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Vino e pittura, il nettare di Bacco nell’arte moderna e contemporanea

Vino e pittura, il nettare di Bacco nell’arte moderna e contemporanea

Dopo l’excursus dedicato alla produzione classica, torniamo a parlare del binomio vino e pittura guardando all’arte moderna e contemporanea. Dall’Impressionismo al Futurismo, passando per il Cubismo, la Metafisica e il Surrealismo. Con l’analisi dei quadri di Manet, Munch, Morandi, Mirò, Picasso e Depero.

Nella prima parte di questa nostra piccola ricerca dedicata alla presenza del vino nell’arte pittorica, ci siamo concentrati sul vasto spazio temporale che va dall’antichità al periodo neoclassico. Qui dedicheremo le nostre attenzioni al capolinar di Bacco nell’arte moderna e contemporanea, con una simbolica scelta di alcune fra le opere più interessanti del periodo. Dall’Impressionismo di fine ’800 fino al Futurismo, alle soglie dei giorni nostri. Cercando, pur con draconiana sintesi, di offrire uno spaccato sufficientemente esemplificativo di come i pittori a noi temporalmente più vicini abbiano inteso interpretare, con approcci affatto variegati, il nettare del dio a noi più caro.

Un coacervo di stili intrecciati

A partire dal ’900 la presenza del vino nell’arte figurativa intraprende percorsi eterogenei, affrancandosi da tutto quel bagaglio secolare di iconografie classiche ormai giudicate stereotipate. Molti artisti si cimentano nel raffigurare con uno stile personale il vino (spesso “semplici” bottiglie). Da citare ad esempio alcune opere impressioniste di Monet, Manet e Renoir, espressioniste di Munch, surrealiste di Miró, cubiste di Picasso, metafisiche di De’ Chirico e Morandi, e persino futuriste di Depero e Marinetti. Il vino nell’arte contemporanea acquisisce dunque una propria dignità lirica, ovvero legata in primis alla sensibilità artistica dell’autore, alla sua personale interpretazione e al proprio intimo legame col nettare di Bacco. Qui di seguito, in ordine cronologico, alcune delle opere più intriganti da fine ’800 alla metà del “secolo breve”.

vino e pittura moderna

Il bar delle Folies-Bergère

Autore: ÉDOUARD MANET – Anno: 1881-1882 – Corrente: preimpressionista – Tecnica: olio su tela – Dimensioni: 96×130 cm – Collocazione: Courtauld Gallery, Londra

Cosa pensa e osserva la cameriera al centro di questo capolavoro di Manet, sua penultima opera e sorta di testamento artistico? La risposta sta nell’immaginazione di ciascun osservatore. Per usare un linguaggio filmico, si tratta di un dipinto dal finale “aperto”, pirandelliano verrebbe da aggiungere, in cui è lo spettatore il vero protagonista e potenziale interlocutore della donna. L’ambientazione parigina, l’uso equilibrato del colore nero, un’originale natura morta, una geometria perfetta: queste le caratteristiche del quadro: un gioco di specchi tra gli occhi della cameriera, che sembra in attesa, e chi osserva.

Realismo e attenzione ai dettagli

Di primo acchito, il tutto pare la descrizione di una scena di vita quotidiana all’interno di un locale pubblico, affollato di clienti, e forse la cameriera attende semplicemente che qualche avventore le ordini qualcosa da bere. Osservando più attentamente, però, a destra uno specchio restituisce il riflesso di un uomo col cilindro. Inoltre lo sguardo della ragazza è malinconico: forse che desideri essere in un luogo tranquillo ove riposare? Manet ha rappresentato sul bancone di marmo del bar alcune bottiglie di Champagne e di birra, su un’alzata alcuni mandarini, infine due rose in un calice. Una composizione che, da sola, è una meravigliosa natura morta. Sulla bottiglia rossa a sinistra, la firma dell’artista.

vino e pittura moderna

Il giorno dopo

Autore: EDVARD MUNCH – Anno: 1895 – Corrente: espressionista – Tecnica: olio su tela – Dimensioni: 115×152 cm – Collocazione: Nasjonalgalleriet, Oslo

Questo dipinto ha avuto critiche contrastanti, con i benpensanti pronto a liquidarlo come una banale raffigurazione di una prostituta ubriaca. In realtà in Munch la rappresentazione di una donna nel proprio letto è tema abbastanza ricorrente, ma mai svestita. Ciò non rientrava nella sua cifra stilistica, tanto da essere infastidito dai dipinti dei colleghi che invece spesso ricorrevano alla nudità. In quest’opera la donna si trova sola e dorme in un ambiente povero, non adornato. La luce che preannuncia il nascere del giorno interessa la parete, il volto, il busto e il braccio della protagonista, ma volutamente senza tracce di sensualità, nel contesto di un’atmosfera quasi decadente.

