Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg: la sfida del tempo

Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg: la sfida del tempo

Questa produzione d’eccellenza affonda le radici nel territorio e si avvale di un rigido disciplinare. L’annata 2019 raccontata dai produttori Guido Strappelli, Corrado De Angelis, Lamberto Vannucci e Simone Binelli. E i progetti per il futuro.

La chiave per comprendere il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg è senza dubbio il suo territorio, che rende unici e fortemente identitari i vini della Garantita, la prima riconosciuta a livello regionale. Le Colline Teramane si trovano lungo la fascia settentrionale dell’Abruzzo, incastonate tra il mare e la montagna: da un lato le vette del Gran Sasso e del massiccio della Laga, dall’altro le coste del mar Adriatico. In questo contesto dal grande fascino paesaggistico, le vigne godono di un microclima particolarmente favorevole; protetto dalle perturbazioni dell’Atlantico, mitigato dalle brezze dell’Adriatico e con forti escursioni termiche giorno-notte. Ne nascono etichette dalla spiccata personalità, che sono capaci di sfidare il tempo.

Il ruolo del Consorzio

A promuovere il patrimonio enologico locale c’è il Consorzio di tutela Colline Teramane, fondato nel 2003 per salvaguardare tre produzioni di qualità del territorio: i vini Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg, ma anche le etichette della Doc Controguerra e dell’Igt Colli Aprutini. In questi 16 anni di attività, l’ente consortile ha lavorato con impegno in stretta collaborazione con le 41 aziende socie, che insieme producono circa 500 mila bottiglie destinate al mercato italiano e all’export.

Il disciplinare per potenziare il brand Colline Teramane Docg

Il rigido disciplinare del Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg prevede rese in uva non superiori ai 95 quintali per ettaro e divieto del sistema di allevamento a tendone per i nuovi impianti con densità non inferiore a 3.300 ceppi per ettaro. L’immissione sul mercato avviene dopo un anno nel caso della versione “base” e tre anni per la Riserva.
Ma non solo: tra gli obiettivi del Consorzio, infatti, c’è quello di arginare un’anomalia italiana e in particolare abruzzese, ossia la possibilità di vinificare le uve e imbottigliare anche fuori dalla zona di produzione, garantendo così lo sviluppo dell’economia locale e potenziando al tempo stesso il “brand” Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg.

Come è andato il 2019?

A questo punto è d’obbligo un riferimento all’annata 2019, che verrà ricordata per la buona qualità ma anche per il calo delle rese, soprattutto se confrontata con la 2018. Per i vitigni simbolo, quali il Trebbiano e il Montepulciano, la riduzione è stimata intorno al -15-20%. In Abruzzo l’andamento climatico si è distinto per un inverno freddo con precipitazioni abbondanti e una primavera con basse temperature e molto piovosa, che ha determinato un buon germogliamento, ma anche un rallentamento dello sviluppo vegetativo. In estate si è registrato un aumento delle temperature con giornate soleggiate e molto calde, che ha permesso di vendemmiare uve sane e pienamente mature.

La vendemmia

Strappelli e la scelta del clone R7

Abbiamo chiesto a quattro produttori delle Colline Teramane di darci un giudizio sull’annata e di fare un bilancio sulla loro produzione. Il primo a prendere la parola è Guido Strappelli, titolare dell’omonima Cantina di Torano Nuovo, in Val Vibrata, la parte più a nord al confine con le Marche. «La criticità maggiore è stata l’abbondanza di piogge primaverili, che ha favorito lo sviluppo di malattie fungine. L’azienda è in regime biologico dal 1990 e abbiamo dovuto faticare un po’ per contrastare i problemi legati all’umidità. In compenso i mesi di settembre e ottobre sono stati “da manuale”: il Montepulciano è un vitigno tardivo e ne ha beneficiato in termini di maturazione».
Gli 11 ettari si trovano su una collina ventilata con suoli di medio impasto, tendenti al ghiaioso. «Siamo a 18 chilometri sia dal mare che dalla montagna. Come la maggior parte delle Case vinicole del territorio, utilizziamo l’R7: un clone antico e non eccessivamente produttivo, dal grappolo di media grandezza, che nelle Colline Teramane dà il meglio di sé». In cantina le lunghe macerazioni sono la premessa per una gamma di Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg strutturati e corposi, pensati per un lungo invecchiamento.

