Sulla A4 per scoprire i birrifici del Veneto

Sulla A4 per scoprire i birrifici del Veneto

Il Veneto è una delle regioni d’Italia più legate al vino, con i suoi quasi 10 milioni di ettolitri prodotti ogni anno. Vengono da qui alcuni dei vini più conosciuti in tutto il mondo, come il Prosecco, l’Amarone o il Soave, per citare i più noti. Eppure da qualche anno il fermento nel mondo della birra è tale da essersi ricavato diversi spazi nel panorama nazionale. Vi proponiamo un piccolo viaggio in cinque province di questa regione, alla scoperta di altrettanti birrifici che gli appassionati di tutta Italia hanno imparato a conoscere.

Una piccola deviazione

La via maestra è l’autostrada A4, che attraversa la regione da est a ovest puntando a Milano da una parte e Venezia dall’altra. Sarà necessaria però una piccola deviazione, verso la pedemontana trevisana, zona ricca di storia e battaglie, per scoprire la birra del Veneto. Partiamo da ovest, dalla periferia di Verona, città del vino e di Vinitaly, di Giulietta e Romeo, di antiche dominazioni nobili. Una su tutte: la famiglia della Scala. Proprio da qui, da queste radici, nasce il nome del più interessante birrificio di questa provincia, il Mastino.

Al Mastino spazio alla bevibilità

In realtà all’inizio si chiamava Birrificio Scaligero, per poi tramutarsi nell’insegna attuale in onore di Mastino della Scala, illustre membro della famiglia scaligera. Tutto ha inizio all’interno della pizzeria di famiglia, a Mezzane di Sotto, per continuare oggi nel moderno impianto di San Martino Buon Albergo. A gestire tutta la macchina i due fratelli Salaorni: Mauro e Oreste. Qui è di casa la parola bevibilità. Non che la complessità spaventi, ma l’obiettivo è sempre la facilità di beva e il divertimento del consumatore. L’impressione è che siano birre millimetriche, studiate e realizzate con grande precisione e sempre perfetta pulizia.

L’uso sapiente del luppolo

Ottimo l’uso dei luppoli, sempre giocato sull’equilibrio, vibranti gli attacchi in bocca, puliti e stimolanti i finali. A spiccare su tutta la gamma è la Hop.E, realizzata con un mix di luppoli americani e neozelandesi molto ben dosati. Se invece siete amanti dell’immediatezza, ma odiate la banalità, il consiglio è quello di provare la Cangrande, helles della casa, e la Monaco, che va a braccetto con la stagione invernale. La vicinanza con la Valpolicella e la tendenza, tutta italiana, delle cosiddette grape ale (birre cui viene aggiunto mosto di vino) hanno fatto nascere la Corvina. Una birra da meditazione, dall’alto dei suoi 12 gradi alcolici, speziata, calda e vinosa. Perfetta compagna di lunghe serate davanti al caminetto.

Al Birrone, dove il lievito è di casa

Il passo da Verona a Vicenza è breve. Qui siamo nella provincia del Palladio, delle ville, dell’oro e della concia. Una delle zone più ricche d’Italia. È qui, nella strada che collega Vicenza città a Schio, che ci imbattiamo nel secondo birrificio: il Birrone. Anima e cuore da sempre quel Simone Dal Cortivo che nel 2014 si è anche aggiudicato il premio di Birraio dell’Anno. Simone viene da una famiglia di panificatori, che con i lieviti ha da sempre una certa confidenza. Il passo da fornaio a birraio è stato quindi breve, con la scelta di puntare verso le birre a bassa fermentazione, in un periodo in cui tutto il mondo artigianale preferisce quelle ad alta.

Cibo liquido nel boccale

Sono tante le proposte che Simone fa uscire dall’impianto del Birrone, recentemente ampliato e rinnovato. Il consiglio è quello di assaggiare le sue produzioni più classiche, partendo da quella che è la birra più semplice di tutto il catalogo: la SS46, una keller di facile beva, dal naso dolce e grande bevibilità. Se invece siete amanti dell’amaro è meglio spostarsi sulla Brusca, una pils dal finale infinito, oppure sulla Gerica, tratto d’unione fra la bassa fermentazione e i luppoli americani tipici delle ipa. Da assaggiare la Cibus, weizen bock calda, godibile e nutriente, tanto da meritarsi l’appellativo di “cibo liquido”. La gamma del Birrone dà il meglio di sé servita alla spina, meglio ancora se nel locale adiacente allo stabilimento produttivo, dove è ogni giorno in funzione un impianto a 12 vie. Si può anche mangiare qualcosa, dai taglieri di affettati, alle bruschette o piadine, e pure qualche piatto tipico.

Le proposte sperimentali di Cr/Ak

Riprendendo l’A4 e dirigendosi verso est arriviamo in provincia di Padova. Qui uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni si chiama Cr/Ak. Un birrificio nato nel 2015 dall’esperienza maturata da Anthony Pravato e Marco Ruffa nella beer firm Olmo. La produzione è davvero vasta, tra collaborazioni e sperimentazioni, ma tutte le birre sono accomunate da un uso molto importante del luppolo. La linea base è composta da quattro referenze, tra cui spiccano la Guerrilla, ipa dal naso esotico e finale decisamente secco, e la Perfect Circle, dove l’amaro dei luppoli è controbilanciato dal dolce dello sciroppo d’agave. Molto interessante il progetto Hop Series, birre a tiratura limitata brassate di volta in volta con i migliori luppoli disponibili sul mercato in quel momento.

Gli altri birrifici del Veneto

Il viaggio prosegue con 32 Via dei Birrai e BAV Birrificio Artigianale Veneziano.

 

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 01/2017. Per continuare a leggere acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com.
Buona lettura!

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© Riproduzione riservata - 24/04/2017

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