In ricordo di Bepi Catarin

In ricordo di Bepi Catarin

Lo scorso 29 maggio è morto Giuseppe Catarin, “Bepi” per chi lo conosceva. Più che un funzionario di riferimento per tutto il Triveneto vinicolo, un visionario che ha scritto pagine salienti del sistema vinicolo del Nordest.

Pochi lo hanno conosciuto personalmente, ma moltissimi gli devono gratitudine: funzionari, viticoltori… chiunque si sia rivolto a Bepi almeno una volta per un consiglio, dall’ambito locale sino al Ministero. Bepi era un’enciclopedia. Un direttore silenzioso che ha saputo guidare egregiamente le sue orchestre, indicando il giusto ritmo e andamento dell’opera.

Chi era Bepi Catarin

Forte di una lunga carriera alla Direzione Agroalimentari di Regione Veneto (dal 1983), tra le sue mani esperte sono passate diverse denominazioni, dal Prosecco Doc e delle Venezie Doc – che ha diretto con dedizione e passione letteralmente fino all’ultimo giorno – alle più contenute Vallagarina e Valdadige. Le sue opere scritte erano lucidi progetti di futuro, opere, appunto. Chi oggi è nei vigneti di Prosecco, Valpolicella, Pinot grigio a lavorare, chi nelle cantine a vinificare e vendere i preziosi vini del nostro territorio deve a lui molto del suo benessere. Con la sua estesa e rara conoscenza tecnica di vincoli e spazi normativi, gestioni amministrative e sviluppo e con i toni pacati e sempre costruttivi che lo contraddistinguevano, ha saputo coordinare tavoli di lavoro e consigli di amministrazione.

Albino Armani

Il ricordo di Albino Armani

Impossibile non ascoltare le molte voci che negli ultimi anni hanno avuto l’immensa fortuna di far tesoro della sua ricchezza umana e professionale, a partire da Albino Armani, presidente del Consorzio delle Venezie Doc. «Ho affrontato assieme a lui la presidenza del nostro Consorzio. Mi ha promesso che lui sarebbe stato accanto a me e senza questa premessa certamente non avrei potuto accettare. Il suo senso delle istituzioni, la sua statura morale, il suo coraggio hanno formato molti giovani e fatto venir loro la voglia di avvicinarsi al suo mondo. Le regole erano per lui una tavolozza per costruire scenari inediti. Oggi vediamo il frutto del suo coraggio concretizzarsi in sinergie territoriali mai immaginate; un disegno che, pur rispettoso dei mille campanili, ha dato vita ad un sentimento collettivo nuovo da lui fortemente voluto e agognato ma così difficile da realizzare da non esser mai stata, prima di lui, concretizzata».

Michele Zanardo

Un uomo dalla grande rettitudine morale

Parole di grande stima e affetto arrivano anche dal presidente del Comitato Nazionale Vini, Michele Zanardo. «I decreti vanno letti da: “Il Presidente della Repubblica” sino a “firmato”». Così Zanardo cita le parole del suo mentore. «Dietro questa frase c’è un insegnamento profondo e cioè che della vita non puoi prendere solo ciò che ti fa comodo, così come non puoi farlo con una legge. Considero Bepi uno dei miei maestri, avrei davvero voluto continuare a parlare con lui del nostro settore, ma anche delle nostre vite private, di cui discutevamo sempre con piglio allegro».

Bepi che amava i giovani

Poi ci sono i giovani che Bepi ha preso sotto la propria ala e per cui è stato un maestro anche nel suo lato più umano: una combinazione rara di competenza e umanità, di sapienza e modestia. Perché Bepi credeva nei giovani e si augurava di riuscire a trasmettere tutto quello che poteva alle nuove generazioni, soprattutto a chi, del suo entourage più “acerbo”, dimostrasse grande voglia di crescere ed apprendere, passione e dedizione per questo settore.

Andrea Battistella

Dottor Catarin? No, solo Bepi

Come Andrea Battistella, vice direttore del Consorzio del Prosecco Doc, che non ha mai smesso di chiamarlo “Dottor Catarin” e Bepi lo rimproverava perché non voleva essere chiamato così. Bepi era Bepi. «Aveva ragione a rimproverarmi», commenta Battistella. «Era molto più che un “dottore”. Per me è stato un maestro, mi ha stimolato sempre alla riflessione, sulle cause e conseguenze di ogni situazione che caratterizza il nostro mondo enoico. Porterò con me il suo rigore, il suo stile ordinato e ragionato, la sua passione e anche la sua allegria».

Bepi e il suo vecchio Nokia

O ancora Nazareno Vicenzi, del Consorzio delle Venezie Doc che racconta «Bepi non è l’uomo “quiescente” (come amava definirsi) che dopo un’intensa carriera lavorativa si dedica all’orto, ma un esempio di passione che fino alle ultime energie ha voluto essere disponibile per mail o con quel suo vecchio Nokia – tanto unico per l’essere a malapena a colori quanto per l’insostituibile giro di nastro adesivo – da cui non si separava mai. Bepi era un maestro instancabile che ha sempre creduto nei tanti giovani che ha voluto seguire con rispetto (mai superiorità), paziente, comprensivo negli errori e mai arrabbiato; un esempio da seguire dai toni buoni, più una guida che una balia che ha dato gli strumenti per crescere come persone e nella professione risolvendo un problema alla volta senza tuttavia regalare mai la via facile delle cose già fatte».

Il rito del caffè, con tutti

Anche Nicola Bottura, direttore tecnico di Siquria, ricorda con affetto la sua guida. «Prima di iniziare a lavorare insieme, che fosse una riunione o un appuntamento, Bepi voleva bere un caffè. Se ci si incontrava in ufficio da lui, a Mestre, ti portava al bar, se ci si incontrava in altre sedi te lo faceva preparare o ti invitava nel bar più vicino. Era un rito, una piccola e semplice attenzione che Bepi riservava a tutti, a presidenti, a direttori e ai giovani tecnici spaesati, tra i quali c’ero anch’io, che muovevano i primi passi in questo mondo e venivano mandati a parlare con Catarin in Regione. Bepi è sempre stato così, aveva lo stesso rispetto e la stessa autorevolezza per ogni interlocutore che incontrava, indipendentemente dall’importanza e dal ruolo. Era il suo modo di prenderti per mano guidandoti, disponibile ad indicarti come meglio muoverti e attento a tirarti le orecchie al bisogno».

El vecio Alpin che lavorava dietro le quinte

Anche in Valoritalia Bepi ha lasciato un segno indelebile, che ritroviamo nelle parole di Marco Battistin, responsabile della sede operativa Pieve di Soligo: «Non dimenticherò mai Bepi. El vecio Alpin come amava definirsi lui. Se il Veneto è diventato un polo viticolo nazionale è soprattutto grazie a lui. Fin dalle mie prime esperienze lavorative nel modo vitivinicolo, Bepi è stato il mio faro, uno dei pochissimi a possedere una reale storicità nel campo tecnico legislativo sia della regione Veneto che nazionale, e proprio grazie alla sua esperienza riusciva a prevedere l’evolversi delle cose. Con la sua umiltà ha sempre lavorato dietro le quinte per il bene collettivo, assicurandosi che le cose venissero fatte in modo rigoroso. Ricordo anche le varie uscite in diletto trevigiano che faceva durante gli incontri e che ci facevano tanto sorridere. Oltre che ad essere un maestro e poi collega, è stato un amico».

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© Riproduzione riservata - 18/06/2020

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