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Mandrarossa: Seràpias, il richiamo di Pantelleria

10 Novembre 2020 Civiltà del bere
Mandrarossa: Seràpias, il richiamo di Pantelleria

L’ultimo nato di Mandrarossa è Seràpias, un vino dolce dalla personalità avvolgente, prodotto sull’isola vulcanica in una limited edition di sole 6 mila bottiglie. Le uve di Zibibbo, allevate ad alberello pantesco, si trovano a Piana della Ghirlanda, Monastero e Bukkuram, sul versante interno esposto a nord-est.

“Stavamo passando l’estate nell’isola di Pantelleria, all’estremo sud della Sicilia, e non credo che esista al mondo un luogo più consono per pensare alla Luna”. Così scriveva il premio Nobel colombiano Gabriel Garcia Marquez nel suo Taccuino di cinque anni. In effetti le scogliere di pietra lavica a picco sul mare, i faraglioni, ma anche i muri a secco e i caratteristici dammusi ricordano piuttosto da vicino i crateri del paesaggio lunare.

Un vino dal paradiso terrestre

«Pantelleria è un paradiso terrestre sospeso tra la Sicilia e la Tunisia, una terra meravigliosa dal punto di vista paesaggistico e dalle atmosfere suggestive, figlia di una natura selvaggia e dirompente», esordisce il presidente delle Cantine Settesoli Giuseppe Bursi. Proprio qui Mandrarossa, brand dedicato al canale on trade, frutto della selezione dei vigneti a più spiccata vocazione viticola dell’azienda, ha deciso di avviare il suo ultimo progetto enologico d’eccellenza. Si tratta di Mandrarossa Seràpias, un profumato Passito di Pantelleria Doc in commercio dallo scorso ottobre.

Giochi di luce che affascinano

«Quest’isola vulcanica sospesa nel tempo si trova a sei ore di navigazione dalla costa sud-occidentale della Sicilia, dove si estendono i nostri vigneti collinari di Mandrarossa che guardano il mare. Grazie a un suggestivo fenomeno di rifrazione della luce, nelle giornate terse all’orizzonte è possibile scorgere le tre punte di Pantelleria…». Difficile resistere a un tale richiamo.

L’illustrazione dell’uva Zibibbo di Nancy Rossit

L’alberello, Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco

Da qui la decisione di selezionare 2 ettari di Zibibbo (Moscato d’Alessandria) piantato ad alberello pantesco, l’antico metodo di coltivazione locale della vite a forma di cespuglio che dal 2014 è entrato nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco.

Un metodo di allevamento che protegge la pianta

«Gli alberelli vengono “scavati” al centro di profonde conche che difendono le piante dai forti venti di scirocco e levante. La conca permette di creare il microambiente ideale per la maturazione degli acini, convogliando le piogge e le abbondanti rugiade notturne verso le radici ed evitando al tempo stesso che i grappoli tocchino terra».

Vigneti ad alberello

Venti freschi per le uve di Seràpias

I vigneti da cui nasce Seràpias si trovano nelle contrade Piana della Ghirlanda, Monastero e Bukkuram, sul versante interno dell’isola esposto a nord-est. «Una posizione perfetta grazie ai venti freschi che nel periodo estivo contribuiscono a dare sollievo alle piante nelle giornate più afose».

Storie e uve ritrovate

Il nuovo Passito di Pantelleria fa parte della linea Storie ritrovate, che include anche le due referenze etnee Sentiero delle Gerle e i due Vini di Contrada menfitani. «Con questa collezione abbiamo voluto rendere omaggio alle uve autoctone siciliane più significative, vinificandole in purezza per esprimere al massimo l’essenza dei diversi terroir. Nel caso del Seràpias, la produzione è di circa 6 mila bottiglie della vendemmia 2019».

Un vino che omaggia l’Orchidea Pantesca

L’etichetta rievoca la forma della rarissima Orchidea Serapias Cossyrensis, una varietà che cresce solo ed esclusivamente a Pantelleria.
«Prende il nome dall’antico toponimo dell’isola, chei Greci chiamavano Cossyra, ed è conosciuta anche come Orchidea Pantesca. Vive solo qui, in una zona limitatissima di circa 2 ettari a ridosso di Montagna Grande, in un ecosistema delicatissimo che le permette di fiorire solo due mesi all’anno tra marzo ed aprile, raggiungendo un’altezza tra i 15 e i 30 cm. Oltre al profumo, colpisce il suo colore, contraddistinto da intense sfumature rosa antico e violacee».

L’etichetta del Seràpias

Fiore dalle mille sfumature di rosso

A firmare il progetto grafico di Seràpias è l’artista Nancy Rossit (già autrice delle illustrazioni delle etichette della linea Storie Ritrovate) che ha enfatizzato l’avvolgente carnosità del fiore, puntando sulle diverse sfumature del rosso.

Come nasce Seràpias

Le uve Zibibbo vengono raccolte a mano nella quarta settimana di agosto e poi riposte in piccole cassette. Una parte appassisce per circa 20-22 giorni e successivamente l’uva passa viene aggiunta al resto del mosto già in fermentazione in serbatoi di acciaio a una temperatura compresa tra i 16 e i 18 °C. Segue un affinamento di circa 10 mesi in silos di acciaio e un riposo di 3 mesi in bottiglia.

L’azienda della famiglia Minardi, dove si svolge la produzione

La partnership con Cantina Minardi

Per la produzione di Seràpias, Settesoli si avvale della partnership con la famiglia Minardi, storica azienda produttrice pantesca: tutto l’iter di trasformazione avviene presso la Cantina situata in contrada Karuscia.
«Le parcelle di Zibibbo vengono regolarmente seguite e monitorate dallo staff degli agronomi Mandrarossa, così come l’intero processo di vinificazione, gestito dal team di enologi aziendali guidati da Mimmo De Gregorio con la consulenza di Alberto Antonini».

Un vino che seduce

Seràpias si propone come una moderna interpretazione dell’antico “oro giallo di Pantelleria”, il vino che incantò già i Cartaginesi, quando sbarcarono sull’isola nel II secolo a.C. La seduzione comincia già dal colore, giallo dorato intenso, per spostarsi sul ricco bouquet, dove spiccano note di agrumi, gelsomino e uva passa.
«Le origini sabbiose e vulcaniche dei terreni panteschi donano a questo Passito una decisa mineralità, ben equilibrata da una buona gradazione alcolica intorno ai 14% vol. L’intensità aromatica al palato è modulata da un’impronta di pietra focaia e poi da una chiusura lunga e persistente». Difficile da dimenticare.

Realizzato in collaborazione con Mandrarossa.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 4/2020. Acquista

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