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Villa Matilde fa il Falerno in anfora come i Romani

19 Gennaio 2019 Civiltà del bere
Villa Matilde fa il Falerno in anfora come i Romani

Già gli antichi Romani parlavano di Campania felix, riconoscendone la produzione vitivinicola d’eccellenza. Proprio in omaggio al grande passato enologico della regione, e in particolare al “magico Falerno” citato da Marziale e da altri scrittori classici, Villa Matilde ha voluto proporne una versione vinificata in anfora.

La Cantina di Cellole, nel Casertano, ha recuperato l’antico passato enologico affinando la Falanghina del vigneto Vigna Caracci in vasi di argilla ricreati con l’aiuto di tecnici e di archeologi. Gli obiettivi del progetto nelle parole di Maria Ida Avallone, alla guida del marchio con il fratello Salvatore.

Falanghina Vigna Caracci

L’anfora, una tradizione antica

«Come sappiamo, i Romani vinificavano, conservavano e trasportavano il vino in anfora», racconta Maria Ida Avallone. «Così quando mio padre negli anni Sessanta individuò e riprodusse alcune piante sopravvissute alla fillossera, ebbe subito l’idea di utilizzare questo tipo di contenitore. Nei primi tempi era difficile avere costanza qualitativa e di stile. Le sperimentazioni però sono sempre continuate». Il lavoro con i tecnici e gli archeologi locali si è rivelato fondamentale per ricreare giare in argilla con le stesse caratteristiche di quelle antiche. «Vendemmia dopo vendemmia, abbiamo cominciato a fermentare nei pithoi piccole quantità di uve sia bianche che rosse, coniugando antiche tradizioni e moderne tecnologie».

Maria Ida e Salvatore Avallone © Ada Masella

Falanghina Vigna Caracci 2014

Il risultato è il Vigna Caracci, Falerno del Massico Doc vinificato in anfora. Le uve Falanghina dell’omonimo appezzamento vengono pigiate delicatamente e poi fermentate parzialmente in vasi d’argilla e restano a contatto con i lieviti per 3-6 mesi. «Le anfore non vengono trattate con resina o altro materiale che possa modificare le caratteristiche organolettiche del vitigno o limitare l’apporto di ossigeno. Il progetto è iniziato utilizzando recipienti da 29 litri e oggi adoperiamo anche contenitori con capacità maggiori». Attualmente in commercio c’è il Falerno Vigna Caracci 2014. Viene prodotto in 6.500 bottiglie, ma a breve saranno presentati anche i Falerno del Massico bianco e rosso della linea Classici.

Le vigne di Falanghina

L’influenza del vulcano si fa sentire

I vigneti sono ai piedi del vulcano Roccamonfina, su terreni ricchi di pomici e ceneri. «Questo ci dà un grande contenuto di sostanze minerali. La vicinanza al mare, con la sua salinità, fa il resto, insieme ai venti freddi dalle vicine montagne che contribuiscono a esaltare i profumi. L’anfora, grazie alla sua porosità, permette la microssigenazione. Proprio come accade in legno, ma senza la cessione dei tannini». Il vino può così raggiungere vette di eleganza, complessità e sapidità. «Questo progetto è un omaggio alla storia millenaria del Falerno. E anche a mio padre, che ha creduto fortemente nella possibilità di far ritornare in auge questo nobile vino».

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2018. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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