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Censimento delle Vecchie Vigne: il Veneto

Censimento delle Vecchie Vigne: il Veneto

Se zone di antica tradizione come la Valpolicella e il Soave contano molti esempi di vini da vecchie vigne, in Veneto non sono da meno l’area di Valdobbiadene o la perla misconosciuta dell’Alta Lessinia. Per segnalare vecchie vigne di oltre i 30 anni d’età scrivere a redazione@civiltadelbere.com.

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Storica regione vitivinicola, il Veneto non manca di tanti spunti interessanti anche in materia di vecchie vigne. Forse più numerose nel Soave che nella Valpolicella, vi sono tante chicche meno conosciute nell’areale di Valdobbiadene e, soprattutto, nella misconosciuta Alta Lessinia, vero laboratorio ampelografico a cielo aperto.

Adami

Asciutto, Valdobbiadene Superiore Rive di Colbertaldo Docg

Il vigneto Giardino, con grande lungimiranza, fu acquistato dagli Adami nel 1920. L’impianto si trova a Colbertaldo di Vidor, al confine con Valdobbiadene. Da subito le uve di questa vigna sono state vinificate separatamente, sposando ante litteram il concetto di cru. Coltivato solo a Glera, si estende su 3,5 ettari circa, esposti a ovest e a sud. Conti alla mano, si tratta di una tenuta ormai ultracentenaria. Le piante morte vengono sostituite con nuove barbatelle senza mai fare un espianto del vigneto; però, per evitare di perdere la biodiversità dei vecchi cloni, si opera una costante selezione massale. Morfologicamente si presenta come un anfiteatro strutturato a giropoggio, con pendenze sino al 50%. Eccellenti le escursioni termiche. Tutto ciò conduce a una condizione pedoclimatica perfetta per la maturazione delle uve senza perdere in termini di acidità. Con la riforma del disciplinare, il vigneto Giardino può fregiarsi della menzione Rive di Colbertaldo. Da questo cru trae origine il Valdobbiadene Superiore Asciutto Rive di Colbertaldo.

Anselmi Marino e Dario 

Saccola

Quello di Marino e Dario Anselmi, secondo una testimonianza di Aldo Lorenzoni (direttore per 22 anni del Consorzio di Soave), può realmente definirsi un “archeo vigneto”, un unicum nel panorama vitivinicolo veronese, ricco di biodiversità. Giace a oltre 700 m slm, in località Sprea di Badia (Alta Lessinia); i suoi 0,5 ettari si estendono su di una superficie scoscesa sino a 35 gradi; la forma di allevamento è la pergola trentina, con un sesto di impianto di 3,5×1 m. I suoli sono calcarei. L’età è davvero notevole: ben oltre i 100 anni, con molte viti franche di piede. La varietà più diffusa in questo vigneto è la Saccola, poi rivelatasi sinonimo della Pavana. Un vitigno a bacca rossa vigoroso e di buona produttività, dall’acidità (anche malica) sempre elevata; il che lo rende enologicamente versatile: preziosa attitudine in un momento come questo di esasperati e repentini cambiamenti climatici. Il vino che ne deriva (qui non esistono Igt, né tanto meno Doc, che prevedono l’impiego della Pavana) è rosso intenso, dalla marcata spina acida, con tenore alcolico di media consistenza; per via della sua estrema freschezza e di una texture tannica piuttosto decisa, il nettare deve affinare alcuni anni prima di esprimersi al top.

Gini

Contrada Salvarenza Vecchie Vigne Soave Classico Doc

Una realtà famosa sia per le vecchie vigne sia per la longevità dei vini bianchi è la Cantina di Sandro e Claudio Gini, nel cuore della Doc Soave. I vigneti sono in gran parte coltivati a Garganega e vanno dai 50 ai 100 anni e più. Quello più anziano è sito in contrada Salvarenza, esposto a sud-est a 150 m slm, su terreni calcarei e tufacei in superficie. Posizionato a metà costa del monte Froscà, si trova in un sito dove le vigne sono protette dai venti dalla sommità del monte e non intaccate dall’umidità del fondo valle. La resa è 40 q/ha. Poiché i grappoli sono spargoli e la buccia è spessa, nelle annate estreme l’uva è sempre eccellente. La gestione della vigna, sentendo i Gini, non è molto complessa: le poche fallanze vengono rimpiazzate singolarmente, e un po’ di virosi aiuta a mantenere un buon equilibrio vegetativo. Fino a oggi non è stato spiantato alcun antico vigneto, perché la qualità delle uve che ne derivano è straordinaria. Da questo cru si ottiene il famoso Soave Classico Contrada Salvarenza Vecchie Vigne, a sottolineare proprio la principale caratteristica della tenuta da cui origina.

La Dama Vini

Amarone della Valpolicella Classico Docg Biologico

Tra le vigne più antiche di questa realtà di Negrar (Valpolicella) figura un cru ufficialmente del 1972, ma arricchito sicuramente da ceppi ancor più vetusti, sopravvissuti al reimpianto. La forma di allevamento di questo vigneto sito in località San Vito è la pergola veronese doppia, con sesto di impianto di 4,5×1,2 m. La sua superficie è di circa 1 ettaro, ma in realtà esiste un vigneto attiguo di età simile, che porta l’estensione complessiva a 2,5. Queste vigne sono la base per la selezione delle uve destinate alla produzione dell’Amarone Classico Biologico; ciò perché il loro corredo polifenolico di altissimo profilo, che nessun’altra vigna aziendale è in grado di offrire, ben si presta alla produzione del vino di punta della casa. La composizione dei suoli, a 200 m slm, è di natura argillosa, con scheletro calcareo bianco; a livello ampelografico si rileva la presenza di Corvina (70%), Corvinone (10%), Rondinella (15%), Molinara (5%). Per una resa di 90 q/ha.

Portinari

Oro, Recioto di Soave Docg e Ronchetto, Soave Classico
Superiore Docg

Umberto Portinari, storico vignaiolo di Monteforte d’Alpone, ideatore della “Doppia maturazione ragionata” (vendemmia in due fasi, dove nella seconda si taglia il tralcio per una raccolta tardiva), è titolare di un prezioso cru: il vigneto Ronchetto, vitato a Garganega. Esteso su 2 ettari su suoli vulcanici, è composto per la metà da viti di oltre 70 anni e per l’altra metà da piante di 60 anni. Le prime hanno una resa di 30 q/ha, le seconde di 45. Il sistema d’allevamento è la pergoletta veronese, con sesto d’impianto di 3,5×0,8 m. Buona parte delle bacche è destinata alla produzione del Recioto di Soave Ora, le restanti sono impiegate per il Soave Classico Ronchetto. Come dichiarato dallo stesso Portinari, il maggior vantaggio di continuare a coltivare viti vecchie è nel poter disporre di uve con accentuata variabilità, qualitativa e quantitativa. Infatti ogni vite vecchia ha la sua storia, figlia di infiniti condizionamenti. Il vignaiolo di Monteforte rimpiazza ogni anno le fallanze, lungi dal pensare a un completo reimpianto.

Foto di apertura: Vigneto Giardino è un cru acquistato dalla famiglia Adami nel 1920 e dà vita al Valdobbiadene Superiore Asciutto

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© Riproduzione riservata - 19/02/2022

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