Scienze Scienze Riccardo Oldani

L’acqua, un tesoro che trascuriamo troppo

L’acqua, un tesoro che trascuriamo troppo

Siamo il Paese europeo con il consumo d’acqua più elevato, a cui si aggiungono sprechi immensi. E nonostante i controlli costanti sui nostri acquedotti, siamo anche i maggiori consumatori di acqua in bottiglia. Un piccolo compendio delle contraddizioni che pesano sulla gestione delle nostre risorse idriche.

Siamo stati poco abituati in Italia, almeno finora, a considerare l’acqua come un bene prezioso. La nostra Penisola è sempre stata prodiga della risorsa idrica, grazie ai ghiacciai alpini e alle immense riserve sotterranee del Centro-Sud, che da millenni fanno del nostro territorio uno dei più ospitali al mondo. Ma da qualche anno le cose stanno cambiando. Preoccupano, per esempio, le condizioni del Po e di tutti i suoi affluenti, ormai da oltre un biennio in costante secca. E con le preoccupazioni arrivano le prime polemiche.

Uno studio del Wwf

È appena partito uno studio del Wwf, per esempio, che intende verificare come rivitalizzare il nostro principale fiume restituendogli la “connettività ecologica” con gli altri corsi d’acqua suoi affluenti. L’obiettivo, per esempio, è capire come agire sulle barriere fisiche create dall’uomo lungo i vari alvei, che rischiano di compromettere la qualità dei nostri fiumi. Il lavoro, incentrato sul Po, sulla Trebbia e sul suo affluente Perino, non è ancora iniziato, ma già sono state sollevate alcune puntualizzazioni.

Captazioni per l’agricoltura

Gli sbarramenti nel bacino imbrifero del Po, infatti, non sono stati creati per capriccio, ma per rendere possibili le captazioni necessarie all’attività agricola (compresa quella vitivinicola). Osserva Luigi Bisi, presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza (provincia attraversata dalla Trebbia): «È importante affrontare la tematica dell’apporto dei corsi d’acqua verso valle, ma penso che queste valutazioni vadano fatte affrontando a 360 gradi tutti i risvolti e le problematiche» (qui il rimando alla fonte). La Pianura Padana produce un terzo dell’agroalimentare italiano: quali impatti potrebbero esserci in seguito a una riduzione delle captazioni indotta dall’estrema siccità e dall’introduzione di nuove politiche di regimazione dei fiumi?

Il prelievo più elevato in Europa

L’esempio di Piacenza è soltanto uno dei mille e mille che potrebbero essere fatti per evidenziare quanto sia problematica la gestione dell’acqua in Italia, attività in cui le contraddizioni si sprecano. Ecco alcuni punti su cui riflettere. Lo scorso marzo l’Istat ha pubblicato le sue più recenti statistiche sull’acqua, che raccolgono e analizzano i dati del triennio 2020-2022. L’Italia è il Paese europeo con il maggior prelievo di acqua potabile, pari a 422 litri per abitante al giorno. Le fonti di approvvigionamento sono soprattutto le falde sotterranee e le sorgenti, la cui qualità è decisamente superiore rispetto alle acque superficiali. L’acqua destinata alla rete, quindi non impiegata per usi industriali o agricoli, è di ottima qualità, sottoposta in altissima percentuale a filtrazione oppure a trattamenti. Quando queste operazioni non vengono eseguite è perché l’acqua è di sorgente o di zone montane, dove i valori organolettici e sanitari sono elevatissimi.

Sprechi da record

Purtroppo, però, al più alto prelievo per uso potabile corrisponde anche uno spreco immenso, dovuto a una rete di distribuzione colabrodo. Rispetto agli 8,1 miliardi di metri cubi immessi negli acquedotti italiani, soltanto 4,7 miliardi sono arrivati effettivamente a destinazione. Parliamo quindi di sprechi per il 49% dell’acqua distribuita che, secondo Istat, coprirebbero il fabbisogno di 43 milioni di persone. Si tratta, tra l’altro, di acqua di ottima qualità, sottoposta quotidianamente a controlli da parte degli enti preposti all’erogazione, e quindi con una frequenza molto superiore rispetto alle analisi condotte sull’acqua imbottigliata. Il consumo di questo “prodotto” prezioso e qualitativo è di 220 litri al giorno per abitante, il più elevato in Europa, dove la media è invece di 165 litri al giorno. A indicarlo non sono soltanto i dati Istat, ma anche un recente libro bianco realizzato da The European House – Ambrosetti.

Il mercato delle acque minerali

I consumatori italiani hanno una scarsa percezione di quanto realmente avviene nella distribuzione idrica italiana. Abbiamo un’idea vaga degli sprechi di cui siamo responsabili e, oltre a questo, non abbiamo la percezione della bontà della nostra acqua del rubinetto, al punto che quasi il 30% delle famiglie non si fida di consumarla. Per questo motivo prospera da noi il mercato delle acque minerali, che vede un prelievo annuo di quasi 19,8 milioni di metri cubi, con 173 comuni che hanno almeno un’attività di prelievo nel loro territorio e ben 297 concessioni.

Il business dell’acqua in bottiglia

I consumi di acqua in bottiglia, secondo gli ultimi dati della società di ricerche IRI Italia, ammontano a quasi 15 miliardi di litri l’anno (252 litri pro capite), in costante crescita e con prezzi sempre più elevati. Un pacco da sei bottiglie da 1,5 litri di acqua naturale, che fino a fine 2022 si poteva acquistare a un prezzo di 2,20 euro, oggi può arrivare a costare fino a 3,30-3,40 euro. Sensazione confermata anche dall’associazione Assoutenti, che ha verificato a inizio 2023 come l’aumento medio del prezzo di un litro d’acqua in bottiglia sia stato del 15% rispetto al 2022. Ora le cose sono di sicuro ulteriormente peggiorate.

Foto di apertura: l’Italia è il Paese europeo con il maggior prelievo di acqua potabile, 422 litri pro capite al giorno ©️ Bluewater Sweden – Unsplash

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© Riproduzione riservata - 25/05/2023

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