Senza confini Senza confini Marco Santini

Il fascino dell’estremo in Nuova Zelanda

Il fascino dell’estremo in Nuova Zelanda

Una zona del mondo selvaggia dove coabitano ecosistemi diversi, che danno vita a un equilibrio perfetto. Numeri importanti: 643 cantine e ben 32 mila ettari di vigneto. Sauvignon blanc, Pinot noir e Chardonnay sono le varietà che riescono davvero a sorprendere grande pubblico ed esperti. Un gruppo di viticoltori appassionati che lavorano per produrre vini raffinati e mai banali

È storia recente quella del vino neozelandese, ma così ricca di promesse e contenuti da risultare fra le più dinamiche e interessanti. Iniziata solo nel 1819, quando il reverendo Samuel Marsden piantò le prime viti nella Bay of Islands, nel nord dell’Isola del Nord, la prima Casa vinicola commerciale aprì i battenti solo nel 1851, ma bisogna aspettare gli anni Settanta del Novecento perché l’industria enologica neozelandese faccia il suo primo grande balzo. Fu allora che Frank e Mate Yukich piantarono le prime vigne di Sauvignon blanc nell’Isola del Sud e precisamente in quella baia di Marlborough destinata a diventare la regione d’eccellenza della Nuova Zelanda.
Oggi quella più australe del mondo è un’industria in pieno sviluppo: dal 2000 al 2010 le aziende vinicole sono pressoché raddoppiate, passando da 358 a 643, mentre la superficie vitata è passata dai 10 mila ai 32 mila ettari, per una produzione in litri che è salita dai 60 fino ai 205 milioni ogni anno. Nello stesso periodo il consumo annuo pro capite dei neozelandesi è variato dai 17,3 ai 21,4 litri, mentre il volume delle esportazioni è passato dai 98 ai 572 milioni di euro. Un balzo notevole che dimostra come la qualità del vino dalla Nuova Zelanda sia stata capace, negli ultimi anni, di suscitare interesse e acquisire rispetto e considerazione all’estero.
Un dato interessante riguarda la grande attenzione che i neozelandesi rivolgono alla preservazione dell’ambiente: tutto il settore enologico aderisce al programma certificato Sustainable Winegrowing che si è imposto di raggiungere l’obiettivo del 100% della sostenibilità in vigneto entro il 2012. Nel 2011 sono già al 97%. Oggi il vitigno più piantato risulta essere il Sauvignon blanc con circa 12 mila ettari seguito dal Pinot noir con 4.900 ettari e dallo Chardonnay con circa 4 mila ettari. Questi ultimi dati riflettono lo stato dell’arte dell’enologia neozelandese: sono infatti questi i vitigni che hanno espresso i vini migliori, con rare, ma superlative eccezioni come il Gewürztraminer di Vinoptima.
A partire dagli anni Ottanta, il Sauvignon blanc neozelandese e in particolare quello proveniente dalla Marlborough Bay, hanno riscosso un notevole successo internazionale, al punto che molti critici (soprattutto anglofoni) lo hanno definito il miglior Sauvignon blanc del mondo. Di certo la regione della Marlborough è particolarmente vocata per questo vitigno che qui riesce a maturare meglio che altrove, esprimendo una complessità aromatica e un equilibrio sorprendenti. In via generale si può affermare che i Sauvignon neozelandesi riescono a coniugare il meglio degli stili fino a oggi predominanti: la freschezza croccante dei vini della Loira (Sancerre in particolare) e la tropicalità matura di quelli del Nuovo Mondo. Un discorso simile si può fare per i migliori Chardonnay kiwi: si tratta di vini che esprimono un carattere a ponte fra il Vecchio e il Nuovo Mondo, sono più immediati e meno impegnativi dei grandi Chardonnay di Borgogna, ma non sono banali come quelli americani o australiani. Naturalmente le generalizzazioni portano a errori grossolani, ma questa analisi vale per mettere a fuoco lo stile generale dei vini di alta gamma: diciamo che una buona bottiglia neozelandese difficilmente lascia indifferente, e quasi mai cade nello scontato.