La presenza ambigua del vino

Le bottiglie sul tavolo lasciano pensare che l’alcol sia un aspetto essenziale nella vita di questa donna. Ma l’autore si mantiene ambiguo; il titolo del dipinto si riferisce dunque a una notte amorosa, poi rivelatasi effimera, tradendo così le aspettative affettive della signora? Oppure nulla di tutto ciò; ma più semplicemente ci si trova di fronte a un soggetto femminile che si è abbandonato all’ebbrezza e che non ha ancora smaltito l’ubriacatura della sera precedente, con due bottiglie e due bicchieri vuoti a testimoniare i suoi bagordi notturni. Certo la duplicità dei calici porterebbe a ritenere più verosimile la prima ipotesi; o potrebbe trattarsi effettivamente di una prostituta che ha intrattenuto un cliente prima di abbandonarsi nelle braccia di Morfeo.

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Natura morta con manichino

Autore: GIORGIO MORANDI – Anno: 1919 – Corrente: metafisica – Tecnica: olio su tela – Dimensioni: 59,3×49,3 cm – Collocazione: Polo Arte Moderna e Contemporanea del Museo del Novecento, Milano

Soprattutto nel suo periodo metafisico, per Giorgio Morandi l’arte è un linguaggio universale, nel senso che deve poter parlare a tutti. In una natura morta l’artista è libero dall’obbligo del significato e dell’interpretazione. Può in totale libertà dedicarsi ai colori, alle forme e alle ombre, che diventano l’unico e vero soggetto e significato dell’opera. Il manichino è una non-persona perché rappresenta tutte le persone, anche chi artista non lo è. Il pittore bolognese, in questa specifica opera, sul tavolo rotondo ha collocato centralmente un busto di manichino da modista, disponendo in primo piano un foglio piegato e un pane, sullo sfondo una scatola da sigari e due bottiglie.

Riflettori puntati sulla bottiglia a sinistra

L’attrezzeria metafisica convive con brani di realtà quotidiana, in una provocatoria sfida percettiva: il tavolo galleggia nel vuoto; la bottiglia sulla sinistra è ridotta a una pura sagoma bidimensionale. La radiografia dell’opera ha provato che, nella ridipintura del settembre 1919, Morandi ha soprattutto puntato a rinforzare i contrasti di chiaroscuro; la scomparsa del riflesso sulla bottiglia a destra, il suo allargamento e la sua riduzione in altezza stagliano questo oggetto scuro e compatto, dalla sagoma inelegante, entro i due estremi luminosi del fondale e della facciata del foglio aperto a V.

La bottiglia di vino

Autore: JOAN MIRÓ – Anno: 1924 – Corrente: surrealismo (astratto) – Tecnica: olio su tela – Dimensioni: 73,5×65,5 cm – Collocazione: Fondazione Joan Miró, Barcellona

Quest’opera di Mirò può essere considerata un paradigma del surrealismo astratto. L’autore inserisce qui una bottiglia di vino, unico oggetto “reale”, in un contesto surreale, quasi del tutto astratto. L’oggetto di vetro pare fluttuare nello spazio come un’astronauta in una missione extraveicolare, in un universo dai vaghi richiami rurali, popolato da figure zoomorfe quasi aliene e da segni che tutto lasciano all’immaginazione dell’osservatore. Si può osservare un fantasioso insetto alato, che pare essere osservato dal basso da una sorta di baffuto rettile-invertebrato; (forse) un uccello in lontananza nella parte superiore destra della tela; quattro figure vagamente antropomorfe al limite sinistro in alto dell’opera; tratti che ricordano sagome di colline o montagne a fianco della bottiglia, che potrebbero al limite essere anche onde marine, o entrambe le cose.