De Angelis Corvi punta alla bevibilità

Restiamo a nord per parlare con Corrado De Angelis, titolare dell’azienda De Angelis Corvi di Controguerra. «Per chi come noi è in biodinamico, l’annata 2019 è stata complicata, ma siamo riusciti a ottenere un’ottima qualità con un grande lavoro in campo con potatura verde e attenta cura della parete fogliare». Le vigne si trovano a 250 metri e i terreni sono
di medio impasto tendenti all’argilloso. «Concimiamo con preparati biodinamici: lasciamo che le piante prendano il loro sostentamento dalla terra, senza aggiunta di prodotti di sintesi. Per il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg abbiamo deciso di non utilizzare gli allevamenti a pergola. Ci affidiamo al sistema a filare con impianti di 50 anni e 1.500-2.000 ceppi per ettaro a cui si aggiungono impianti a spalliera che risalgono al 2003, 2004 e 2006 con densità di 5.000 piante per ettaro». Il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg di De Angelis Corvi punta alla bevibilità. «Uso il legno solo per la Riserva, mentre le versioni base fanno un passaggio in cemento e in acciaio. La scelta di fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, nessuna chiarifica o filtrazione rende il prodotto molto riconoscibile e legato al terroir».

Centorame e l’uso delle botti grandi

Anche Lamberto Vannucci di Centorame conferma l’andamento nel complesso positivo dell’annata 2019. «Gli ultimi mesi sono stati caldi, ma senza gli eccessi del 2017. Ci attendiamo un Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg di buon corpo, complesso ed equilibrato».
L’azienda si trova ad Atri, nella vallata del Vomano, a circa 1 chilometro dall’omonimo fiume e a 5 dal mar Adriatico. In tutto 13 ettari vitati a 180 metri che poggiano su terreni ricchi di argilla. «In generale il Montepulciano del Teramano si discosta da quelli delle altre province per il suo carattere più intenso, persistente e per certi aspetti “rustico”», precisa il produttore. Dopo varie sperimentazioni, per il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg l’azienda ha deciso di procedere con un affinamento in acciaio seguito da una sosta in botti da 15 mila ettolitri. «Fino al 2014 l’ultima fase avveniva in barrique, poi abbiamo optato per il legno grande che si dimostra meno preponderante sul carattere varietale dell’uva».

Ausonia e il cambiamento climatico

Restiamo ad Atri per un commento di Simone Binelli, titolare di Ausonia. «Il discorso climatico a mio avviso è centrale. Per il 2019, ad esempio, non si può parlare di un’annata siccitosa: i millimetri di pioggia sono caduti, ma tutti concentrati in pochi giorni, se non ore, anziché essere distribuiti nell’arco di un mese come in passato. Assistiamo sempre più frequentemente a eventi meteorologici “estremi” – grandinate, inondazioni, gelate e siccità – che portano problemi soprattutto alle varietà precoci». Le vigne di Ausonia si estendono su un corpo unico di 12 ettari. Nel 2013 la Cantina ha iniziato un percorso di conversione biodinamica ottenendo la certificazione nel 2016. «La natura argilloso-limosa del terreno garantisce corpo e struttura, ma noi cerchiamo di produrre vini che siano anche dotati di eleganza e freschezza. Ci tengo a sottolineare che tutto il Montepulciano aziendale viene etichettato come Colline Teramane Docg. La scelta della Garantita va al di là degli aspetti qualitativi. Significa voler essere, nel nostro piccolo, degli ambasciatori del territorio, della sua espressione più profonda. L’obiettivo, condiviso con le altre aziende del Consorzio, è far conoscere questo angolo d’Italia in tutto il mondo».

Enrico Cerulli Irelli, presidente del Consorzio

La parola al presidente Enrico Cerulli Irelli

Quali sono gli obiettivi per i prossimi anni?
Il Consorzio è una comunità di viticoltori che hanno unito le forze per valorizzare il territorio. Il ruolo del Consorzio è sostenerli per favorire la crescita dei volumi, così da rendere le aziende sempre più competitive sul mercato. Oggi le bottiglie annue sono 500 mila e contiamo di raddoppiare la cifra nei prossimi cinque anni, spostando sempre di più l’asse verso la Garantita.

Qualche progetto per il 2020?
Uno su tutti: la prima edizione dell’Anteprima del Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg in programma a fine di gennaio. Vogliamo renderlo un appuntamento fisso per presentare le ultime annate ai professionisti del settore puntando i riflettori sui nostri vini di altissima qualità ancora poco conosciuti.

Che ruolo giocherà l’enoturismo?
Sempre più centrale, per questo il Consorzio sta incoraggiando le Cantine a sviluppare la proposta legata all’accoglienza. Personalmente sono convinto che molte aziende di medio-piccole dimensioni possano e debbano iniziare a scommettere sull’incoming e sulla vendita diretta.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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© Riproduzione riservata - 04/01/2020

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