In Italia In Italia Jessica Bordoni

Autochtona 2014. I nostri assaggi e i vincitori

Autochtona 2014. I nostri assaggi e i vincitori

Ci sono i “cittadini del mondo”, vitigni capaci di adattarsi ad altitudini e latitudini anche molto diverse fra loro (bevi alla voce Merlot, Chardonnay, Syrah, giusto per citare i maggiori) e poi ci sono gli autoctoni, orgogliosamente fieri della tipicità che sanno esprimere, di quel legame profondissimo con la terra che si ritrova dentro a ogni calice.

Le Vernacce di Colli di Serrapetrona

Le Vernacce di Colli di Serrapetrona

100 PRODUTTORI PER 300 ETICHETTE – Mettiamo da parte gli internazionali e dedichiamoci alle varietà locali, cosiddette indigene. L’occasione per farlo è Autochtona 2014, il forum dei vini autoctoni organizzato dalla Fiera di Bolzano dal 20 al 21 ottobre, quest’anno alla sua undicesima edizione. Due giorni di fiera, circa un centinaio di produttori partecipanti, 14 regioni d’Italia rappresentate e 300 etichette da provare. Ecco qualche “assaggio” dei vini degustati da Civiltà del bere tra anteprime, novità e rarità.

FRIULI, VENETO E LOMBARDIA – Si comincia dal Friuli e da Emilio Bulfon, una piccola Casa vinicola della pedemontana pordenonese che ha fatto del recupero delle antiche cultivar locali la sua mission aziendale. I nomi delle etichette? Cjanoros, Sciaglin, Forgiarin, Piculit neri, Ucelut ovvero le varietà che Bulfon ha meticolosamente individuato, selezionato e reimpiantato nei decenni scorsi con la collaborazione dell’Istituto sperimentale per la viticultura di Conegliano. I vini, rigorosamente da monovitigni, si esprimono con grande intensità e molto frutto: un tuffo nelle campagne friulane d’un tempo. Stand dopo stand, raggiungiamo il Veneto per assaggiare i bianchi di Davide Vignato, che ad Autochtona porta in anteprima assoluta il primo Gambellara Classico Doc certificato biologico. Due le versioni: El Gian 2013, affinato 5 mesi in acciaio, e Col Moenia 2013, più complesso e strutturato. Anche per lui la scelta è quella di vinificare in purezza per preservare tutta la mineralità e quel finale amarognolo tipico della Garganega. Restiamo in Veneto per assaggiare l’Oseleta 2008 di Zymé, un’uva della Valpolicella che fino a pochi anni fa rischiava la scomparsa perché abbandonata in favore di tipologie più produttive. Oggi nel Veronese gli ettari a Oseleta sono circa una quarantina. È un vino di buon tannino, bella acidità, molto diretto e piacevole. Ci spostiamo in Lombardia dall’azienda Savoldi per conoscere da vicino una delle Docg più piccole d’Italia: il Moscato di Scanzo Passito. In fiera c’è anche Karosé 2012, Spumante rosato, sempre da Moscato di Scanzo. Una chicca prodotta in sole 600 bottiglie che dimostra la notevole versatilità del vitigno di Scanzorosciate.

Riserva 36, novità di Cantina della Volta

Riserva 36, novità di Cantina della Volta

EMILIA ROMAGNA, TOSCANA, MARCHE – Tappa in Emilia Romagna con la Cantina della Volta di Cristian Bellei, che a Bolzano ha presentato in anteprima la sua Riserva 36, Lambrusco di Modena Spumante Brut, 100% Sorbara, da Metodo Classico affinato per per 36 mesi. Profilo aromatico da grande bollicina, finezza e cremosità esemplari. La Toscana ci colpisce con il Tempranillo dell’azienda di Pietro Beconcini, da una vecchia vigna di oltre 90 anni tra le colline di San Miniato di Pisa. La varietà è stata ufficialmente riconosciuta nel 2004 ma solo nel 2009, dopo un faticoso iter burocratico, c’è stata l’assegnazione dell’Igt Toscana. A dar voce – e gusto – alla viticoltura delle Marche ci ha pensato la Tenuta Colli di Serrapetrona, che ha deciso di andare controcorrente producendo la Vernaccia nera in versione ferma (dunque rinunciando alla Docg) così com’era vinificata in passato. Tra le etichette in assaggio anche la Riserva Robbione Serrapetrona Doc: speziata, balsamica, molto morbida.

PUGLIA E SICILIA – Chiudiamo il nostro giro con i vini del sud. Polvanera di Gioia del Colle, nelle Murge, ci invita alla scoperta del Minutolo, un antico vitigno a lungo confuso con il Fiano, che dal 2015 sarà finalmente iscritto nel registro nazionale come varietà a sé stante. Il nome è legato alle piccole dimensioni dei suoi acini. L’etichetta mostra una interessante nota minerale, da provare. Dulcis in fundo, la Malvasia delle Lipari Doc dell’Isola di Vulcano della poliedrica Paola Lantieri. Seimila bottiglie per un passito prodotto seguendo quasi alla lettera ciò che scriveva Esiodo nel VIII secolo a. C. Quel che si dice un vino dal cuore antico.

La Malvasia delle Lipari di Paola Lantieri

La Malvasia delle Lipari di Paola Lantieri

AUTOCHTONA AWARDS E TASTING LAGREIN: I PREMIATI – Infine i riconoscimenti, assegnati nel corso del Forum dei vini autoctoni. Agli Autochtona Awards la giuria, presieduta da Christy Canterbury MW, ha premiato 6 dei 70 vini in gara. Qualcuno lo abbiamo già incontrato nel nostro itinerario: Riserva 36 di Cantina della Volta, che guadagna il titolo di Migliori Bollicine, e il Piculit Neri 2013 di Emilio Bulfon, che merita il Premio Speciale Terroir. Ed ecco gli altri vincitori: Falanghina del Sannio “Maior” 2013 della Cantina campana Fosso degli Angeli è proclamato Miglior vino bianco; “Pinko Nero” Montepulciano 2013 di Angeli di Varano (Marche) è il Miglior vino rosato; Fara “Vigna di Sopra” di Vigneti Valle Roncati dell’azienda agricola Bianchi Cecilia (Piemonte) si conferma Miglior vino rosso; Breganze Doc Torcolato 2010 della Cantina Beato Bartolomeo Breganze (Veneto) vince come Miglior vino dolce. Infine, la rassegna Tasting Lagrein ha premiato il Gran Lareyn 2012 di Tenuta Loacker e il Lagrein Gries Kristan Riserva 2011 di Egger-Ramer, rispettivamente Miglior Lagrein e Miglior Lagrein Riserva.

 

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© Riproduzione riservata - 23/10/2014

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