Scienze Scienze Riccardo Oldani

Vini naturali, nascita ed evoluzione di un’idea

Vini naturali, nascita ed evoluzione di un’idea

Che cosa si intende quando si definisce un vino “naturale”? Quando questa definizione ha cominciato ad affermarsi? Quale impatto sul mercato ha avuto in passato e avrà in futuro? Prova a rispondere a tutti questi quesiti Jing Jing Sui, attenta studiosa del mondo del vino, con un approfondito e interessante saggio da scaricare e leggere.

Di vini “naturali” si parla sempre di più negli ultimi tempi (anche la monografia di Civiltà del bere 3/2020 è dedicata a questo tema: guarda qui).

La definizione parrebbe una tautologia: che cosa ci può essere, infatti, di più naturale di un prodotto che origina dalla terra e che sviluppa un profondo legame con il territorio? D’altro canto, la coltura della vite deve essere aiutata dall’uomo con interventi e trattamenti, e il suo risultato finale, il vino, può essere migliorato e reso più stabile da una serie di pratiche di cantina (leggi anche: “Il vino naturale è un punto di approdo, non d’arrivo“).

L’indispensabile ruolo umano

Tutta la filiera vitivinicola non può, insomma, prescindere dall’intervento umano per arrivare a mettere in bottiglia il risultato di un lavoro lungo, faticoso, esposto a tante incertezze, che non sono soltanto quelle di un clima di che cambia, ma che sono anche connesse con i tanti patogeni che affliggono la coltura della vite e con le infinite modificazioni, positive o negative, che il prodotto può subire in bottiglia.

Cinquant’anni di storia

Che senso ha, quindi, parlare di vino “naturale”? Quando si è cominciato a farlo? Che cosa ha spinto a introdurre questo concetto e a fargli assumere i molteplici significati che questa definizione ha assunto nel tempo? Jing Jing Sui, formatasi all’Università di Milano alla scuola di Attilio Scienza e ora in Francia per conseguire il master di Wine Marketing presso l’INSEEC, prova a tracciare la storia di quella che, a partire dagli anni Settanta, ha cominciato a essere definita “viticoltura pulita”, per portare poi al diffondersi del biologico, del biodinamico e approdare, infine, all’ampia famiglia dei “vini naturali”.

La mancanza di una normativa è un problema

La difficoltà principale, osserva Jing Jing Sui, risiede soprattutto nella mancanza di un sistema di riferimento preciso e condiviso, che individui in maniera inequivocabile che cosa sia un vino naturale. A parte la definizione di “Vin Méthode Nature”, affermatasi in Francia e approdata a linee guida del ministero dell’Agricoltura francese, non esistono standard o disciplinari di riferimento (leggi anche: I marchi ecosostenibili sono più realisti del re e Biologici, biodinamici, vegani. Tutte le certificazioni del vino naturale).

Moda effimera o fenomeno duraturo?

L’autrice quindi si addentra in una lunga e complessa trattazione, che vi rendiamo accessibile integralmente a questo link, in cui riassume le pratiche da effettuare in vigneto e in cantina e le sfide esterne e interne a cui devono prepararsi i produttori, per arrivare a delineare il potenziale di mercato di questi prodotti che, idealmente apprezzati per la loro filosofia “green”, non sono finora giunti a conquistare quote significative nelle vendite. Le premesse per una futura crescita, però, ci sono tutte, evidenziate da un aumento di eventi e degustazioni sul tema, da una forte spinta europea al biologico e dal sempre maggiore interesse dei distributori.

Le sfide del gusto e degli standard

Nel concludere il suo saggio, Jing Jing Sui sottolinea come, “per consolidarsi in futuro, la sfida più grande sarà quella di superare lo standard del gusto. I consumatori delle future generazioni, se da un lato puntano su autenticità e integrità dei prodotti, in linea con la loro filosofia e stile di vita, non intendono compromettere il gusto. In secondo luogo, vi è l’urgenza di armonizzare e standardizzare il processo di certificazione e adeguare le normative per formulare una politica interculturale generale attraverso le società e le agenzie deputate alla regolamentazione del mercato. La mancanza di protezione adeguata e di standard qualitativi certificati, uniti a un mercato non regolamentato, potranno facilmente compromettere il comparto del naturale”.

Per leggere in versione integrale il saggio di Jing Jing Sui clicca qui

Per acquistare il numero 3/2020 di Civiltà del bere (monografia: “Naturale”) clicca qui

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© Riproduzione riservata - 23/11/2020

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