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Il vino che sarà: tecnologia e piante geneticamente migliori secondo l’agronomo Paolo Storchi

27 Dicembre 2024 Paolo Storchi
Il vino che sarà: tecnologia e piante geneticamente migliori secondo l’agronomo Paolo Storchi
© Fauxels - Pexels

La coltivazione della vite si sposterà più in alto e diminuirà la densità per ettaro degli impianti, considerati i mutamenti climatici in atto. I vitigni più utilizzati saranno Glera, Chardonnay, Sangiovese e Primitivo. Le produzioni saranno più sostenibili e meccanizzate grazie anche a robot a guida autonoma e a macchine condotte da remoto.

L’articolo fa parte della Monografia Il vino che sarà (Civiltà del bere 4/2024)

Seguendo la recente tendenza dei Paesi europei tradizionali produttori, è prevedibile pure in Italia nei prossimi anni una riduzione delle superfici destinate a uva da vino, anche se il ritmo dei reimpianti sulla base delle barbatelle annualmente commercializzate presenta tuttora valori stabili per il rinnovo dei nostri attuali 675.000 ettari.

Verso una maggiore qualità

L’auspicio è che in futuro vengano eventualmente eliminate le aree meno vocate per la produzione di vini di qualità, così come dovrebbe proseguire il lento aumento della superficie media aziendale, in atto ormai da diversi anni.
Relativamente all’aspetto produttivo è da attendersi un ulteriore incremento della viticoltura destinata ai vini di media e alta gamma, mentre una contrazione è prevedibile per gli impianti a minore standard qualitativo. Saranno quindi privilegiati i territori e le denominazioni di riconosciuto valore qualitativo, dove comunque resterà fondamentale la sostenibilità economica e quindi il controllo dei costi di produzione.

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