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Basilisco: domiamo gli spigoli

15 Agosto 2013 Roger Sesto
L’azienda Basilisco, a Barile, (www.basiliscovini.it) nasce nei primi anni Novanta grazie alla passione della famiglia Cutolo. Nel 2011 la proprietà passa a Feudi di San Gregorio, che attua una serie di cambiamenti, tra cui il ripristino delle tradizionali grotte di tufo, oggi cantine di vinificazione; una maggiore attenzione alla cura dei vigneti; e la conversione al biologico. Ai 10 ettari vitati a Barile, si sono così aggiunti i 10 già di proprietà Feudi, che comprendono un bellissimo e antico vigneto allevato a capanno. NATURALMENTE LONGEVO - «L’Aglianico del Vulture», spiega Antonio Capaldo, presidente di Feudi, «è naturalmente vocato all’invecchiamento. La grande mineralità dei terreni vulcanici e le notevoli escursioni termiche date dai 600 metri di altitudine, creano un microclima che promuove l’acidità; quest’ultima, combinata alla ricchezza tannica del vitigno, costituisce il segreto della longevità delle nostre etichette. Già poco dopo la vinificazione i vini sono piacevoli e personali; con l’affinamento in barrique e in bottiglia gli spigoli vengono domati a beneficio di complessità e potenzialità evolutiva». È necessario dunque gestire uno storico, per poter apprezzare l’evoluzione. «L’incontro con una vecchia annata è sempre una scoperta. Ogni anno accantoniamo una partita di bottiglie di Basilisco, Aglianico del Vulture Doc, così d’avere un archivio conoscitivo. Non di rado organizziamo verticali con esperti e wine lovers; inoltre, a partire dal millesimo 2005, abbiamo conservato un quantitativo sufficiente di Basilisco, così da porre a listino più annate!». LE ANNATE MIGLIORI - Parliamo allora di vendemmie, domandando a Capaldo quali siano le più significative. «Il 2001 è la nostra annata del cuore: le temperature e le piogge, sotto la media, hanno condotto a sorprendenti risultati. Il debutto del Basilisco risale al 1992, poi tutto è andato in crescendo, sino ad arrivare a prodotti di grande livello a partire dal 1999-2000. Con la 2001 nasce però l’attuale stile: meno legno, più frutto. Anche la 2002 è stato sorprendentemente positiva; non così la 2003, che ha risentito della siccità, mentre la 2004 è stata notevole. 2005 e 2006, molto simili fra loro, sono in questo momento in una fase evolutiva perfetta. Con la 2007, oggi in commercio, si è compiuto un ulteriore passo verso il frutto, con meno permanenza in legno: dai 18 mesi degli anni Novanta, siamo oggi scesi a un anno di elevazione in piccoli fusti».

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