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Istituto Grandi Marchi: 20 anni di storia attraversando i cambiamenti nel mondo del vino

Istituto Grandi Marchi: 20 anni  di storia attraversando i cambiamenti nel mondo del vino

Fondato nel 2004, celebra l’attività di promozione e ricerca sulle eccellenze made in Italy. E traccia un bilancio di mercato nelle due decadi con l’analisi di Nomisma – Wine Monitor. Una rivoluzione nei consumi, dal boom delle bollicine alla leadership degli Usa, e l’export italiano quasi triplicato.

Due decadi di impegno nel divulgare l’eccellenza del vino made in Italy e interpretare grazie a una sinergia di intenti e capacità i profondi cambiamenti che hanno attraversato il mercato internazionale del vino. Fondato nel 2004 da 18 grandi famiglie del vino italiano, Istituto Grandi Marchi (Igm) ha spento le sue prime 20 candeline al Palazzo Grazioli di Roma, nuova sede della Stampa Estera.

La survey sui fine wines italiani negli ultimi 20 anni

Un’occasione per ricordare le missioni promozionali e gli eventi realizzati (oltre 400) in 31 Paesi in tutti i continenti, ma anche le numerose ricerche sull’evoluzione dei trend di consumo, numeri di vendita e traiettorie del vino sulla scena globale.
L’ultima di queste survey, firmata come sempre in collaborazione con Wine Monitor – Nomisma, è stata presentata proprio in occasione della ricorrenza e ha tracciato l’andamento dei fine wines italiani sugli scenari internazionali dalla nascita di IGM ad oggi. Un periodo nel quale si è assistito al travaso delle preferenze del pubblico dai rossi ai bianchi, alla leadership degli Usa nell’orizzonte dei consumi, ma anche alla crescita dell’export di vino italiano (più che raddoppiato) e al boom degli spumanti nazionali.

Due decenni di profondi cambiamenti

«Celebrare i primi 20 anni dell’Istituto è un momento che genera riflessioni», ha dichiarato Piero Mastroberardino, secondo presidente Igm dopo Piero Antinori. «All’inizio degli anni 2000, in uno scenario in cui in pochi avrebbero scommesso su un format di gruppo composto da attori abituati a calcare le scene da protagonisti individuali», ha proseguito, «Igm è diventato un caso di studio sul senso e sul significato di fare sistema, esprimendo la diversità delle realtà produttive italiane e, allo stesso tempo, rappresentando l’identità del vino tricolore oltreconfine».
«In questi 20 anni», ha aggiunto il presidente commentando lo studio di Nomisma, «abbiamo assistito a cambiamenti epocali nel mondo del vino. Come lo spostamento dei consumi in alcune aree del mondo verso altre. Abbiamo visto cambiare la struttura dell’offerta, con una tendenziale riduzione delle quantità prodotte e dei consumi, ma al contempo una crescita del valore. E a mutare sono state anche le abitudini e le occasioni di consumo. Questi dati e queste analisi stimolano l’immaginazione del futuro e Istituto Grandi Marchi ha la possibilità di farlo grazie alla sinergia e alle capacità strategiche di grandi imprenditori».

20 anni Istituto Grandi Marchi
Da sinistra, Denis Pantini, responsabile di Nomisma – Wine Monitor; Paolo Orlando, presidente del comitato promotore Progetto Itaca; Piero Mastroberardino, presidente Igm; e Giancarlo Voglino, managing director Iem

Export di vino italiano cresciuto del 174%

Dal 2004, è la prima riflessione dell’Osservatorio di Wine Monitor, si è assistito a rilevanti cambiamenti nell’ambito della geografia dei consumi. Allora era la Francia a guidare la classifica (33,2 milioni di ettolitri consumati), con l’Italia in seconda posizione (28,3 milioni), seguita dagli Usa (24,8 milioni), oggi sono questi ultimi a guardare tutti dall’alto con 34,3 milioni di ettolitri. Nello stesso periodo gli Usa hanno più che raddoppiato il valore del vino importato (da 2,7 a 6,2 miliardi di euro), anche se il dato del Canada è ancora maggiore (+152%).
Sul fronte dell’export lo studio sottolinea l’exploit del vino italiano, con un +174% e un valore attuale di 7,7 miliardi: una progressione maggiore di quella fatta registrare dalla Francia, che però resta al primo posto assoluto con 12 miliardi di vino venduto oltre confine. In controtendenza l’Australia (-22%), al terzo posto della graduatoria 20 anni fa e oggi superata da Spagna e Cile, sulle cui esportazioni ha certamente pesato «l’interruzione dei rapporti commerciali con la Cina», come ha rimarcato il responsabile dell’Osservatorio Denis Pantini.

Exploit delle bollicine

In due decenni si sono modificate anche le abitudini e le preferenze dei consumatori e, di riflesso, la produzione interna in Italia per tipologia. Nel 2004 i vini rossi rappresentavano il 54% (28,7 milioni di ettolitri su un totale di 53,1 milioni) e il 45% dei consumi nazionali, oggi sono scesi sotto il 40%, sia a livello produttivo che di consumi. Attualmente, su una produzione totale di, 38,3 milioni di ettolitri, la quota rossa è pari 14,5 milioni mentre i bianchi toccano i 23,7 milioni di ettolitri. Spicca nel rapporto Nomisma anche la crescita della tipologia vini spumanti, passati dal 7% al 14% sul totale dei consumi interni. «E sono proprio le bollicine ad aver trainato le esportazioni italiane in questi 20 anni, insieme al riposizionamento di prezzo dei vini fermi a denominazione», rimarca Pantini.

Nuovo logo e docu-film

L’evento celebrativo andato in scena a Palazzo Grazioli è stato anche l’occasione per presentare il calendario dei prossimi eventi e alcune novità. Assieme al nuovo logo dell’associazione, dove la dicitura wine family heritage è un accento al patrimonio generazionale che il vino rappresenta, è stato proiettato il trailer di un docu-film dedicato alla storia delle 18 famiglie che rappresentano l’anima di Grandi Marchi. La pellicola, un collage di narrazioni, obiettivi e aneddoti sulla vita in comune del gruppo, sarà presentata nella sua versione integrale nel corso di una proiezione speciale prevista per l’autunno.

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© Riproduzione riservata - 07/05/2024

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