Dall'Italia Dall'Italia Anna Rainoldi

Cinque Stelle per cinque vendemmie

Cinque Stelle per cinque vendemmie

Fra i simboli della rinascita enologica della Valtellina, lo Sfursat 5 Stelle di Nino Negri è stato protagonista di un’appassionante verticale milanese, in occasione di Identità Golose. A confronto cinque vendemmie, commentate dallo storico enologo Casimiro Maule con la sommelier Elia Bolandrini (delegata Ais di Sondrio): 2009, 2006, 2004, 2001 e 1997.

IL FUTURO: 2009 – Si parte con un giovane fuoriclasse: il 5 Stelle 2009, frutto di un’annata eccezionale, è speziato, intenso e già imponente al palato. La sua è un’evoluzione in ascesa: «Secondo il mio gusto, lo Sforzato raggiunge il vertice quando ha 8-12 anni» spiega Casimiro Maule. «Io non sono amante dell’invecchiamento pronunciato. Quando ho iniziato a lavorare in Valtellina si bevevano etichette troppo aranciate. Invece nel vino, secondo me, è giusto sentire l’uva».

Da sinistra, i calici delle annate 2009, 2006, 2004, 2001 e 1997

LA FORZA DELLA SELEZIONE – Proseguiamo a ritroso. Ottimo lo Sfursat 2006, più ampio al naso, balsamico e strutturato in bocca. «Frutto di un’annata leggermente piovosa, dove abbiamo operato una grande selezione dopo l’appassimento. Il risultato è soddisfacente, anche se, confrontata con la grandiosa 2009, questa è una vendemmia “4 stelle”», commenta Maule. Altra annata difficile è stata la 2004, addirittura a rischio produzione: «Una pioggia costante da ottobre a gennaio ha messo a dura prova la delicata fase dell’appassimento, che abbiamo dovuto prolungare. Ma con una rigida selezione finale – abbiamo eliminato il 25% delle uve – si è salvata la qualità». L’esito è di tutto rispetto: leggermente più alcolico al naso, ma sempre elegante ed equilibrato nelle sue componenti di acidità e sapidità.

I DONI DEL TEMPO – Un altro magnifico 5 Stelle, nel pieno della sua evoluzione, è il 2001. Figlio di un’annata top, dal «clima terso, sereno, con piogge solo notturne, simile al mitico 1989», ricorda l’enologo. Finissimo al naso, molto elegante ed equilibrato al palato, dotato di grande persistenza. Non risente dell’età neppure l’ultima etichetta degustata, la 1997, vendemmia «fra le più “valtellinesi”: fredda, di montagna, con una maturazione leggermente ritardata delle uve». Questo Sfursat, decisamente fresco e sapido in bocca, esprime profumi molto intensi, ma terziari ancora poco evoluti: diciassettenne, è un vino ancora pronto.

 

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© Riproduzione riservata - 17/02/2014

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