Le interpretazione della scritta in etichetta

Quasi che l’artista voglia promuovere nello spettatore una psichedelica pareidolia (illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili dalla forma casuale, ndr). Sull’etichetta della trasparente bottiglia è riconoscibile – stavolta inequivocabilmente – una grande “VI”, che però può prestarsi ad almeno tre significati, senza che nessuno possa escludere gli altri: vin e/o vie e/o vis (forza, energia), il tutto in perfetta sintonia con l’idea di Mirò di fusione metaforica tra arte e vita, aspetto chiave del movimento surrealista.

La bottiglia di vino

Autore: PABLO PICASSO – Anno: 1926 – Corrente: cubista – Tecnica: olio su tela – Dimensioni: 98.0×131.5 cm – Collocazione: Fondazione Beyeler, Riehen (Basilea)

Anche Pablo Picasso ha dedicato diverse sue opere al vino, particolarmente nel suo periodo cubista. “La bottiglia di vino” è una di queste, forse la più famosa, diventata una delle icone pittoriche dedicate al frutto di Bacco. Nel periodo in cui la dipinse, l’autore era uno dei tanti artisti che si incontravano nei bar con altri famosi intellettuali, delle più svariate avanguardie, per confrontarsi; bevendo vino, Champagne e Assenzio. Questo dipinto, come numerosi altri del celebre pittore spagnolo, riflette i temi e le preoccupazioni più intime dell’autore, che al tempo stesso però amava la vita e i godimenti che essa era in grado di offrirgli. Il suo linguaggio artistico, volutamente innovativo e anticonformista, rompe coi canoni estetici e col gusto espressivo di tanti suoi contemporanei.

La poetica del cubismo

La bottiglia di vino, al centro della composizione, non è facilmente riconoscibile, se non per l’etichetta bianca con la scritta “ViN”, “affogata” in un insieme di sagome geometriche, dagli eccentrici cromatismi. Gli elementi di spicco sembrano essere una essenziale natura morta, uno spartito musicale e una chitarra destrutturata; quasi a voler riprendere, in chiave ultramoderna, temi già affrontati dai suoi predecessori, ma con un piglio assai più convenzionale e di maniera. Difatti il nocciolo duro del cubismo è stato il suo rifiuto dei convenzionalismi, dirigendo e focalizzando il suo sguardo verso l’illusionismo, giocando con la scomposizione delle strutture figurative, in un alternarsi di bi e tridimensionalità, creando così, volutamente, una sorta di straniamento da parte dell’osservatore.

Riti e splendori d’osteria

Autore: DEPERO – Anno: 1944 – Corrente: futurista – Tecnica: olio su tavola – Dimensioni: 120×82 cm – Collocazione: Collezione Cassa Rurale di Rovereto

Fortunato Depero in questo grande dipinto a olio su tavola restituisce il gusto di una vita dai piaceri semplici, dove stilizzate figure maschili brindano tra fiaschi e calici alzati in una scena tuttavia non priva di una certa aulicità celebrativa. Non va dimenticato, infatti, che l’opera di Depero si colloca in un periodo storico nel quale il vino, prodotto tipicamente italiano, rappresenta un sicuro punto di forza dell’economia nazionale. Il nettare di Bacco viene così sottolineato nei suoi soli aspetti positivi, simbolo di calore, di passione, di fratellanza, di piacere e di sensualità, mediatore verso ogni libertà espressiva, arte inclusa.

Un inno al vino e alla degustazione

Giocato su freddi toni cromatici (verdi, violacei e marroni spenti), paradossalmente il vino in sé non è però al centro dell’attenzione dell’opera. È l’atto del bere il vero protagonista, enfatizzato dalle braccia piegate nel gesto dei bevitori e dalle mani che afferrano saldamente i bicchieri, mentre una certa rigidità delle solide forme, percorse da geometriche linee verticali e oblique, smorza in parte il senso di conviviale euforia del dipinto. Depero dipinge così il suo inno al vino, alimento che deve, come tutto il cibo “futurista”, “eccitare la fantasia prima ancora di tentare le labbra” (Fisiologia del gusto, Anthelme Brillat-Savarin). Pur se i futuristi presero le distanze dal cubismo, tuttavia quest’ultimo, soprattutto quello essenziale di Picasso, non appare del tutto rinnegato, a conferma di quella personale e originale sintesi tra futurismo, cubismo, orfismo e astrattismo. Da notare un singolare dettaglio: fra i bevitori ve ne è uno, che osserva il calice in controluce, quasi a voler precorrere il moderno approccio alla degustazione.

Foto di apertura: Y. Papanastasopoulos – Unsplash

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© Riproduzione riservata - 02/10/2021

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