Vino: femminile, plurale. Un libro per riflettere

Vino: femminile, plurale. Un libro per riflettere

Il tema del rapporto tra donne e vino, o meglio sul ruolo del mondo femminile in questo mondo è ancora d’attualità. Dovrebbe essere cosa assodata, normale, non degna di articoli o addirittura libri. Di vino, infatti, come di tutto il resto si dovrebbero occupare donne e uomini. Ma non è così scontato, evidentemente, se guardiamo all’attivismo delle associazioni che si pongono come scopo la valorizzazione e la tutela delle quote rosa, Donne del Vino, della Vite, italiane, del mondo.

“Vino: femminile, plurale”, il libro di Cinzia Benzi

Basta scorrere le pagine di Cinzia Benzi, da anni al fianco di Paolo Marchi e delle sue Identità golose, nello snello volumetto edito da Giunti (128 pagine, € 12) “Vino: femminile, plurale” – giunto or ora sulla nostra scrivania – per capire quante donne siano oggi al pari dei maschietti nella cabina di regìa di aziende e enti endici.

Le donne protagoniste

Cinzia racconta in brevi biografie le avventure di Sandrine Garbay, Julie Gonet-Médeville, Anna e Valentina Abbona, Raffaella Bologna, Cristina Ziliani, Camilla Lunelli, Marilisa e Silvia Allegrini, Ginevra Venerosi Pesciolini, Cecilia Leoneschi, Susy e Caterina Ceraudo, Silvia Maestrelli. Ma molte altre, davvero importanti, ce ne sarebbero da elencare, ad esempio Albiera Antinori, Gaia Gaja, Angela Velenosi, Roberta Corrà (GIV), Ruenza Santandrea (Cevico), Francesca Planeta, José Rallo, le sorelle Argiolas…

 

 

Una (amara) riflessione

Sono davvero tante le energiche donne che animamo il mondo del vino, per restare in Italia. E all’estero sono ancor di più: dall’ineffabile Jancis Robinson in giù, passando per le molte Master of Wine, Master Sommelier, titolari di colossi americani o sudamericani, eccetera. Insomma, il libro è di piacevole lettura, ma resta sempre un po’ di amaro in bocca di fronte a questo tema, perché solo quando nessuno sentirà più il bisogno di scriverne, avremo raggiunto il punto di equilibrio.

I proventi alla onlus Food for Soul

Nota invece davvero encomiabile (anche se purtroppo sappiamo come gira l’editoria libraia e quanto sottili in vero sono i guadagni) l’autrice devolverà i suoi proventi alla onlus ‘‘Food for Soul’‘, l’organizzazione no profit fondata dallo chef Bottura che mira ad accrescere la consapevolezza sociale su temi come lo spreco alimentare e la fame attraverso la realizzazione e la promozione di iniziative in collaborazione con chef, artigiani, artisti, designer ed enti.

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© Riproduzione riservata - 18/07/2017

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