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Uva rara: un vino “gastronomico”, rustico e piacevole

17 Agosto 2018 Roger Sesto

L’Uva rara, chiamata anche Bonarda ma che nulla a che vedere con la Croatina, è una cultivar presente tra le province di Pavia, Alessandria, Asti, Torino, Novara, Biella e Vercelli. Nel 2000 erano 608 gli ettari dedicati a questa varietà, oggi in diminuzione. Impiegata in Alto Piemonte per ammorbidire il Nebbiolo, nel Pavese è invece parte del classico uvaggio Croatina, Barbera, Uva Rara. Vitigno dagli acini pruinosi e bluastri, in fase di vinificazione fatica però a cedere la sua originaria colorazione. Avendo inoltre una decisa carica tannica, mal sopporta lunghe macerazioni.

 

Grappolo di Uva rara

 

Da Frecciarossa Uva rara in purezza da quasi 30 anni

Frecciarossa di Casteggio (Pv) ha iniziato a vinificare l’Uva rara in purezza sin dal 1989, col supporto dell’enologo Franco Bernabei. Fino ad allora era sempre stata vinificata in blend con Barbera e Croatina per la produzione dell’Oltrepò Pavese Doc Rosso, etichetta prodotta sin dagli anni Venti del Novecento con il nome di Gran Cru.

Niente legno e macerazione massimo 10 giorni

Nella versione in purezza proposta da Frecciarossa le uve vengono raccolte ben mature, per limitarne l’astringenza polifenolica; la macerazione a contatto con le bucce non va mai oltre i 10 giorni e, per esaltare i delicati tratti varietali del vitigno, si evita qualsiasi tipo di affinamento in legno. Il risultato è un vino d’impatto, ricco di note di pepe nero, ciliegie e sentori floreali; in bocca mostra una rustica piacevolezza, con un finale appena amaricante di mandorla. Queste caratteristiche lo rendono piacevolmente “gastronomico”. Relativamente interessante anche la sua longevità: nelle migliori annate beneficia di una maturazione di 5-6 anni.

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