50 anni di storia del vino: Cavit, la forza della cooperazione

50 anni di storia del vino: Cavit, la forza della cooperazione

Nata nel 1950, riunisce oggi 11 Cantine e oltre 5.250 viticoltori trentini. L’esempio positivo della collaborazione, la ricerca dell’eccellenza a un prezzo accessibile, la garanzia di un’equa stabilità economica per i soci.

Cavit è un modello di cooperazione dinamico ed efficiente, un consorzio di secondo grado (ossia un consorzio di cooperative) che fonde il rispetto delle antiche radici trentine ai moderni propositi di avanguardia tecnologica e sostenibilità. Riunisce al suo interno 11 Cantine sociali e più di 5.250 viticoltori della provincia di Trento, ovvero il 60% della superficie vitata complessiva; la sua doppia anima di filiera e sistema permette di coniugare grandi volumi a standard produttivi elevati, con vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo.
«La nostra storia cominciò nel 1950 quando alcuni viticoltori si associarono con l’intento di valorizzare meglio insieme i vini della tradizione trentina», racconta il direttore generale Enrico Zanoni. «Il ruolo iniziale del consorzio era quello di assistere le Cantine, promuovere la cultura del vino di qualità in Trentino, fornire formazione e un aiuto quotidiano ai vignaioli al fine di orientarli verso le tecniche di coltivazione più avanzate». Nel 1957 una transizione importante: la decisione di sviluppare anche l’attività di vendita, dotandosi di una struttura commerciale adeguata e realizzando quella che oggi viene definita una rete d’impresa. «Ben presto siamo diventati un esempio positivo dei benefici e degli effetti sinergici che la cooperazione permette di avere: massa critica, capacità di investimenti, strutture e organizzazioni».

L’eccellenza a un prezzo accessibile

Cavit è stato uno dei gruppi vitivinicoli pionieri dell’internazionalizzazione del vino made in Italy, a cominciare dal comparto nordamericano, con una progressiva crescita sui principali mercati esteri. «Credo che il nostro contributo più importante sia stato quello di aver diffuso in tutto il mondo i vini italiani affordable premium, che non sono etichette entry level bensì prodotti eccellenti in termini di qualità, ma ad un prezzo accessibile. Una cosa tutt’altro che banale pensando che in alcuni segmenti facciamo qualche milione di bottiglie. Lo status di cooperativa di secondo grado ci porta ad un’offerta molto ampia e variegata e la nostra filosofia è quella di cercare di dare al consumatore sempre qualcosa in più di ciò che si aspetterebbe dal prodotto che acquista, in rapporto alla fascia di prezzo di riferimento».
Tutto questo è stato possibile anche grazie alla brand reputation che Cavit si è costruita nel corso dei decenni, continuando a investire per migliorare ogni anno la gamma e il posizionamento delle referenze, portando avanti uno sviluppo coerente e continuo dalla vigna alla bottiglia. «La nostra missione è quella di generare reddito attraverso le Cantine associate per dare ai soci viticoltori una remunerazione il più possibile adeguata ai loro sforzi, che permetta loro di sostenere in modo corretto e stabile nel tempo il proprio lavoro». Solo così si può trasformare l’eccellenza in un modus operandi consolidato.

Un successo dovuto alle persone

Negli ultimi 15 anni il fatturato è raddoppiato (nel 2022-23 il bilancio si è attestato a 267,1 milioni di euro), anche grazie a una politica vincente di acquisizioni tra cui quella, nel 2019, di Cesarini Sforza, storico marchio della spumantistica Trentodoc, che si affianca ad Altemasi, linea premium di Metodo Classico. L’imprinting trentino e la forte personalità di queste produzioni ricevono ogni anno numerosi riconoscimenti di prestigio dalla critica nazionale ed estera.
Tra le figure che hanno partecipato al successo di Cavit, il direttore generale Enrico Zanoni ricorda in primis Nereo Cavazzani, primo direttore tecnico della storia aziendale. «Il suo contributo è stato fondamentale per la crescita di tutta l’enologia trentina e più in generale italiana. C’è il suo ingegno dietro all’invenzione della tecnica dell’imbottigliamento sterile a freddo, così come a quella del metodo di spumantizzazione che porta il suo nome. E dopo di lui Anselmo Martini, un altro grande enologo che ha dedicato più di 40 anni della sua vita professionale a Cavit lasciando un segno indelebile in tutti i collaboratori che lo hanno conosciuto».

I vini più iconici

Tornando ai vini, il Trentino Rosso Superiore Quattro Vicariati, blend di uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, ha segnato la prima fase di Cavit, dagli anni Sessanta agli Ottanta. Il nome è un toponimo che indica una zona compresa fra i comuni di Ala, Avio, Brentonico e Mori, in Vallagarina, tra le aree più vitate del Trentino e una delle più vocate per i rossi di struttura. «Sono molto legato a questa etichetta perché rappresenta le origini. È un ottimo prodotto, con una qualità ben superiore a quella che ci si potrebbe aspettare considerato il prezzo di vendita».
Il vino più emblematico del periodo che va dall’inizio degli anni Ottanta fino ai primi anni Duemila è il Pinot grigio Cavit Collection, un bianco creato apposta per il mercato americano. «Ha segnato un’epoca, è stato uno dei pionieri della sua tipologia negli Stati Uniti ed è ancora oggi una delle colonne portanti del portafoglio Cavit».
Per Zanoni il miglior rappresentante degli ultimi vent’anni è il Trentodoc Altemasi Millesimato Brut, che cavalca con successo il trend mondiale delle bollicine. «Tra tutte le etichette è forse quella che sento più vicina perché rappresenta anche un po’ la mia esperienza in Cavit. Quando sono arrivato, mi è subito parso che il mondo della spumantistica potesse diventare il nuovo pilastro aziendale e in effetti questo potenziale è stato confermato da una crescita esponenziale. Oggi forse può apparire una scelta un po’ scontata, ma 15 anni fa il mondo degli spumanti non era quello di oggi, non aveva lo stesso successo e appeal».

Foto di apertura: i principi della Cantina integrano il rispetto per le tradizioni trentine con l’avanguardia tecnologica e la sostenibilità ambientale

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© Riproduzione riservata - 02/06/2024

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