuove Tenute di Vittoria e dell’Etna, potendo così esprimere ancora di più il potenziale vitivinicolo dell’isola, mentre nel 2020 vede la luce la partnership con Dolce&Gabbana, che con la famiglia Rallo condivide il valore dell’eccellenza artigianale e l’amore incondizionato per la Sicilia.
Sul ruolo di Donnafugata nel valorizzare l’enologia sia siciliana che italiana, Antonio Rallo, che con la sorella José gestisce l’azienda con i preziosi consigli di mamma Gabriella, non ha dubbi: «Dalla vigna alla cantina, il nostro è un fare sartoriale: concentriamo le nostre attenzioni su piccole produzioni di pregio da territori e vigneti unici, dalla Sicilia occidentale a quella orientale. Penso che i nostri vini rappresentino bene la straordinaria ricchezza e diversità dell’isola e che questo sia il modo migliore per valorizzare l’enologia siciliana e per accreditarla nel mondo. Un aspetto affascinante del mio lavoro è che siamo in contesti produttivi molto differenti tra loro, e in alcuni casi particolarissimi, come quello di viticoltura eroica di Pantelleria o della viticoltura di montagna che conduciamo sull’Etna. Non è un caso che la nostra vendemmia sia tra le più lunghe d’Italia: dura fino a 100 giorni e comporta assoluta dedizione e grande impegno organizzativo».

Cinque tenute su 488 ettari

Oltre al merito di aver fondato Donnafugata, Giacomo Rallo, scomparso nel 2016, era un uomo con una grande visione, che continua ancora oggi ad ispirare Antonio e José nel perseguimento costante della qualità e della valorizzazione delle produzioni. Esemplare, inoltre, il suo impegno in favore di una cultura del fare squadra: insieme a Diego Planeta, Lucio Tasca e altri produttori, ha dato vita all’associazione Assovini Sicilia. «Il suo spirito di collaborazione», dice Antonio Rallo, «ha spianato la strada alla nascita della Doc Sicilia in favore della quale sono personalmente impegnato dal 2011. Nel 2006 la sua nomina a Cavaliere del lavoro è stato il giusto riconoscimento per il successo del suo impegno imprenditoriale, così come di quello in favore di tutto il mondo del vino».
Oggi Donnafugata, oltre alle cantine storiche di Marsala, possiede quattro tenute per un totale di 488 ettari di vigneti a Contessa Entellina, Pantelleria, Etna e Vittoria. La produzione complessiva annua è di oltre 3 milioni di bottiglie. I vini Donnafugata sono distribuiti nel mercato domestico e in oltre 70 Paesi, con un focus sull’Horeca che è canale privilegiato per i prodotti di qualità.

Le sfide del futuro

Tra i vini simbolo dell’azienda spiccano il rosso Mille e una Notte, della tenuta di Contessa Entellina, e il Ben Ryé Passito di Pantelleria. «Oggi siamo orgogliosi di diverse altre etichette più recenti», dice Antonio Rallo, «come i rossi cru dell’Etna Fragore di Contrada Montelaguardia e il Contrada Marchesa, oltre al Floramundi Cerasuolo di Vittoria».
Ad Antonio Rallo, che si occupa anche della parte tecnica dell’azienda, mentre José segue soprattutto quella del marketing, chiediamo se ha uno-due episodi, anche curiosi, del primo periodo dell’azienda. «Entrambi sono legati a nostra madre, donna coraggiosa e propensa all’innovazione, pioniera della viticoltura di qualità. Ai lavoratori in vigna chiedeva di ridurre le rese per pianta. Erano tutti molto perplessi, ma poi – assaggiando i vini – capirono che la crescita qualitativa passava da lì, e da quel momento seguirono con convinzione le sue indicazioni. Lei ha anche rappresentato Donnafugata in molti viaggi all’estero e una volta, in occasione di un importante ricevimento, fu presentata come la “contessa Entellina”, scambiando il nome della nostra tenuta con un titolo nobiliare».
Quanto alle prospettive future, l’impegno della famiglia Rallo è rivolto sia alla produzione che all’enoturismo, oltre alle sfide del mercato. «Ci siamo prefissati di sviluppare l’export, perché riteniamo di avere ampi margini per accrescere la notorietà e la distribuzione dei nostri vini sia nei mercati maturi per il vino italiano, come Germania, Svizzera e Stati Uniti, che in piazze promettenti dell’Est Europa, del Sudamerica e dell’Asia».

Foto di apertura: la Tenuta Contessa Entellina, primo nucleo dei vigneti di proprietà © Donnafugata – F. Gambina

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© Riproduzione riservata - 22/06/2024

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