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Il compleanno di Cantina Santadi: 50 anni di lavoro e progresso

15 Settembre 2011 Civiltà del bere
Due giorni di festeggiamenti, il 2 e 3 luglio, per celebrare la storia non soltanto di un’azienda ma anche di un intero territorio, quello del Sulcis. Il salto di qualità con l’arrivo di Giacomo Tachis e i ricordi del presidente Antonello Pilloni. Ha festeggiato mezzo secolo di vita rievocando le grandi difficoltà iniziali, ma superate con caparbietà. Erano anni difficili dove molte aziende producevano quantità con allevamenti espansi per conquistare i mercati. E nelle cantine del Sulcis si continuava a produrre vini del terroir: parola molto usata e spesso abusata soprattutto in questi anni. Oggi il clima, il terreno e la tradizione locale continuano a fare la differenza. Terre basse e calde che sentono l’influenza delle brezze marine e, in alcune aree dai suoli sabbiosi, vigne ancora ad alberello e su piede franco. Questo vuol dire produrre vini molto concentrati nel colore e di grande corpo. Per queste caratteristiche erano molto richiesti dai mercati nazionali ed esteri. Con l’arrivo di Giacomo Tachis alla Cantina Santadi, che stava agonizzando e rischiava di chiudere, l’enologia del Sulcis volta pagina e inizia un nuovo percorso. Si punta subito sulla conoscenza con studi e sperimentazioni per capire il comportamento di alcuni vitigni in un contesto pedoclimatico così diverso da zona a zona e anche da altre parti dell’isola. Ricerche che gli amministratori hanno sostenuto e incoraggiato, consapevoli che i grandi vini nascono dalle migliori uve e in particolari territori. Il braccio operativo della svolta è Antonello Pilloni, presidente da 35 anni di questa realtà che ha contribuito anche a migliorare l’economia del Sulcis. Sono cresciute molte aziende e anche le più datate hanno adeguato le produzioni con la qualità e l’adozione di un nuovo packaging. L’evoluzione è stata graduale e sempre con ingenti  impegni economici che i soci hanno faticosamente sopportato, ma tutti soddisfatti per i risultati raggiunti, anche a livello di immagine. Se è vero che “in cima alla vetta si è sull’orlo del precipizio”, gli sforzi sono orientati a consolidare le posizioni conquistate, soprattutto nei mercati mondiali dagli Usa ai Paesi asiatici, sempre più interessati ai vini della Cantina Santadi. Cina, Giappone e India in testa, che hanno la capacità di scegliere tra i grandi vini strutturati e barricati e gli altri più facili, corretti e mai banali, sempre legati al territorio, a prezzi molto contenuti. Attualmente l’azienda sta sperimentando e incrementando alcune varietà autoctone; in particolare Sa Carenisca, un antico clone di Carignano dall’acino piccolo che dà un vino ricco di tannini e dal colore molto concentrato. Tra i vari progetti della Cantina va ricordato il recupero della storia e della tradizione vitivinicola del territorio. A dare l’input il ritrovamento nelle vicine grotte di monte Meana di alcuni vinaccioli di Vitis vinifera risalenti a circa 3.800 anni fa. Chissà quali nuovi vini andranno ad arricchire la grande gamma che già comprende il versatile Carignano, dal facile Grotta Rossa al corposo Terre Brune. Oltre al gradevole Monica di Sardegna al fresco Vermentino Villa Solais, ai rossi Shardana da Carignano e Syrah e Araja da Carignano e Sangiovese. E non poteva mancare lo straordinario Latinia, un bianco dolce da uve Nasco.

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