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Colli Berici, il Tai Rosso e i suoi “fratelli” bordolesi

Colli Berici, il Tai Rosso e i suoi “fratelli” bordolesi

In viaggio sui Colli Berici, tra filari, ulivi e ville palladiane. Una terra con una vocazione per i grandi rossi. Dove i produttori esaltano Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Carménère. E scommettono sul potenziale evolutivo del loro vitigno autoctono per eccellenza.

Del Tai rosso e dei suoi fratelli acquisiti. I Colli Berici, fazzoletto di Veneto all’ombra delle più celebrate Valpolicella e Soave, parlano dell’autoctono “gentile” che va su tutto – perfetto con la Soppressa vicentina o col baccalà – e delle sue sorprendenti capacità di durata. Ma raccontano anche dei vitigni d’Oltralpe, arrivati nella prima metà dell’Ottocento e ormai talmente a casa loro da aver perso l’accento francese e guadagnato un nuovo lessico di qualità.

Ville e calcare

Colli si fa per dire, perché l’altitudine non passa mai i 400 metri, ma tra altopiani, valli e rilievi i 20 chilometri tra la Val Liona e la Valle di Fimon, a due passi da Vicenza, sembrano non finire mai dai finestrini dell’auto. Sono un susseguirsi di filari, boschi e ulivi. Architetture rurali, eremi e un inestimabile patrimonio di ville progettate da Andrea Palladio e dai suoi allievi.
Qui la bacca rossa è una religione, quella per i grandi vini una vocazione sempre più marcata. Rosso è il 64% del milione e 600 mila bottiglie annue della Doc, con Cabernet Sauvignon, Merlot e Tai Rosso a farla da padrone. Le vigne spuntano su argille rosse, terreni basaltici di origine vulcanica e soprattutto suoli calcarei sedimentari, eredità geologica dell’Eocene: 30 milioni di anni fa queste colline somigliavano a isole tropicali circondate da barriere coralline. Grotte calcaree e doline carsiche, spesso usate come bacini idrici, costellano la parte occidentale della zona.

In difesa dell’acidità

Le scarse precipitazioni rappresentano l’unico cruccio per chi fa vino. «I cambiamenti climatici amplificano ancora di più lo stress idrico, così bisogna trovare il modo di bilanciare l’alto volume alcolico con l’acidità, talvolta carente», specifica Giovanni Ponchia, cicerone del nostro viaggio su queste colline e direttore del Consorzio Colli Berici che conta 26 aziende (23 privati e 3 cantine cooperative). Così si è pensato a un ritorno all’antico. «È al varo una modifica per reintrodurre la pergola per tutte le varietà previste dal disciplinare. Si tratta di un sistema d’allevamento storico di queste parti che salvaguarda l’equilibrio zucchero-acido, protegge l’uva dall’insolazione e preserva gli aromi floreali, come quelli di rosa canina nel Tai Rosso». Un lavoro di zonazione (tra il 2002 e il 2005) ha prodotto poi un vero Manuale d’uso del territorio per tratteggiare il futuro della denominazione: aziende storiche e nuove generazioni di produttori sono decisi a collocare i vini di queste colline tra le vere eccellenze italiane.

Tai Rosso alla sfida del tempo

In tanti stanno scommettendo anche sulla longevità del vino più tipico del territorio, parente della Grenache, che qualcuno si ostina ancora a chiamare Tocai e che tradizione vuole giovane e capace di esprimere la sua fresca aromaticità. Enrico Pegoraro, otto ettari adagiati sulle colline di Mossano con vigne di oltre 50 anni, da tempo esplora le possibilità evolutive del Tai Rosso e, accanto alla versione più classica, ne realizza una che accarezza il legno e se la gioca con gli anni.
Più a sud poche pedalate in bici svelano cartoline suggestive, come i medievali Mulini di Mossano, e sembrano e riavvolgere il nastro del tempo. La cantina di Piovene Porto Godi a Toara di Villaga, oggi gestite dagli eredi dei conti Barbaran, tra cui Alessandra ed Emanuele Piovene, hanno strutture risalenti al 1584. Nelle bottaie, ricavate dalle antiche neviere, i “frigoriferi” ante litteram del Paese, accanto a Carbernet Sauvignon e Merlot si lascia evolvere anche un Tai rosso riserva.

