Dall'Italia Dall'Italia Alessandro Torcoli

Una storia sbagliata

Una storia sbagliata

E niente, alla fine bisognava per forza guardarlo, questo spot del vino in brik più venduto in Italia. Stiamo dibattendo da giorni sul senso e la convenienza di un filmato commerciale.

Solo l’azienda produttrice alla fine saprà se la pubblicità avrà spostato in alto l’asticella della notorietà del marchio, se avrà conquistato nuovi consumatori, specialmente tra coloro che sembrerebbero il bersaglio della comunicazione, ossia quelli che, manipolati dai sacerdoti della sommellerie, lo denigrano, abituati (sostiene lo spot) a bere etichette, non vini. Gli enofighetti sono pieni di pregiudizi, e i veri esperti (i testimonial ingaggiati) smascherano i falsi intenditori, alludendo al fatto che questo vino (venduto principalmente in cartone) sia un’eccellenza da apprezzare con mente libera.

Le reazioni della stampa

Abbiamo letto commenti di ogni colore, da parte dei colleghi. C’è chi ha apprezzato lo spot per la contemporaneità del messaggio e chi sostiene che arrechi un danno a tutto il settore. L’unica critica condivisa riguarda uno dei testimonial che, qualificandosi come giornalista, non dovrebbe, per decenza deontologica, prestare il volto a una campagna pubblicitaria. Ma l’azienda non è nuova a certe scelte: un popolare collega che era anche stato conduttore di Linea Verde, una ventina di anni fa, fu scritturato per decantare, nel senso di elogiare, lo stesso prodotto.

Il nostro parere

Per essere chiari, il nostro giudizio su questo spot è negativo. Lo consideriamo inutile (non abbastanza credibile per essere dannoso al settore). Il mondo del vino ne parla, ma ciò non porterà necessariamente a un aumento nelle vendite né all’apprezzamento di questo brand. Le schiere di aspiranti sommelier non si ricrederanno, dopo aver visto lo spot, né correranno al supermercato a comprare il brik (o la bottiglia, perché a onor del vero il vino ora è disponibile anche in vetro), né si eserciteranno in ripetute degustazioni alla cieca per essere pronti, nel giorno del giudizio, quando il grand jury vorrà smascherarli e sbeffeggiarli.

Un messaggio populista

Il messaggio dello spot è populista, in linea con il sentimento contemporaneo; non si rivolge agli esperti ma al popolo di chi vuole bere decentemente e spendere poco (pochissimo) e a coloro che già consumano questo vino, ma che forse un po’ se ne vergognano. Lo spot li rasserena, loro sono nel giusto, lo bevono con gusto e hanno ragione. Non si preoccupino dei sedicenti esperti, quelli che bevono solo l’etichetta

È uno spot denigratorio

Parola dei guru, dei testimonial del gusto, quelli che se ne intendono veramente e che ci insegnano: chi denigra questo vino a priori sbaglia, perché se lo si assaggia alla cieca, senza pregiudizio, è eccellente. Peccato che questi testimoni, in uno spot, perdano di credibilità per definizione. I sommelier-ristoratori della giuria, in realtà, non manifestano palesemente un gradimento per il vino pubblicizzato, si limitano a sfottere i malcapitati, con tanto di romanesco “che ridi?” rivolto a una concorrente (giustamente) perplessa di fronte alla richiesta di riconoscere questo prodotto.

Il vino ha tanti mondi, ognuno con una sua dignità

Sarebbe interessante fare l’opposto, proporre ai signori della giuria un blind tasting perché senza pregiudizi commentassero la qualità intrinseca del vino. Considerando il suo posizionamento (e le caratteristiche di aroma e gusto), crediamo che sarebbero in grado di giudicarlo correttamente per quello che è: un vino onesto destinato al mercato di massa, adatto al consumo quotidiano per le sue caratteristiche di leggerezza e prezzo accessibile. Sia chiaro, la nostra non è una posizione snobistica, non stiamo criticando il valore di un prodotto e di milioni di consumatori. Ha la sua dignità, ma è fondamentale separare mondi diversi, quello del consumo cosiddetto quotidiano, quello dei vini premium, che spuntano un sovrapprezzo per le qualità intrinseche e il posizionamento di mercato, fino ai vini di pregio, destinati a un consumo più occasionale e altamente qualitativo, dove si ricercano caratteri ed espressioni superiori.

Lo troveremo nelle loro carte dei vini?

Colpire il gusto degli appassionati e mescolare le carte, alludendo a qualità intrinseche improbabili, sono i peggiori difetti dello spot. Era molto più credibile e piacevole la favola delle pubblicità precedenti, che immortalavano i contadini conferitori della cooperativa, orgogliosi di partecipare al grande progetto. I tre ristoratori, un sommelier “campione del mondo”, il gestore di un locale romano di grido e un giornalista-influencer che tifano per il brik, sinceramente, sono incredibili. Fino a prova contraria, quando i suddetti lo proporranno con orgoglio e palesemente nelle proprie carte dei vini.

L’editoriale è tratto da Civiltà del bere 6/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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© Riproduzione riservata - 13/12/2019

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