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I nuovi vini biodinamici di Borgo Paglianetto

20 Luglio 2016 Anna Rainoldi
Cinque amici si ritrovano a Matelica una volta al mese, dal 2008. Sono Mario Basilissi, Luciano Bruzzechesse, Pierandrea Farroni, i fratelli Antonio e Giovanni Battista Roversi. Rinsaldando il legame con la terra d'origine, il loro comune denominatore, otto anni fa hanno deciso di fondare l'azienda Borgo Paglianetto. L'obiettivo è chiaro, spiega Giovanni Battista Roversi: «Fare un vino "diverso", esprimere la vocazione vitivinicola del territorio rispettando valori di onestà e trasparenza». Si percorre da subito la via del biologico (dal 2013) e ora della biodinamica. È questa l'occasione che ha portato a Milano l'azienda di Matelica, località Pagliano: la presentazione dei primi due vini biodinamici, che ieri abbiamo degustato in anteprima da Arclinea, in corso Monforte, accompagnati dai piatti di Paolo Rota (sous-chef del tristellato Da Vittorio).

Le due novità: vini biodinamici di Borgo Paglianetto

La nuova linea biodinamica Réwine segue il rispetto assoluto per il territorio. Tappo stelvin (un must all'estero) e belle etichette disegnate dall'architetto Antonino Benincasa (tra i suoi lavori, il logo delle Olimpiadi Invernali Torino 2006) connotano i due ultimi nati in cantina. Ergon bianco è un Verdicchio di Matelica Doc, in purezza come tutti i bianchi di Borgo Paglianetto, mentre Ergon rosso, Marche Igt è frutto dell'incontro tra Sangiovese, Merlot e Lacrima (50-35-15%). Entrambi annata 2015, solo acciaio (e lieviti indigeni) in cantina, non ancora in commercio. Nel calice raccontano un percorso nuovo, promettente ma ancora in divenire. La conversione biodinamica è seguita da Luca Mercadante, consulente agronomo delle vigne e dei seminativi, mentre Aroldo Bellelli si occupa della produzione in cantina.

Solo Verdicchio in purezza

E poi c'è il protagonista, il "signor Verdicchio", che in quattro versioni (più una spumante, più una passita) sposa via via la freschezza, la pienezza, la mineralità di Matelica: una valle chiusa, con orientamento nord-sud, microclima continentale e grandi escursioni termiche tra notte e giorno ed estate e inverno. Il mare è a 80 chilometri, ma non si sente. Quella di produrre solo bianchi da Verdicchio in purezza è una scelta precisa, declinata in etichette diverse per carattere e complessità. Soffermandoci sui bianchi fermi: Terravignata 2015, dalle prime uve raccolte nelle vigne più giovani (15 anni), 4 mesi in acciaio, nel calice frutta e freschezza spiccata. Petrara 2015, vendemmiato 20 giorni più tardi da viti di 20 anni, con 6 mesi (2 in più) in acciaio guadagna in pienezza al palato, ma è meno incisivo all'olfatto. Si sale di livello con Vertis 2013, vendemmiato a ottobre e affinato 8 mesi in acciaio, che con un anno in più alle spalle (l'annata 2014 non è stata prodotta per qualità insufficiente) guadagna decisamente in struttura e complessità (naso tropicale di ananas e minerale di grafite). Jera 2011, unico Verdicchio di Matelica Riserva Docg (tutti gli altri sono Verdicchio di Matelica Doc), è ampio e appagante, più lungo; in cantina evolve 18 mesi in acciaio e 1 anno in bottiglia.

Qualche dato in più

Con 25 ettari vitati (più 4 in arrivo) e 60 di seminativi, Borgo Paglianetto integra la produzione agricola con un progetto vinicolo volto alla qualità e al rispetto del territorio. Il numero complessivo di bottiglie prodotte all'anno è di circa 80.000, di cui oltre il 60% è Verdicchio. L'export vinicolo è in espansione e oggi vale il 50% del fatturato: è diretto soprattutto in Norvegia (dove la Cantina ha vinto il monopolio), ma anche Olanda, Belgio, Germania, Uk, Usa. Responsabile commerciale è Martina Camoni, in azienda dal 2014.

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