Bordolesi con l’accento veneto

Ormai paradigmi della denominazione (lo dimostra il Cabernet Franc, introdotto nella Doc fin dal 1973) le varietà di transalpine, e bordolesi in particolare, marcano da tempo la direzione del presente e del futuro dei Berici.
Il Carmenere è l’identità e la missione di Inama, azienda fondata più di mezzo secolo fa nel Soave Classico che da 25 anni ha traslocato in queste zone, a Lonigo, Villa del Ferro e Oratorio San Lorenzo. «I Colli Berici hanno poca risonanza e tuttavia un potenziale incredibile, con suoli ed esposizioni perfetti per questo vitigno anche se sono le persone a fare i grandi vini», è convinto Stefano Inama.
Nella parte più meridionale della denominazione, ad Alonte, Syrah (unica non Doc) e Merlot si litigano con gli onnipresenti Cabernet e Tai Rosso i pettinati filari sulle terre rosse di Tenuta Cicogna, costola berica della storica cantina Cavazza da Selva di Montebello a Gambellara. Mattia ed Elisa, quarta generazione della famiglia, stanno piantando l’avvenire dei 20 ettari della tenuta, dedicata alla produzione dei rossi. Non è un caso che nel 1400 il vinum nero de Alonte, assieme al vino dulciis di Gambellara e al vino albo de Breganciis, fosse ben distinto dal vino comune.

Alessandra Piovene; Enrico Pegoraro; Mattia Cavazza; Stefano Inama; Nicola Dal Maso; il corpo centrale della Cantina Piovene è una costruzione pre palladiana del 1500; vigneti di Cabernet Sauvignon di Cantina Cavazza

I nostri assaggi

Pegoraro
Rovea, Colli Berici Tai Rosso Doc 2018

L’idea di Pegoraro sul Tai Rosso da evoluzione. Nasce in piena collina, su rari suoli tufacei di origine vulcanica. L’affinamento, circa un anno in botte grande e piccola, marca note di rovere al naso. Struttura e complessità arricchiscono il quadro organolettico tipico del vitigno. Il sorso è morbido e, pieno, con una corretta sapidità.

Piovene Porto Godi
Pozzare, Cabernet Colli Berici Doc 2019

Storico blend di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon testimonia il nesso antico tra Piovene e le varietà bordolesi sui Berici. Affina per 18 mesi in piccoli fusti di rovere francese. Ancora giovane e fatto per durare ma già di grande eleganza. Il nome deriva da quello del vigneto così come appariva sulle antiche mappe topografiche.

Inama
Oratorio di San Lorenzo, Colli Berici Carmenere Riserva Doc 2017

La plaga dell’Oratorio di San Lorenzo dà il nome al rosso di punta di Inama. Carmenere in purezza, fa 18 mesi in barrique. Il 2017 è un’anteprima con profumi speziati e un sorso energico e vibrante. Un vino che segna l’esordio della collaborazione con Stéphane Derenoncourt, riconosciuto tra i migliori interpreti dei terroir di Bordeaux.

Cavazza
Colli Berici Tai Rosso Doc 2021

Nasce da piante di quasi 20 anni sull’altopiano di Alonte a 230 metri di altitudine. Interpretazione classica del Tai, giovane e fresco, con un manto ciliegia scarico. Con in più le virtù di un timbro olfattivo pulitissimo, floreale. In bocca un frutto croccante e grande freschezza. Tre giorni di macerazione, poi solo acciaio.

Dal Maso
Casera Roveri, Colli Berici Merlot Doc 2019

Nicola Dal Maso è convinto che il versante Sud Ovest della dorsale berica, a cavallo tra Lonigo e Alonte, sia un luogo d’elezione per il Merlot. E questo vino (appena 6 mila bottiglie) gli dà ragione. Dalla scelta sulla malolattica (si lascia di proposito un 30% residuo di acido malico) all’affinamento attento in barrique nuove e usate: tutto è pensato per un grande avvenire.

Foto di apertura: le parcelle di Carmenere che danno vita al vino più importante di Inama, Oratorio San Lorenzo Riserva

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© Riproduzione riservata - 05/09/2022

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