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Comincia l’era del Pignoletto

Comincia l’era del Pignoletto

di Fabio Bottonelli

 

Basta uno sguardo anche distratto dal finestrino dell’auto, percorrendo una delle arterie autostradali che fendono l’Emilia Romagna: nuovi impianti di vigneto in allevamento, come da anni non si vedeva, anche in pianura, sembrano voler rivaleggiare con seminativi e frutteti, in una vera e propria campagna-giardino.

Aumenta la produzione Doc e Docg

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Vigneti dell’Emilia Romagna

Mentre i vigneti già attivi appaiono ora più razionali di un tempo, in equilibrio vegetativo, e non disordinatamente rigogliosi come quando la regione aveva quella nomea, a volte meritata, di vinificio. Nel 2015, le elaborazioni da dati Istat operate per il rapporto dell’Osservatorio agroalimentare dell’Emilia Romagna a cura di Roberto Fanfani dell’Università di Bologna (i dati Agrea non sono ancora pienamente disponibili) indicano una produzione importante, quasi 9,5 milioni di quintali di uva, e 6,7 milioni di ettolitri di vino (+6% sul 2014), di cui 1.476.547 Doc e Docg, pari al 22% del totale prodotto in regione (in crescita del +8,3% sull’anno precedente). La crescita dei Dop è già un primo segnale. Perché qualcosa è cambiato, nella produzione vitivinicola emiliano-romagnola negli ultimi 10 anni, e non si è trattato solo della normale crescita che ha investito tutta l’Italia. Più dinamismo, più vitalità di un tempo.

Non solo Lambrusco e Sangiovese

E una maggiore consapevolezza agronomica e ambientale, oltre che enologica. Lambrusco e Sangiovese sono i protagonisti principali, ma anche il Pignoletto e l’Albana in Romagna si muovono, mentre meno vistoso, ma pur presente, è il consolidamento della viticoltura artigianale di collina: dai Colli Piacentini, forti del Gutturnio fino a Rimini; e persino nelle colline apparentemente meno titolate di Parma, Reggio Emilia e Modena, passando per i Colli Bolognesi, i Colli di Imola e tutta la fascia preappenninica romagnola con le sue microzone di eccellenza.

Promozione, conversione e innovazione

Basti pensare che le domande di autorizzazione per nuovi impianti in Emilia Romagna sono state 1.570 con una superficie richiesta di 4.700 ettari, con solo 523 ettari concessi per una percentuale di assegnazione del 12% (problema peraltro comune ad altre regioni). Il settore vitivinicolo in Emilia Romagna, grazie all’Ocm-vino, riceve mediamente 25 milioni di euro all’anno per interventi sulla promozione (progetti su 30 Paesi in quattro anni), la ristrutturazione e conversione di vigneti (1.000 aziende e 1.300 ettari di vigneto all’anno), gli investimenti per l’innovazione in cantina (82 le aziende interessate nella campagna 2012-15) e le assicurazioni.

Tasso di crescita a doppia cifra

Sicuramente la corsa ai vigneti in questa regione presenta lati contraddittori e va letta da due angolazioni. Da un lato, è un fermento positivo, che si lega al momento di grande salute dei frizzanti, come Lambrusco e Pignoletto (15 milioni di bottiglie in Gdo nel 2015 per il Lambrusco, tasso di crescita a doppia cifra per il Pignoletto negli ultimi 3 anni, secondo dati Iri Infoscan). Dall’altro, indica anche una sorta di scelta per esclusione di un’imprenditoria agricola che trova difficoltà a ottenere marginalità nelle tradizionali colture (bietola quasi sparita, cereali e foraggere con i soliti alti e bassi, frutta con alti costi di produzione avversità meteo e ricorrenti crisi di prezzi). Il che, beffardamente, rischierebbe di portare di nuovo verso quell’immagine produttivistico-quantitativa, che da sempre si cerca di scrollare di dosso…

paesaggioMica male!

Non a caso a fronte dell’aumento di produzione del 2015 sul 2014 la Plv (produzione lorda vendibile) vitivinicola è stabile (+0,7%), e, dato non positivo, si registra una flessione dei prezzi (-4,8%). Eppure… «Operazioni colturali quasi tutte meccanizzate, 300 quintali per ettaro di resa, 25-30 euro a quintale per il conferimento in cooperativa, Plv di 7.500-8.000 euro a ettaro: mica male!», conferma con un rapido conto Gregorio Matteucci, agronomo bolognese, citando l’esempio di un noto industriale (suo cliente) che ha appena diversificato in agricoltura con l’obiettivo di mero investimento.

La vigna, un investimento sicuro

Per decidere in un battibaleno di impiantare 16 ettari di vigna, fra campi di patate, cipolle e grano, nella fertile Bassa. «Si capiva già da un po’ che il vigneto avrebbe offerto uno sbocco interessante. Negli ultimi tempi dei diritti il valore della quota arrivava no a 10.000 euro all’ettaro», aggiunge Matteucci. «Nel 2015 sono stati piantati 300 ettari di Grechetto gentile (già Pignoletto) nella zona Doc, pari a circa il 40% dell’attuale superficie in produzione (700 ettari). Questo significa che tra due anni ci sarà un incremento produttivo importante», dice Giacomo Savorini, direttore del Consorzio Pignoletto Emilia Romagna e del Consorzio Vini Colli Bolognesi.

Pignoletto è il territorio

Proprio il Pignoletto è stato protagonista del principale fatto nuovo degli ultimi tempi in materia di denominazioni in Emilia Romagna. Ai fini di una maggiore tutela del nome Pignoletto dalle spinte espansionistiche al di fuori dalle zone tipiche emiliano-romagnole e perno Oltreoceano (è a Bologna che si attribuisce la primogenitura del Pignoletto), è stata portata a termine un’operazione simile a quella del Prosecco Doc e Docg. In pratica: Pignoletto è il territorio (dal nome di una frazione del comune di Monteveglio nei Colli Bolognesi). Grechetto gentile (praticamente è il Grechetto dell’Italia Centrale) è la varietà d’uva. Il territorio dei Colli Bolognesi Pignoletto ora è in vetta alla piramide Docg (310 ettari), con già il 12% della produzione e 1,6 milioni di bottiglie certificate bio, con l’obiettivo di arrivare al 20% e alla nascita di un bio-distretto ufficiale.

Una piccola rivoluzione nel disciplinare

Al contempo la Pignoletto Doc ora è stata allargata anche alla pianura, in un comprensorio che copre una bella fetta di provincia di Modena, no al Ravennate, sostituendo le vecchie Doc Modena, Reno, Colli Bolognesi e Colli di Imola (viene sostituita la tipologia Pignoletto con la tipologia Grechetto gentile nelle Igt Emilia e nell’Igt Rubicone). Oggi il Pignoletto rappresenta in tutto circa 12 milioni di bottiglie, che diventeranno 16 milioni in pochi anni, con il Doc che va soprattutto in Gdo e all’estero, mentre il Colli Bolognesi Docg è forte localmente e nell’Horeca. Fatto sta che questa corsa al vigneto in Emilia, e in particolare al Pignoletto e al Lambrusco, si sta vericando più in pianura che in collina, dove ci sarebbero i terreni più vocati…

 

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 04/2016. Per continuare il viaggio alla scoperta del Pignoletto acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com.
Buona lettura!

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© Riproduzione riservata - 10/10/2016

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