Un discorso a parte merita il Pinot noir da molti indicato come il futuro della Nuova Zelanda. Come ben si sa si tratta di un vitigno scontroso, difficile da lavorare e soprattutto poco incline ad adattarsi ad ambienti non del tutto congeniali. Qui bisogna ricordarsi la carta geografica di questa terra così lontana: diversità è il primo concetto che salta alla mente; geodiversità, biodiversità, escursione termica, gamma latitudinale, fasce climatiche ed elevazione. La Nuova Zelanda è un Paese di estremi: dal tropico ai ghiacciai, il mare che s’impenna e diventa alpe, le stagioni che seppur capovolte, qui rimangono quasi sempre quattro dando alla pianta la possibilità di esprimere una vita vegetativa importante. Non sorprende che, con tutta questa varietà, qualche vignaiolo coraggioso sia riuscito a trovare degli angoli adatti, anzi, estremamente vocati, per il difficile Pinot noir. Per ora i risultati migliori li stanno ottenendo nella regione di Central Otago, nell’Isola del Sud e nella zona di Martinborough, nell’Isola del Nord.

Una scenografica immagine delle vigne di Vinoptima, Cantina della regione di Gisborne votata alla produzione di Gewürztraminer

Ma andiamo alla scoperta di questa parte di mondo così lontana e poco conosciuta. Le regioni viticole sono 15: nove nell’Isola del Nord e sei in quella del Sud e si estendono dal 36° grado di latitudine sud fino al 47° parallelo sud. Nessuna cantina si trova a più di 120 chilometri dal mare e tutte beneficiano di un clima marino influenzato dalla prossimità dei monti con giornate soleggiate e notti fresche. Partendo da Auckland, la principale città della Nuova Zelanda (la capitale è Wellington), nell’Isola del Nord, vale la pena dirigersi direttamente verso la regione di Gisborne, nella sezione più orientale del Paese. L’omonimo capoluogo è una cittadina moderna con un duplice volto: quello vacanziero grazie alla famosa spiaggia di Wainui (mecca per i surfisti) e quello enogastronomico con l’ambiziosa aspirazione di qualificarsi come capitale del gusto neozelandese. Dal punto di vista enologico l’area di Gisborne sta attraversando un periodo di evoluzione nel tentativo di lasciarsi alle spalle un passato recente poco luminoso, votato alla produzione massificata di economici Chardonnay industriali, per concentrarsi sulle boutique winery, piccole realtà di eccellente livello. Fra queste spicca Vinoptima, la prima azienda vinicola neozelandese creata espressamente per produrre un unico tipo di vino. Nata dalla passione di Nick Nobilo, figlio di immigranti croati, si prefigge l’obiettivo di realizzare il miglior Gewürztraminer del mondo. La cura dei vigneti avviene in completa sinergia con la natura; la cicoria e la festuca vengono lasciate crescere tra le viti per limitarne il vigore e favorire lo sviluppo delle radici in profondità. I tralci, inoltre, sono potati fino a lasciare solo due germogli invece dei quattro tradizionali e, a maturazione raggiunta, l’uva è raccolta rigorosamente a mano. Il vino invecchia in cantina almeno due anni prima della commercializzazione. Abbiamo provato il 2006 che si è rivelato straordinario per equilibrio ed eleganza. Il Gewürztraminer Vinoptima è molto versatile e si abbina a diversi tipi di pietanze, ma il suo carattere fresco e deciso lo rende perfetto anche come aperitivo. Fra i vitigni più diffusi nella regione, oltre ai suddetti Chardonnay e al Gewürztraminer, si trovano Viognier, Pinot gris e lo spagnolo Albariño.
Proseguendo lungo costa, verso Sud si entra nella regione vinicola di Hawke’s Bay caratterizzata da estati miti e lunghi autunni soleggiati che permettono alle uve lente maturazioni. È una zona votata all’agricoltura artigianale e il concetto di local food è molto radicato, non a caso il primo farmer’s market della Nuova Zelanda è nato proprio qui. Una quarantina di cantine (molte, per gli standard neozelandesi) e, fra i vitigni più diffusi, le varietà bordolesi con predominanza dello Chardonnay. Da non perdere la Clearview Estate Winery: fondata nel 1989 da Tim Turvey e Helma van den Berg, è conosciuta per i suoi vini di carattere, espressivi del territorio e straripanti di frutti esotici. Di notevole statura lo Chardonnay Reserve, seguito da alcuni blend rigorosi di Cabernet e Merlot. Molto gradevole una sosta per il pranzo nel ristorante della proprietà, il famoso Red Shed, dove provare i vini abbinati agli alimenti della zona preparati freschissimi con le erbe, la verdura e la frutta dell’orto.

