Dall'Italia Dall'Italia Elena Erlicher

Censimento delle Vecchie Vigne: la Valle d’Aosta

Censimento delle Vecchie Vigne: la Valle d’Aosta

A partire dalla Valle d’Aosta, percorriamo l’Italia alla scoperta del patrimonio delle nostre Vecchie Vigne. Il Censimento è un progetto appena inaugurato che speriamo possa crescere grazie al contributo dei vitivinicoltori che vorranno segnalarci le loro vigne oltre i 30 anni d’età a redazione@civiltadelbere.com.

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In questa regione le vecchie vigne a piede franco si trovano in Alta valle. Come quelle di Prié blanc, autoctono resistente alla fillossera, con ceppi che arrivano a più di 100 anni – uno appartiene alla Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle. Questo accade sia per la composizione dei suoli, a prevalenza sabbiosa, e l’altitudine, sia per il sistema a propaggine utilizzato dai viticoltori valdostani per coprire le fallanze. In Bassa valle in genere la vite è innestata.

Maison Anselmet

Le Prisonnier

Giorgio Anselmet nel 2000 acquista 4.000 m di filari ad alberello di Petit rouge, Cornalin, Mayolet e Fumin sul Mont Torrette, a 750-800 m d’altezza, dietro al Priorato di Saint-Pierre. Ma lì le viti le aveva già piantate Piero Carota nel 1915-18, con la Prima guerra mondiale. La vigna insiste su sette terrazze imprigionate sopra e sotto dalle pareti rocciose: da qui il nome del vino. Escursioni termiche, vento e altitudine mantengono sani i grappoli che vengono lasciati in pianta per un leggero appassimento. Macerazione a freddo, fermentazione in acciaio e affinamento di 18 mesi in barrique ne fanno un rosso originale, in sole 2.000 bottiglie, che per aromi ricorda lo sforzato di Valtellina.

Feudo di San Maurizio

Saro Djablo, Valle d’Aosta Doc

Michel Vallet prende in affitto (per 5 bottiglie di vino l’anno) una vigna di 1 ettaro, allevata ad alberello, a Saint-Pierre a 850 m d’altezza, con densità di 8.000 ceppi/ha. Le varietà impiantate sono molte, ma è capire l’età delle viti che non è facile; c’erano già nel 1920, la data di nascita del proprietario mancato nel 2010, e gli eredi non si conoscono. Il Saro Djablo nasce in 5.000 bottiglie da uve Petit Rouge, Dolcetto, Pinot nero, in prevalenza, ma ci sono anche Barbera, Freisa, Nebbiolo, Gamay, Fumin, Premetta e Mayolet. A malolattica svolta, passa 9 mesi in tonneau e barrique usate.

Institut Agricole Régional

Sang des Salasses, Valle d’Aosta Pinot noir Doc

Da una parcella di mezzo ettaro, piantata dai canonici nel 1971 in località Montcenis a 780 m slm, l’Institut Agricole Régional ricava un Pinot noir profumato, oltre che di classica ciliegia, di spezie, resina e china. Il vigneto è a rittochino, con pendenze fino al 33 gradi, sesto d’impianto di 7×1,8 m, una densità di 8.000 ceppi/ha e potato a Guyot. Le uve sono raccolte nella seconda decade di settembre, diraspate e pigiate. Alla fermentazione in acciaio di 25-30 giorni, segue l’elevazione in tonneau per 12 mesi e altri 2 mesi in acciaio, terminando il suo viaggio in 1.490 bottiglie.

Tanteun e Marietta

Farouche, Valle d’Aosta Doc

Emiro Marcoz (cugino dei Charrère di Les Crêtes), con i figli Federico e Alessandra, conduce la Cantina nel centro di Aosta in una corte attigua a un vecchio mulino del ’600, parte della proprietà. Insieme prendono in affitto una vigna di 30 anni di 4.000 m di Petit rouge e Pinot nero che si arrampica sulle falesie della necropoli neolitica Vollein (Quart), in una conca dalla morfologia glaciale con massi erratici. Il Petit rouge (70%) – insieme a Cornalin, Vien de Nus e Gamay – dà vita a 4.000 bottiglie di Farouche, che fa solo acciaio e dove spiccano note di ribes, fragole, rosa canina, terra bagnata e sapidità, conferita dai suoli morenici.

Foto di apertura: l’Institut Agricole Régional possiede numerosi vecchi vigneti le cui uve confluiscono tutte nei loro vini © S. Venturini

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© Riproduzione riservata - 03/09/2021

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