Il 18 marzo la Cantina veneta ha presentato la sua attività di mecenatismo in favore di una delle maggiori istituzioni culturali cittadine. L’evento ha tenuto a battesimo il nuovo release dell’iconico bianco multivintage, protagonista di un’affascinante verticale
Per la terza campagna di mecenatismo culturale, Pasqua Vini torna nella sua città natale. Al centro della partnership c’è infatti il Teatro Romano di Verona, ovvero il più antico teatro di pietra urbano (fu edificato nel I secolo a.C.), secondo per grandezza e importanza soltanto all’Arena. La Casa vinicola guidata da Umberto Pasqua con i figli Riccardo, Alessandro e Andrea sarà tra gli sponsor della prossima stagione dell’Estate Teatrale Veronese, in calendario da giugno a settembre. Prosegue quindi l’impegno di valorizzazione di alcuni dei luoghi culturali più importanti della città, che si somma alla partecipazione al progetto 67 Colonne per l’Arena di Verona, risalente al 2021.
L’impegno sul territorio
Dal 2018 ad oggi la strategia di responsabilità sociale ha portato Pasqua Vini a sostenere molte iniziative sia in Italia e all’estero (le ultime alla Saatchi Gallery di Londra), per un investimento complessivo di circa 7 milioni di euro. «Siamo orgogliosi di affiancare l’Estate Teatrale Veronese al Teatro Romano di Verona, un luogo simbolo della storia e dell’identità della nostra città, che io e la mia famiglia amiamo molto», ha spiegato il presidente Umberto Pasqua alla conferenza stampa di presentazione. «Attraverso questa collaborazione, confermiamo la volontà della nostra Cantina di essere non solo protagonista nel panorama vitivinicolo internazionale, ma anche attore attivo nella crescita culturale del territorio. Come per l’arte, coltivare idee, farle crescere, trasformarle in esperienze è il motore che ci spinge a sperimentare e innovare nel nostro settore».
Un nuovo lancio a Vinitay
Il processo di creazione di un’opera d’arte e quello di un vino hanno molti punti di contatto ed entrambi veicolano un messaggio universale, sono frutto di una forma di comunicazione inclusiva, capace di arrivare a tutti, superando le barriere. Anche per questo Pasqua Vini ha deciso di fare dell’arte contemporanea uno strumento di racconto sistematico dei propri valori. Ed è proprio in quest’ottica che nei mesi scorsi è stata lanciata una open call internazionale che ha raccolto circa 200 candidature di artisti e performer di tutto il mondo. Il più meritevole (al momento la sua identità è ancora top secret) è stato chiamato a realizzare un’installazione artistica in un luogo simbolo di Verona, che accompagnerà il lancio di un nuovo progetto vinicolo aziendale. Tutto sarà svelato durante la prossima edizione di Vinitaly dal 12 al 15 aprile.


L’evoluzione del progetto Hey French
Per il brindisi di rito al termine della conferenza stampa abbiamo assaggiato la quinta edizione dell’iconico bianco multivintage di Pasqua Hey French, you could have made it but you didn’t, al suo debutto assoluto. «Con questa quinta edizione compiamo un passo ulteriore nel nostro percorso di innovazione. Le sei annate che compongono il blend – 2024, 2022, 2020, 2019, 2018 e 2015 – dialogano tra loro, si completano e si rafforzano, dando vita a un’espressione unica e contemporanea. Questo progetto nasce da un’intuizione coraggiosa, ma ha potuto prendere corpo e forma solo grazie al lavoro quotidiano, attento e appassionato dell’uomo. È la dimostrazione concreta di quanto la visione sia fondamentale, ma di come siano la competenza, la sensibilità e la dedizione a trasformarla in creazione».
Il terroir del Soave
Il riferimento di Riccardo Pasqua è in primis a Carlo Olivari, enologo aziendale da ormai 20 anni, che ha sviluppato il progetto Hey French in sinergia con la famiglia Pasqua, supportandola nell’impresa – riuscita – di creare un grande bianco italiano capace di primeggiare a livello internazionale, per dimostrare che anche nel nostro Paese ci sono terroir capaci di produrre vini dall’appeal mondiale. Tutto è cominciato nel 2013 con l’individuazione di un vigneto particolarmente vocato nell’area orientale del Soave, con parcelle situate fino a 500 metri lungo i fianchi del Monte Calvarina, un rilievo dei Monti Lessini tra le province Verona e Vicenza. Terreni neri di natura vulcanica impiantati perlopiù a Garganega, con porzioni a Pinot bianco e Sauvignon blanc, le tre uve che compongono il blend.
La prima verticale
Fino alla annata 2018, le varietà venivano vinificate separatamente, dalla 2019 viene introdotta la tecnica dell’ammostamento congiunto. La maturazione, di circa 6-8 mesi, avviene in legno, in barrique e tonneaux di I passaggio di tostatura media o leggera. Poi ulteriore affinamento in vasche di acciaio e composizione del blend finale delle diverse annate. La degustazione verticale delle cinque edizioni organizzata al termine della conferenza stampa – la prima in assoluto a livello mondiale – ha permesso di cogliere le differenze e l’evoluzione del progetto. Se le prime due edizioni appaiono più potenti, voluminose e concentrate, anche a causa di un uso più importante del legno, la terza segna una svolta in termini di finezza e profondità verticale.
La quinta edizione
Con la quarta e la quinta edizione si raggiunge un nuovo equilibrio, fatto di maggiore eleganza, precisione e compiutezza del profilo aromatico. In particolare l’ultima edizione, fresca di debutto, colpisce per il suo naso polifonico di salvia, camomilla, genziana, frutta esotica e mandorla tostata. In bocca la mineralità vulcanica è tagliente e il finale lungo e piacevolmente balsamico. L’intreccio delle migliori annate e la sapiente arte del blend si ritrovano in un bianco vibrante e stratificato, già godibilissimo oggi e molto promettente in termini di longevità. “Il tutto è superiore alla somma delle singole parti” affermava la teoria psicologica della Gestalt. L’Hey French, e forse quest’ultimo release più di tutti, ne è la dimostrazione enologica.