Scienze Scienze Riccardo Oldani

Il clima farà grande il vino britannico

Il clima farà grande il vino britannico

Un team di studiosi inglesi ha simulato gli effetti dei cambiamenti climatici nel Regno Unito entro il 2040. Secondo le loro valutazioni Inghilterra e Galles saranno caratterizzati sempre più da condizioni simili a quelle di Champagne e Borgogna. Un messaggio ai viticoltori locali per puntare a produzioni di alta qualità.

Se i cambiamenti climatici fanno disastri a casa nostra, causando un aumento della tropicalizzazione e della desertificazione, erosione delle coste e siccità, in altre aree del mondo non è detto che le trasformazioni debbano essere necessariamente negative. Certo, è discutibile una visione alla Donald Trump, che di recente ha commentato il rischio dell’innalzamento degli oceani come un’opportunità «per avere più case con vista mare». Ma in Regno Unito, per esempio, dove il clima eccessivamente umido è perfetto per la coltura di patate, rape e poco altro, si guarda alle trasformazioni climatiche con un certo interesse. Anche dal punto di vista vitivinicolo.

Simulazione ventennale

Lo attesta il lavoro di un gruppo di climatologi di varie istituzioni di ricerca inglesi, come la London School of Economics, l’Università di East Anglia di Norwich e l’azienda di consulenza Vinescapes, che ha di recente pubblicato sulla rivista open-access “Oeno One” un articolo scientifico (consultabile qui) sugli effetti che i cambiamenti climatici possono imprimere alla viticoltura britannica da oggi al 2040.
I ricercatori hanno usato i modelli climatici, che ormai hanno raggiunto un notevole grado di attendibilità, per studiare come sono cambiate le temperature medie, le precipitazioni e le stagioni vegetative sull’isola tra il 1981 e il 2000 e poi ancora tra il 1999 e il 2018. Hanno fatto raffronti con gli stessi periodi in altre zone vinicole europee come la Champagne, la Borgogna e la regione tedesca di Baden. E poi hanno lanciato una simulazione per capire che cosa succederà nel prossimo ventennio.

Domande sul futuro

I risultati sono interessanti. Il punto di partenza è la constatazione che le temperature medie nella stagione vegetativa (i sette mesi di crescita della vite) si sono innalzate mediamente di 1°C negli ultimi anni e ora sono quasi costantemente al di sopra dei 14°C. Un fenomeno che ha già iniziato a favorire un’estensione della viticoltura nel Paese, soprattutto nelle regioni meridionali. La produzione, al momento, è incentrata soprattutto su varietà adatte ai vini spumanti. Ma cosa succederà in futuro? Se dovesse riscaldarsi ulteriormente il clima britannico, quali conclusioni potrebbero trarne i produttori? Potrebbero passare a nuove varietà o godere di un incremento qualitativo? Con queste domande in testa i ricercatori inglesi hanno avviato la loro indagine.

Evoluzione in atto

Secondo la simulazione il clima britannico subirà lievi ma significativi cambiamenti. La temperatura media durante la stagione vegetativa crescerà nelle temperature massime di 1,3 °C creando condizioni favorevoli per colture più qualitative, come del resto già sta succedendo da diversi anni a questa parte. Per esempio, prima del 2004 la varietà più coltivate in Regno Unito erano vitigni resistenti al freddo come Reichensteiner, Seyval Blanc e Müller-Thurgau. Oggi il grosso della produzione è basato su Pinot noir, Chardonnay e Pinot Meunier; in particolare con cloni adatti per la produzione di spumanti Metodo Classico. Si prevede anche una riduzione delle precipitazioni. Ma, soprattutto, le nuove temperature medie si attesteranno intorno a quelle storicamente registrate in Champagne o in Borgogna. Si ridurrà inoltre in maniera drastica la possibilità di gelate precoci tra febbraio e marzo, che costituiscono uno dei principali rischi per la viticoltura locale.

Strumento di pianificiazione

La stabilizzazione delle condizioni, con anni molto più simili l’uno all’altro rispetto a quanto accade ora, comporterà anche un aumento della produzione di uva per ettaro. Si potrà così passare a cloni di Pinot nero più qualitativi per la produzione di vini “sparkling” più simili agli Champagne; ma anche per realizzare rossi fermi di livello.
Tutto ciò dovrebbe portare a una crescita dell’estensione vitata, che dal 2004 a oggi è già aumentata in modo sostanziale, da poco più di 500 ettari a quasi 4.000. Secondo gli studiosi la ricerca può quindi trasformarsi in un utile strumento di previsione per i produttori, che possono attivarsi fin da subito per ottenere concessioni su nuovi terreni senza correre il rischio di trovarsi, in futuro, a confrontarsi con limitazioni o blocchi dell’ampliamento delle zone coltivate a vite. Ma la produzione potrebbe ampliarsi anche a bianchi fermi e vini rosé, facendo di Inghilterra e Galles una nuova e interessante realtà nella produzione vinicola mondiale.

Foto di apertura: un vigneto delle tenute di Wyken Vineyards, produttore di vino inglese del Suffolk © Wyken Vineyards

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© Riproduzione riservata - 20/07/2022

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