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Non solo Metodo Classico. Gli altri vini “multi-vendemmia”

4 Luglio 2018 Valentina Vercelli

L’assemblaggio di più annate per produrre Metodo Classico è la pratica che consente, insieme ad altri accorgimenti, di perpetuare lo stile di una Maison nel tempo. Meno spesso, invece, è una procedura utilizzata per la produzione di altre tipologie di vino. Ma ci sono interessanti eccezioni.

Cabernet Franc uno e trino di Eugenio Rosi

Il vignaiolo trentino Eugenio Rosi nel 2004 ha cominciato a produrre un rosso frutto di tre annate, che esce come Igt Vallagarina Cabernet Franc, e il cui nome cambia di anno in anno, in base ai millesimi: oggi è in commercio il 13Quattordici15, che segue il 12Tredici14. Le uve provengono dal vigneto biologico del parco di Villa de Eccher nel centro storico di Rovereto; la produzione è di circa 1.800 bottiglie. «Ci è venuta l’idea di produrre un vino con più annate perché volevamo fare un rosso di una certa complessità senza utilizzare solfiti, se non una quantità minima al momento dell’imbottigliamento», racconta Eugenio. «L’uva fermenta spontaneamente in botti aperte per periodi che variano dai 40 ai 50 giorni, quindi il vino nuovo viene unito alle annate già in botte: così, si apportano lieviti freschi che fungono da antiossidanti e conservanti. Questo metodo, che abbiamo chiamato “Solera a scalare”, riprende in parte il Solera tradizionale, ma la nostra lavorazione prevede di operare con botti colme e di unire al massimo tre annate. Una volta completata la cuvée, questa riposa in legno per un anno, quindi viene imbottigliata senza filtrazione e affina ancora per sette-otto mesi in vetro prima della vendita».

 

In senso orario, Eugenio Rosi, Josko Gravner, Alois Clemens Lageder, i francesi Thierry e Jean.Emmanuel Parcé e gli austriaci Hoch e Zillinger

 

Passito di Ribolla by Joško Gravner

Anche Joško Gravner ha utilizzato tre annate di Ribolla per produrre il suo 8.9.10, un vino passito “tirato” in soli 1.200 esemplari. «Per anni ho vinificato solo uve che ritenevo perfette, poi ho ripensato alle parole di mio padre che diceva “stiamo lasciando per terra la parte migliore della vendemmia”», ci racconta il vignaiolo di Gorizia. Ecco com’è nata l’idea di fare un vino con uve completamente botritizzate, lasciate a lungo sulle piante. L’8.9.10 è il frutto di tre vendemmie: quella del 23 novembre 2008, quella del 12 novembre 2009 e quella del 15 novembre 2010. Dopo la fermentazione in anfora interrata, con una lunga macerazione anche dei raspi, è avvenuto l’affinamento in piccole botti di rovere, quindi l’imbottigliamento, senza chiarifica né filtrazione, nel luglio del 2015, con luna calante.

Lo Chardonnay Löwengang di Lageder

L’Alto Adige Chardonnay Löwengang 30 anni di Alois Lageder è, invece, un vino destinato a rimanere unico, creato per festeggiare l’importante anniversario di questo bianco, tra i primi a essere conosciuti al di fuori dei confini regionali. «Anche oggi, a trent’anni di distanza, per noi ogni nuova annata è una sfida affascinante che ci spinge a migliorare ancora la qualità della linea Löwengang», ci dice Alois Clemens Lageder. «Il vino dell’anniversario esprime proprio quest’intento: la voglia di sperimentare, lo spirito innovativo e la curiosità di giocare con varie componenti». Prodotto in 2.335 bottiglie, è fatto con un assemblaggio di tre annate: 2013, 2014 (in misura prevalente) e 2015. Le uve, coltivate sui terreni sabbiosi, ghiaiosi e molto calcarei dell’omonima tenuta di Magrè, arrivano da piante che raggiungono anche i 70 anni di età. Dopo la fermentazione spontanea del mosto in barrique, il vino affina in legno sulle proprie fecce fino al momento dell’imbottigliamento.

Le esperienze di Austria e Banyuls

Anche all’estero ci sono produttori che hanno fatto esperimenti assemblando più annate. In Austria, nella zona della Weinviertel, a nordest di Vienna, Johannes Zillinger produce dal 2015 il Revolution Österreich Solera, a base di Chardonnay, Riesling e Scheurebe. Lo Chardonnay fermenta in anfore da 500 litri e dopo la pressatura soffice affina in acciaio per 10 mesi, apportando struttura; lo Scheurebe, con la sua fermentazione breve, dona frutto ed eleganza, mentre il Riesling viene assemblato in tre annate con metodo Solera, senza trattamenti e filtrazioni, per dare il carattere particolare che ha questo bianco.

L’articolo prosegue su Civiltà del bere 2/2018. Per continuare a leggere acquista la rivista in edicola o su store.civiltadelbere.com (anche in digitale). Per info: store@civiltadelbere.com

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