Clive Paton, fondatore dell’Ata Rangi di Martinborough, e il suo enologo Helen Masters

Ancora più giù, ecco la zona denominata Martinborough con la capitale Wellington e le sue 20 aziende vinicole. Fino a poco tempo fa le balze pietrose di questa regione erano considerate a malapena come pascolo per le pecore, oggi Martinborough è la zona vinicola più trendy dell’Isola del Nord. Grazie al clima favorevole caratterizzato da autunni molto lunghi, qui le uve maturano lentamente mantenendo la loro acidità ideale. Da ciò traggono beneficio i Sauvignon blanc, i Riesling ma, soprattutto il Pinot noir. Fra le cantine che sorgono nella sub-regione più vocata, la Wairarapa, brilla Ata Rangi. Sono 30 gli anni di attività per quest’azienda a conduzione totalmente familiare che ha saputo guadagnarsi un posto da protagonista nell’olimpo dei vini australi. Strepitoso lo Chardonnay Craighall che coniuga una eleganza e una freschezza sbalorditive ad una concentrazione seducente. Fiore all’occhiello dell’azienda il Pinot noir, snello, nitido, potente e al contempo pulito, privo di quella tendenza all’eccessivo che spesso si riscontra nei vini del Nuovo Mondo. Assolutamente da provare per farsi un’idea della personalità unica di questi campioni neozelandesi. Un vino di classe internazionale, uno dei pochi che ha ricevuto lo status di Tipuranga Teitei o Aotearoa, ovvero grand cru alla conferenza dei Pinot noir tenutasi a Wellington nel 2010. Una visita ad Ata Rangi si ricorda, oltre che per lo spessore dei vini, anche per la cordialità e l’ospitalità schietta dei proprietari.
Lasciata Martinborough e visitata la capitale Wellington, ci si imbarca in traghetto e in tre ore si attraversano i 92 chilometri dello Stretto di Cook che separano l’Isola del Nord da quella del Sud.
È il momento di cominciare la visita della regione che ha fatto conoscere la Nuova Zelanda del vino in tutto il mondo: Marlborough. Territorio di una bellezza mozzafiato, benedetto da un clima ideale, qui 30 anni fa la Casa vinicola Montana, oggi Brancott, commercializzava i suoi primi Sauvignon blanc. Pungenti, marcati da un’acidità netta, erano vini destinati a crescere molto, ma già capaci di dare una sferzata all’attenzione dei critici europei ed americani. L’astro australe si era levato. Oggi le Cantine che operano nella prima regione per superficie vitata della nazione sono una quarantina. I filari si estendono a perdita d’occhio conducendo lo sguardo dai monti fino alle distese azzurre dell’oceano Pacifico. La luce nitida e satura di questa zona rivela il clima eccellente che la caratterizza: il più alto numero di ore di sole della nazione, mai troppo caldo, le brezze oceaniche a portare notti fresche e spazzare via l’umidità. Non è un caso che questa regione sia stata eletta luogo ideale da uno dei grandi specialisti del Sauvignon blanc in Sancerre: Jean Marie Bourgeois che qui ha piantato qui le sue prime vigne nel 2000 dando vita a Clos Henri. Prima vendemmia nel 2003, due soli vitigni, Sauvignon blanc e Pinot noir, tre linee di prodotti: Petit Clos (base), Bel Echo (premium), Clos Henri (top). Inutile dire che i due vini della linea Clos Henry sono superlativi: evidente la scelta di sottolineare le prerogative di freschezza e vitalità di questo territorio senza rinunciare al patrimonio culturale e all’esperienza portate dalla Loira. Si tratta di due vini di notevole eleganza e complessità, forse meno pronti di altri neozelandesi in prima battuta, ma sicuramente capaci di regalare infinite sorprese se lasciati in cantina qualche anno. Altra Cantina che ha saputo raggiungere vertici riconosciuti internazionalmente è Saint Clair Family Estate che vanta un medagliere di tutto rispetto. Fondata nel 1994 da Neal e Judy Ibbotson, già coltivatori di uva in Marlborough dal 1978, questa cantina ha saputo imporsi come sinonimo di Sauvignon blanc. Interessantissima la scelta di commercializzare un numero elevato di single vineyard, micro vinificazioni volte a esaltare le caratteristiche di ogni vigna. Una degustazione unica, forse la chiave ideale per comprendere questo territorio eccezionale: ogni block (così vengono chiamate le singole vigne identificate da numeri), rivela un carattere diverso. Cercate una bottiglia di Block 18 e comparatela, ad esempio, al Wairau Reserve (selezione delle migliori vigne, da molti votato come il miglior Sauvignon blanc del mondo) e poi riparliamone.

