I giorni dello spread e del credit crunch

I giorni dello spread e del credit crunch

La vita ai tempi dello spread ci impone continui balzi d’umore. Qualcuno ancora si domanda perché mai ci spaventi il calo dell’indice, se aumentano i rendimenti. Non più il meteo, non più la borsa, oggi l’italiano attento è ossessionato dalla differenza tra i rendimenti dei BTP e dei Bund, con la cognizione che se aumentano i tassi dei primi significa che aumenta il rischio di default del nostro Paese… Ergo, dobbiamo tutti sperare di valere poco, per gli allibratori (avvoltoi) che scommettono sul fallimento dell’Italia.
A noi preoccupano altri spread. Ne proponiamo alcuni: la differenza tra il prezzo a cui si vende mediamente uno Champagne e uno Spumante italiano; tra le bollicine francesi e il Prosecco, visto che spesso ci vantiamo di venderne tanto quanto… o persino di più; tra i valori massimi raggiunti all’asta dai nostri vini cult e quelli d’Oltralpe (ad esempio tra Masseto e Petrus); tra il prezzo di listino e quello sulla carta dei vini dei ristoranti; tra la percentuale di vendita in Italia e quella dell’export.
Sono in gioco l’immagine e il successo dei nostri prodotti. Forse qualcuno ricorderà il sorriso d’intesa tra Angela Merkel e Nicholas Sarkozy, destinato al nostro ex premier. Ecco, gli uomini di mondo sanno che talvolta, in taluni Paesi, i conoscitori riservano lo stesso sorriso alle nostre più blasonate etichette. Che sarà un Amarone al confronto d’Yquem, di La Tache, di un premier cru classée? Il comparto dovrebbe dotarsi di strumenti per migliorare, poiché ormai, tecnicamente, per qualità e varietà di proposte, siamo eccellenti, ma in termini di marketing un po’ meno.
Si comprendono allora gli scatti dei soliti fantasisti, che desiderano distinguersi dai concorrenti proponendosi come numeri uno. Fanno del bene, a volte, a loro stessi, ma nuocciono al territorio, che ha bisogno di miti dal volto amico. Se la Banfi si fosse presentata come prima della classe, quando sbancava col suo Brunello, a Montalcino non avrebbero beneficiato a pioggia del suo straordinario successo. E, ancora peggio, se Franco Biondi Santi si fosse rifiutato di sedersi a un tavolo di degustazione con Ezio Rivella. Biondi Santi era la poesia, la leggenda, e gli è bastato un pizzico di autostima (beh, forse una manciata) per non temere i successi del nuovo, vicino, gigante, concorrente.
In ogni modo, più che allo spread dovremmo interessarci al secondo tormentone economico-finanziario del momento: il credit crunch, la stretta sul credito. È vero che le banche difficilmente fanno fallire le aziende vitivinicole, che pure hanno ipotecato tutto agli istituti di credito e ora non possono restituire il denaro. Non per sensibilità verso il tessuto sociale, naturalmente, ma perché sarebbe assai deludente il realizzo di un’eventuale vendita dei terreni o dei macchinari pignorati. Tanto vale attendere tempi migliori. L’unica “arma” è la stretta sul credito, evitare di esporre ulteriormente l’istituto, così l’azienda non può crescere né investire e le sarà sempre più difficile restare sul mercato. Il cane si morde la coda.
Le aziende sono a secco di liquidi, mentre aumenta pericolosamente anche il differenziale (altro spread pericoloso) tra i tempi di pagamento dei debitori e le pretese dei creditori, come banche e fornitori di beni necessari (le bottiglie o i tappi, ad esempio). Ora la legge impone il pagamento del vino entro 60 giorni, minacciando multe salate. Sono molte le perplessità sull’efficacia della norma. Di certo è sempre più insostenibile che le aziende facciano da banche ai clienti e allo Stato, anticipando l’Iva per conto loro. L’Iva per cassa – combinata a misure che incentivino i pagamenti – potrebbe funzionare, dato che aumenterebbe anche l’interesse dello Stato affinché i debitori paghino, riscuotendo così l’imposta.
Altre questioni onerose si intrecciano globalmente con i desiderata dell’industria italiana: la flessibilità del mercato del lavoro, la semplificazione burocratica, le liberalizzazioni… Se Mario Monti riuscisse a dare l’affondo nella rivoluzione (perché di questo si tratterebbe in un Paese incapace di riforme) potrebbero essere sensatamente arginati i problemi minori di cui sopra. Il ministro Catania li conosce tutti molto bene.
Tra qualche giorno si inaugurerà la 47ª edizione di Vinitaly a Verona, in un’edizione rinnovata a partire dalle date, con l’obbiettivo di focalizzare maggiormente l’attenzione sul business. Ma la fiera veronese è ormai divenuta il principale momento di incontro del mondo del vino, vi partecipano politici e opinion leader. È una grande occasione per concentrare l’attenzione dei media sulle necessità del comparto, così che vengano colte con evidenza da chi ci governa. Non ci possiamo più permettere di aumentare lo spread tra le realtà e le speranze. Rischiamo un credit crunch non di denari, ma di fiducia.

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© Riproduzione riservata - 06/03/2012

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