Quanto male ci fa questo vuoto di potere

Quanto male ci fa questo vuoto di potere

A che serve un ministro dell’Agricoltura? Non tutti si rendono conto dell’importanza della politica nel mondo del vino. La maggior parte dei cittadini, purtroppo, se la canta: Sempre alegri, mai pasion, Viva l’A. e po bon. Perdonate la citazione triestina, che riaffiora dalle memorie familiari. L’A. era l’Austria. L’espressione conta diverse varianti concettuali in Italia, si pensi al motto del Guicciardini “o Franza o Spagna purché se magna“. Insomma, arrangiamoci e poco importa chi sta al potere. E invece conta massimamente, anche nel mondo del vino.

I timori di chi lavora nel settore

Quel che segue non è dunque un piagnisteo qualunquistico, né così ci è stato trasmesso dai vertici delle categorie di settore (Unione Italiana Vini e Federvini in primis), ma trattasi piuttosto di cahiers de doléances di vitivinicoltori in allarme per le conseguenze cui porterebbe l’odierno vuoto di potere, che non sappiamo se sarà colmato da qui all’uscita del nostro giornale tra pochi giorni (ndr: nel frattempo il giornale è uscito, il Vinitaly è passato, ma la situazione è rimasta immutata).

Oltre un mese di vuoto di potere (dalle dimissioni di Martina)

Quello del vino è un settore “ad alta gradazione normativa”, legato più di altri ai lacciuoli della Pubblica amministrazione. Non è necessariamente un male, perché alcune di queste regole sono alla base delle Dop che accompagnano il nostro successo sui mercati internazionali. Più che l’eccesso di leggi, quindi, preoccupa proprio lo stallo politico. Il vuoto si è aperto il 13 marzo, quando l’ex ministro Maurizio Martina ha dato le dimissioni.

Si attendono le nomine del Comitato nazionale vini Dop e Igp

L’incarico è stato assunto ad interim da Paolo Gentiloni il quale, comprensibilmente, ha avuto altre priorità. Una delle misure più urgenti che il settore vino si attende è la firma del decreto per le nomine del Comitato nazionale vini Dop e Igp: decine di modifiche richieste per le Doc e le Docg italiane rischiano di restare al palo, impossibili da recepire prima della prossima vendemmia (ne abbiamo già parlato qui). Questa firma, però, parrebbe cosa fatta (ndr: e invece no, neanche questa è stata fatta).

Non facciamoci superare ancora dai francesi

Su altri dossier ballano denari sonanti, tanti: ad esempio il decreto per l’Ocm-Promozione, il programma di contributi per sostenere le aziende nell’export. Oggi si dovrebbe già discutere delle misure 2018-19, mentre le aziende aspettano ancora di chiudere le pratiche del 2017-18. Ogni ritardo è una frenata nella competizione internazionale e non stupiamoci quindi se altri, ad esempio i soliti francesi, più organizzati, raggiungono risultati migliori dei nostri.

Enoturismo e Testo Unico richiedono misure urgenti

Un’altra impasse che ci danneggia riguarda l’enoturismo: il decreto legge complessivo non è stato approvato, ma nella finanziaria si riconosce per la prima volta il turismo del vino quale attività commerciale soggetta a regime fiscale. Se ne riconosce, in un certo senso, l’esistenza. Le aziende hanno apprezzato, dato che sinora questa voce economica sempre più importante è stata gestita “aumm aumm”. Non abbiamo mai sentito tanto entusiasmo, bisogna dirlo, di fronte alla possibilità di emettere uno scontrino fiscale. Lo stallo più grave, però, riguarda la mancata approvazione di svariati decreti attuativi del Testo Unico: la questione dei consorzi e dei controlli erga omnes, le alternative alle fascette delle Doc, la dematerializzazione dei registri…

Oggi non siamo rappresentati in Ue!

Ancor più allarmante, per qualcuno, è che oggi non siamo rappresentati nei consessi dell’Unione Europea, non stiamo partecipando alla discussione della Pac (Politica agricola comune) post 2020, che sarà cruciale per mantenere l’Ocm. È pur vero che si entrerà nel vivo della discussione solo a maggio, e per quel tempo l’Italia potrebbe avere una voce. Sul tavolo della Pac c’è anche la questione delle autorizzazioni al reimpianto dei vigneti: i circa 6.500 ettari concessi ogni anno sembrano pochi.

Serve un nuovo ministro dell’Agricoltura

E in tutto ciò, il ministro dev’essere forte anche nei rapporti con le Regioni e i relativi assessori all’Agricoltura. Il Titolo V della nostra Costituzione, infatti, conferisce ad essi grande potere, ed essi si battono per i diritti d’impianto, per le sovvenzioni, per tutto. Il ministro deve essere in posizione di autorevolezza per resistere all’urto e coordinare le Politiche agricole del Paese. I danni provocati da questo vuoto di potere saranno pagati, inaspettatamente, da tutti. Non ci pensiamo quando afferriamo una bottiglia dallo scaffale, ma è così. Buon lavoro, futuro neo ministro.

L’editoriale di Alessandro Torcoli è tratto da Civiltà del bere 2/2018. Per leggere la rivista acquistala in edicola o sul nostro store (anche in digitale). Per info: store@civiltadelbere.com

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