Un cantiniere della Dog Point Vineyard, nel Marlborough

Dog Point Vineyard deve il suo nome ai cani da pastore sfuggiti ai primi coloni della zona che, inselvatichiti, si radunavano su una certa collina ricoperta di erbacce e scarsa vegetazione. Oggi ci sono vigne, fra le più vocate. Fra le prime case vinicole a nascere negli anni Settanta in Marlborough, è famosa per il suo Sauvignon blanc monovigneto Section 94, un vino potente, che riposa a lungo sui suoi lieviti e regala una carattere unico, marcato dalla presenze di sentori di limone, lime e pompelmo maturo. È considerato uno dei migliori al mondo. Notevoli anche Chardonnay e Pinot noir. Le uve provenienti dai vigneti di proprietà della Cantina vanno in parte a produrre i vini Dog Point e in parte vengono vendute a Cloudy Bay, altra realtà storica, vera e propria icona della regione.
Quanto meno doverosa la visita ad Auntsfield, la prima azienda vinicola commerciale nata in Marlborough alla fine dell’Ottocento per mano di David Herd. La struttura odierna sorge proprio nel sito dove furono piantate le prime vigne. La visita comprende un tour della prima cantina di David Herd, perfettamente ristrutturata. Oggi Auntsfield è un’azienda moderna di proprietà di Graeme e Linda Cowley che la comprarono nel 1998. La produzione è concentrata su tre vini: Sauvignon blanc, Chardonnay e Pinot noir. Splendido il Sauvignon blanc Long Cow 2009, ottenuto da una delle vigne più vocate della proprietà: rivela un bouquet ampio e complesso, con sentori di lime, frutto della passione e scorza d’arancio. Il gusto è pieno, fresco, colmo di frutti tropicali. Si tratta di un vino di grande eleganza, perfetto con la pasta con l’astice. Legata ad Auntsfield, l’etichetta Sliding Hill propone un Pinot noir potente e concentrato. Più vicino a certi vini americani, senza però cadute di stile. Da provare.
Dopo questo affondo nella principale regione vinicola neozelandese è ora di riprendere il viaggio verso Sud. Il paesaggio è dominato dal dialogo continuo fra le

La proprietà di Felton Road, nella zona di Central Otago, paladina del Pinot noir vinificato col criterio del single vineyard

Alpi Australi e l’oceano Pacifico. È una terra spettacolare, selvaggia e potente. È d’obbligo fermarsi nella Waipara Valley prima di raggiungere Christchurch, il capoluogo dell’Isola del Sud. Figlia dei ghiacciai, dominata dai venti, è una regione caratterizzata da clima asciutto e terreni poveri: musica per le orecchie degli appassionati di Pinot noir. In termini di qualità, l’altro vitigno che emerge in questa regione è il Riesling, anche se quello ancora più diffuso è il Sauvignon blanc. Fra le cantine storiche di questa regione troviamo Pegasus Bay. Creata da un neurologo di Christchurch, Ivan Donaldson verso la metà degli anni Ottanta, è tutt’ora un’azienda a conduzione famigliare. Imperdibili il loro Pinot noir e il longevo Sauvignon blanc. Legata a Pegasus Bay troviamo l’etichetta Main Divide che produce un notevole Pinot noir ottenuto da uve comprate nelle migliori vigne della regione.
Infine è la volta della regione di Central Otago terra d’origine di straordinari Pinot noir, ma anche patria elettiva di un italiano rimasto stregato dalla bellezza di questo territorio estremo a metà strada fra Christchurch e Dunedin. Antonio Pasquale è venuto in Nuova Zelanda per seguire la sua passione per la vela e si è fermato per realizzare il suo sogno: fare vino agli antipodi. Dal 1997, nella sottoregione della Waitaki Valley, è nata la Pasquale Viticultura. Questa zona è nuova frontiera dell’industria enologica neozelandese, 14 cantine, contesto pioneristico, natura vergine e possente. Territorio difficile, che richiede enorme fatica e determinazione. Il risultato sono vini di grande personalità e struttura. Basta provare l’Alma Mater, blend di Riesling, Pinot gris e Gewürztraminer. Vino aromatico, elegante, unico. Oppure il Pinot noir. Due versioni, da vigne in valli vicine, ma caratterizzate da terroir diversi. Quello proveniente dalla Waitaki Valley, potente e minerale, trova la sua espressione ideale con piatti inconsueti, come le pappardelle con i funghi e il caffè, mentre quello proveniente dalla Hakataramea Valley si sposa in modo sorprendente con il cioccolato.
Poco più a sud, nella zona vinicola principale di Central Otago, operano due realtà capaci di portare il Pinot noir alle sue massime espressioni: la pluripremiata Felton Road e Amisfield. Nel primo caso troviamo dei Pinot noir vinificati col criterio single vineyard che si distinguono per l’incredibile eleganza (da provare il Cornish Point e il Block 3); nel secondo un vino muscoloso e concentrato, molto maschio, da accompagnare al classico agnello alla brace. Questa è la regione più australe del mondo dove si produce vino, le ultime vigne prima del gran balzo verso l’Antartico e qui finisce il nostro viaggio alla scoperta dei grandi vini neozelandesi.

