Dall'Italia Dall'Italia Fabio Giavedoni

Gli altri spumanti: il Friuli non è solo Glera

Gli altri spumanti: il Friuli non è solo Glera

Oltre il Prosecco, gli spumanti in Friuli Venezia Giulia sono anche tradizione regionale. Ed esaltano varietà autoctone e internazionali, dalle Grave al Carso. Prosegue il nostro viaggio alla ricerca delle bollicine più originali d’Italia.

Nella storia dell’enologia del Friuli Venezia Giulia gli spumanti, prodotti con ogni tecnica, hanno sempre trovato pochissimo spazio. In regione ci si concentrava su vini rossi fermi e su bianchi di grande pregio, conosciuti in tutto il mondo. Solo di recente le “bollicine” hanno cominciato a conquistarsi una fetta considerevole della produzione regionale, con “l’avvento” del Prosecco e con l’estensione della coltivazione della Glera sul territorio friulano. Esistono però etichette storiche, o di recente comparsa, che esaltano le varietà autoctone (ma anche internazionali) con vinificazioni da Metodo Classico e Charmat.

Manlio Collavini

Storica e originale: la Ribolla Gialla Brut di Collavini

Il marchio Collavini è legato alla viticoltura friulana dal 1896, anno di fondazione dell’azienda. Negli Anni ‘60 è stato Manlio Collavini a dare forte impulso all’azienda “inventandosi”, tra l’altro, il cavallo di battaglia della cantina, con l’idea di spumantizzare la Ribolla gialla. Da allora l’inconfondibile bottiglia con la capsula gialla è diventata sinonimo di bollicine di qualità. In tempi più recenti sono stati in tanti a copiare il fenomeno Ribolla gialla Spumante: ma mentre è stato facile confondere il consumatore con una capsula dello stesso colore è stato invece quasi impossibile replicare la qualità dell’originale Collavini.

Un vino con tante imitazioni

Il segreto del Brut Ribolla gialla sta nei tempi di rifermentazione in autoclave, che in genere si prolunga per oltre 24 mesi: è questa pazienza enologica, unita ad una attenta selezione di uve, a definire la ricercata e fine effervescenza, l’intensità fruttata e la profondità gustativa di questo vino che, come la gloriosa Settimana Enigmistica, può vantare “innumerevoli (e vani) tentativi di imitazione”.

Piero Pittaro

Le frecce (tricolori) all’arco di Pittaro

È stato nel 1972 che Piero Pittaro ha iniziato a costruire la sua cantina nel bel mezzo del terreno pianeggiante e sassoso delle Grave del Friuli, giusto di fronte alla base di atterraggio della pattuglia acrobatica nazionale delle Frecce Tricolori. La sua forte determinazione – e il lungimirante sogno di realizzare un Metodo Classico che esprimesse il territorio friulano – lo ha portato a diventare un punto di riferimento in regione per la produzione di spumanti (senza abbandonare la produzione di vini fermi degli esordi).

Etichetta Oro e Argento da Chardonnay e Pinot bianco

L’enologo Stefano Trinco ha accresciuto nel tempo un’ottima padronanza con le vinificazioni da Metodo Classico. Le due principali etichette aziendali sono entrambe prodotte con uve Chardonnay e Pinot bianco: il Brut Etichetta Oro (60 mesi di sosta sui lieviti) ha bel naso ricco e floreale, con una bolla fine e un palato dinamico e teso, mentre il Brut Etichetta Argento (30 mesi sui lieviti) è più immediato e agile, col suo sorso fragrante e sapido.

Roman Rizzi

Piè di Mont, un progetto innovativo

Piè di Mont è il progetto enologico della famiglia Rizzi, che ha preso avvio nel 2005. Prima di questa data Paolo e Roman, padre e figlio, operavano già nel settore vitivinicolo lavorando terreni e impiantando vigneti per diversi produttori friulani. Questa attività ha permesso loro nel tempo di individuare i suoli migliori per piantare le uve destinate alla sola ed esclusiva produzione di vini da Metodo Classico: una scelta decisamente inusuale e curiosa nel panorama produttivo di questa regione.

Un Brut dalle proporzioni già stabilite in vigna

Il Brut Piè de Mont nasce da una cuvée con proporzioni già stabilite nel vigneto (che è un vero e proprio cru): 60% di Chardonnay, di cui una piccola parte viene affinata in legno, 20% di Pinot nero e 20% di Ribolla gialla. Rimane circa 3 anni sui lieviti e viene confezionato in genere con un residuo zuccherino sui 4 grammi per litro. Il naso è ampio e fragrante, con evidenti note di cedro candito, pompelmo ed erbe aromatiche. La bocca ha spessore e leggerezza al tempo stesso, oltre a una bella dinamica gustativa e un finale perfettamente asciutto e terso.

Edi Kante

Kante: una cantina scavata nella roccia carsica

Edi Kante nel 1980 ha trasformato la storica attività agricola della famiglia in una delle più dinamiche e virtuose realtà vitivinicole del Carso, incentrata sulla produzione di vini di qualità. La sua personalità, il suo carisma e i suoi guizzi di genio si riflettono su tutta la produzione: le ultime intuizioni si sono rivolte verso le produzioni da Metodo Classico, che possono contare su una cantina – affascinante e unica, interamente scavata nella roccia carsica – ideale per la maturazione di questo genere di vini.

Le due K

Il KK è un blend paritario di Chardonnay e Malvasia – permanenza sui lieviti per almeno 12 mesi, niente dosaggio finale – in cui la polpa croccante e intensamente fruttata è garantita dalla prima varietà mentre la Malvasia si percepisce soprattutto nel finale leggermente ammandorlato e salmastro. Il KK Rosé viene invece interamente prodotto con Pinot nero: si presenta un bel colore rosa luccicante e un finissimo perlage; al naso le note di piccoli frutti di bosco si fondono con sensazioni fragranti e complesse, per chiudere al palato con lunga persistenza sapida.

In apertura: vigneti di Piè di Mont

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© Riproduzione riservata - 04/11/2020

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