 

Per organizzare un viaggio

Informazioni: www.newzealand.comwww.traveltrade.newzealand.com
In aereo: Air New Zealand vola da Roma a Auckland a partire da 1.300 euro.
Viaggio organizzato: Australia World è l’indirizzo giusto per organizzare viaggi “su misura” nelle regioni vinicole australi (011.03.71.230 – booking@australiaworld.it – www.australiaworld.it).
Altro specialista è Nuova Zelanda Viaggi (tel. 06.68.13.50.46 – nzviaggi@tiscali.it – www.nzviaggi.com).

 

Le Cantine

Vinoptima Estate Limited
138 Ngakoroa Road, Ormond
S +64.68.62.55.20
www.vinoptima.co.nz

Clearview Estate Winery
194 Clifton Road, Te Awanga
S +64.68.75.01.50
www.clearviewestate.co.nz

Ata Rangi
14 Puruatanga Road, Martinborough
S +64.63.06.95.70
www.atarangi.co.nz

Brancott Estate
State Highway 1
Riverlands, Blenheim
S +64.93.36.83.00
www.brancottestate.com

Clos Henri
639 State Highway 63
West Coast Road, Blenheim
S +64.35.72.79.23
www.clos-henri.com

Saint Clair Family Estate
30-32 Liverpool Street
Riverlands Estate 4, Blenheim
S +64.35.78.86.95
www.saintclair.co.nz

Dog Point Vineyard
Dog Point Road, Renwick
S +64.35.72.82.94
www.dogpoint.co.nz

Cloudy Bay
Jacksons Road, Blenheim
S +64.35.20.91.40
www.cloudybay.co.nz

Auntsfield Estate
270 Paynters Road, Blenheim
S +64.35.78.06.22
www.auntsfield.co.nz

Pegasus Bay Winery
Stockgrove Road – Amberley, North Canterbury
S +64.33.14.68.69
www.pegasusbay.com

Pasquale Viticultura
Oamaru 9494, North Otago
S +64.34.36.04.43
www.pasquale.co.nz

Felton Road Wines
Bannockburn, Central Otago
S +64.34.45.08.85
www.feltonroad.com

Amisfield Winery & Vineyard
Cromwell Road, Cromwell
S +64.34.45.49.01
www.amisfield.co.nz

 

Chi importa

Pellegrini
via Mazzini 43, 24034 Cisano Bergamasco (Bergamo)
S 035.78.10.10
www.pellegrinispa.net
Etichette: Clos Henri

Vino & Design
via del Chionso 14
42122 Reggio Emilia
S 0522.50.62.84
www.vinoedesign.it
Etichette: Saint Clair

Quality Wines Imports
via Mentana 3, 47121 Forlì
S 0543.32.225
www.qualitywines.it
Etichette: Amisfield, Auntsfield
Sliding Hill, Vinoptima

Ridis
via Enrico Mattei 4, 25020 Bassano Bresciano (Brescia)
S 030.99.32.823
www.ridis.com
Etichette: Pasquale

Valade & Transandine
Domaine de Lisennes
33370 Tresses (Francia)
S +33.5.57.19.17.52
www.transandine.fr
Etichette: Ata Rangi, Dog Point
Felton Road

Gustinvest
via Mosè Bianchi 41, 20149 Milano
S 02.48.14.564
www.gustinvest.com
Etichette: Clearview, Pegasus Bay, Main Divide

I neozelandesi sono molto attenti all’ambiente. Lo dimostra la Cantina di Amisfield, perfettamente integrata nel paesaggio

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© Riproduzione riservata - 21/02/2012

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